Omelia (25-08-2026)
Missionari della Via


Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù continua il suo confronto con alcuni scribi e farisei (nell'atteggiamento dei quali siamo chiamati a specchiarci) e pronuncia parole molto forti: «Pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma all'interno sono pieni di avidità e intemperanza». È un'immagine semplice ma incisiva. Gesù denuncia una fede tutta concentrata sull'apparenza esteriore, mentre il cuore resta lontano da Dio. I farisei erano molto attenti ai dettagli della Legge: pagavano perfino la decima delle erbe aromatiche, ma Gesù dice che trascuravano «le cose più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà». Il problema non è la precisione religiosa in sé; il problema nasce quando si curano le pratiche esteriori senza lasciarsi trasformare interiormente; quando le pratiche diventano fini a loro stesse o al sentirsi a posto e non sono finalizzate alla carità.

Questa è l'ipocrisia: una frattura tra ciò che si mostra e ciò che si vive davvero. Perciò ci si ferma alle pratiche più "evidenti", visibili, superficiali ma si evitano quelle più nascoste e decisive.

La parola "ipocrita" indicava originariamente l'attore teatrale, colui che recita una parte. Anche spiritualmente possiamo rischiare di "recitare": apparire buoni, corretti, credenti, mentre dentro custodiamo durezza, orgoglio, egoismo o falsità.

Gesù non vuole umiliarci, ma aiutarci a guarire questa divisione interiore. Per questo dice: "Pulisci prima l'interno del bicchiere". Il Vangelo parte sempre dal cuore. Per Dio non basta una facciata ordinata; desidera una vita unificata, vera, trasparente.

E questo riguarda tutti noi. Quante volte cerchiamo di sistemare l'immagine esterna senza affrontare ciò che abbiamo dentro. Possiamo essere impeccabili fuori e molto inquieti dentro. Possiamo fare gesti religiosi senza lasciarci convertire davvero.

L'unificazione del cuore è uno dei cammini più importanti della vita spirituale: lasciare che ciò che viviamo esteriormente nasca realmente da un cuore toccato dall'amore di Dio, senza maschere né infingimenti. Gesù ci ricorda che la fede autentica non consiste nel sembrare giusti, ma nel permettere al Signore di trasformarci dall'interno. Perché quando il cuore cambia davvero, anche la vita esterna lentamente diventa più luminosa, più semplice, più vera.

«È sorprendente quanto il peccato d'ipocrisia - il più denunciato da Gesù nei vangeli-, entri poco nei nostri ordinari esami di coscienza. Non avendo trovato in nessuno di essi la domanda: "Sono stato ipocrita?", io ho dovuto mettercela per conto mio, e raramente ho potuto passare indenne alla domanda successiva. Il più grande atto di ipocrisia sarebbe nascondere la propria ipocrisia. Nasconderla a se stessi e agli altri, perché a Dio non è possibile. L'ipocrisia è in gran parte vinta, nel momento che è riconosciuta» (card. Raniero Cantalamessa).