Omelia (02-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci mostra il resoconto della "giornata-tipo" di Gesù: guarire, pregare, annunciare. Gesù uscito dalla sinagoga entra nella casa di Simone; la suocera di Simone è a letto con la febbre e i discepoli lo pregano per lei. Che bello, il Signore viene a lei e subito gli parlano di lei, subito gli parlano del suo dolore! Ecco una fraternità che sta intorno a chi che soffre; una fraternità che costruisce ponti tra Gesù e quello che soffrono. Quanto è importante parlare a Gesù delle persone che ci sono accanto. Quanto è importante la preghiera di intercessione! Dunque, Gesù si avvicina e la fa alzare prendendola per la mano. È un incontro tra due mani: la mano di questa donna che è parte di un corpo malato e la mano di Gesù, mano destra del Padre, che tocca e guarisce. Lei non guarisce perché è forte ma perché Dio la prende per mano. È scritto che la febbre la lasciò ed essa li serviva. Poteva essere scritto solo che guarì, ma non avrebbe reso il senso di tutto. Una mano malata è il segno di una mano che non sa servire. Noi siamo spesso febbricitanti, è una malattia che sa di egoismo, di chiusura, di indifferenza. Il passaggio dalla malattia alla vita sana non è essere sani ma saper servire. Guarisce non chi non ha problemi ma chi sa servire. Sano è chi pensa alla propria vita come servizio. Ecco, noi possiamo vivere la vita come mercenari o come missionari. Altro è vedere il lavoro da mercenari e altro come missionari. Altro è vedere i problemi dell'altro come scocciatura, altro come un'occasione per andare oltre noi stessi. Altro è vedere il corpo come uno strumento di appagamento, altro come strumento di servizio. Altro è vedere la nostra storia come una serie di cose che ci devono appagare, altro come via per aprirci all'altro. Non dimentichiamo che noi siamo fatti per fare qualcosa di importante, per compiere opere belle!

«Il senso di tutti i miracoli di Gesù, oltre che a manifestare se stesso, è quello di riconsegnare l'uomo a se stesso. Il miracolo di oggi dà senso a tutti gli altri... Di per sé questo miracolo è "semplice", quasi banale. Gesù si limita a guarire una donna dalla febbre. Quando noi pensiamo al miracolo, pensiamo solo a qualcosa di prodigioso. Ma il miracolo è un SEGNO. Il segno in sé non è importante; importante è quello che significa, ciò a cui rimanda. Ci invita ad andare oltre. Qui il punto è ciò che segue la guarigione: cioè la suocera guarita dal male e dalla febbre SERVIVA. Il vero miracolo è quello di essere capaci di servire. Mentre l'egoismo si serve dell'altro e lo schiavizza, Cristo viene a renderci simili a Dio che è amore, che significa servire»
(p. Silvano Fausti).