| Omelia (26-08-2026) |
| Missionari della Via |
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Nel Vangelo di oggi, Gesù usa un'immagine molto forte per parlare ad alcuni scribi e ai farisei: «Siete simili a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti». È un'immagine dura, ma nasce dall'amore di chi vuole scuotere e riportarci alla verità (queste parole, infatti, sono per noi che accogliamo il Vangelo). Ai tempi di Gesù i sepolcri venivano imbiancati per essere ben visibili ed evitare impurità rituali. Da fuori apparivano puliti e ordinati, ma dentro custodivano la morte. Gesù usa questa immagine per denunciare il rischio di una religiosità tutta esteriore: curare l'apparenza spirituale senza lasciare che il cuore cambi davvero. È un testo che ci mette profondamente in discussione, perché tutti possiamo rischiare di vivere una doppia vita: mostrare una facciata buona, corretta, credente, mentre dentro custodiamo durezza, orgoglio, rancore o falsità. A volte ci preoccupiamo molto di come appariamo agli altri e molto poco di ciò che siamo davanti a Dio. Gesù non condanna l'attenzione esterna, ma denuncia la distanza tra esteriorità e interiorità. La fede autentica non è una maschera da indossare; è un cammino di verità. Poi Gesù aggiunge un altro elemento: gli scribi costruiscono monumenti ai profeti del passato, ma hanno lo stesso cuore di quelli che li hanno perseguitati. È un'accusa molto attuale. È facile onorare i santi, ammirare il Vangelo, parlare del bene... più difficile è lasciarsi convertire davvero da quella parola o lasciarci scomodare da una testimonianza "scomoda". Sì, anche noi possiamo applaudire il Vangelo senza permettergli di cambiare concretamente la nostra vita. Possiamo commuoverci davanti alle parole di Gesù e poi continuare a vivere secondo logiche opposte: egoismo, giudizio, chiusura, ricerca di sé. Perciò Gesù parla con franchezza, non per schiacciarci ma per liberarci. Gesù non smaschera l'ipocrisia per umiliare, ma per aprire una strada di autenticità. La santità non consiste nell'apparire impeccabili, ma nel lasciare che il Signore entri anche nelle zone più fragili e nascoste del nostro cuore. Perché solo quando smettiamo di vivere di apparenze possiamo finalmente diventare liberi e veri davanti a Dio e agli altri. «Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e nella persecuzione, nella vergogna e nella fame, nell'infermità e nella tentazione e in altre simili cose, e per questo hanno ricevuto dal Signore la vita eterna. 3 Perciò è grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il solo raccontarle» (San Francesco d'Assisi). |