Omelia (27-08-2026)
Missionari della Via


Nel Vangelo di oggi Gesù invita i discepoli a "vegliare", perché non sanno in quale giorno Egli verrà. La vigilanza evangelica non è vivere nella paura o nell'ansia. In questo caso, Gesù la traduce subito in un'immagine molto concreta: quella del servo fedele che si prende cura degli altri. Il padrone affida a questo servo un compito preciso: distribuire il cibo "a tempo debito". È interessante: la vera vigilanza non consiste nel calcolare il momento della venuta del Signore - solo a Lui noto -, ma nel vivere responsabilmente il presente. Per Gesù, vegliare significa restare fedeli nelle piccole responsabilità quotidiane, anche quando nessuno vede e nessuno applaude. Il servo fedele non vive pensando soltanto a se stesso, ma si prende cura della casa affidata. Al contrario, il servo malvagio pensa: "Il mio padrone tarda a venire", e comincia a comportarsi come se non dovesse rendere conto a nessuno. Quando si perde il senso della presenza di Dio, facilmente cresce l'egoismo: si vive per sé, si usano gli altri invece di servirli.

La vigilanza cristiana non è dunque evasione dal mondo, ma responsabilità dentro il mondo. Una madre che si prende cura dei figli con amore, un padre che vive onestamente il suo lavoro, chi sa ascoltare una persona sola, chi resta fedele nei piccoli doveri quotidiani: tutto questo è vigilanza evangelica. Vegliare significa allora vivere ogni giorno come un'occasione per fare il bene. Significa non addormentare il cuore nell'indifferenza, nell'abitudine o nell'egoismo. E forse il messaggio più bello del Vangelo è proprio questo: attendere il Signore non vuol dire stare fermi ad aspettare, ma vivere in modo tale che, quando verrà, ci trovi ancora capaci di prenderci cura gli uni degli altri.

«In questo tempo che segue la risurrezione di Gesù, in cui si alternano in continuazione momenti sereni e altri angosciosi, i cristiani non si adagiano mai. Il Vangelo raccomanda di essere come dei servi che non vanno mai a dormire, finché il loro padrone non è rientrato. Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore. Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene. Noi siamo già stati salvati dalla redenzione di Gesù, però ora attendiamo la piena manifestazione della sua signoria: quando finalmente Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28). Nulla è più certo, nella fede dei cristiani, di questo "appuntamento", questo appuntamento con il Signore, quando Lui verrà. E quando questo giorno arriverà, noi cristiani vogliamo essere come quei servi che hanno passato la notte con i fianchi cinti e le lampade accese: bisogna essere pronti per la salvezza che arriva, pronti all'incontro. Avete pensato, voi, come sarà quell'incontro con Gesù, quando Lui verrà? Ma, sarà un abbraccio, una gioia enorme, una grande gioia! Dobbiamo vivere in attesa di questo incontro!» (Papa Francesco).