Omelia (23-08-2026)
don Alberto Brignoli
Il Catechismo del Dio Vivente

Proprio in questi giorni abbiamo celebrato la memoria di San Pio X, e nel breve pensiero che ho rivolto ai fedeli della messa feriale del mattino ricordavo loro una delle opere che porta il nome del santo papa e che anche io, negli anni della mia infanzia, ho fatto ancora in tempo a utilizzare prima che andasse "in pensione", ovvero il Catechismo detto appunto "di Pio X". Per chi se lo ricorda, era un compendio della Dottrina Cattolica basato sullo schema didattico "domanda-risposta", molto utile, a quei tempi, per memorizzare i concetti fondamentali della nostra fede. Se non vado errato, si trattava di circa 150 domande, divise per sezioni, partendo ovviamente da Dio Padre e dalla Santissima Trinità.
Senza voler essere irriverente nei confronti della santa figura di Papa Sarto, né tantomeno di quella di nostro Signore, leggendo il brano di Vangelo della Liturgia di oggi mi viene da pensare che Gesù, a Cesarea di Filippo, avesse avuto come l'intenzione di "saggiare" le nozioni catechistiche dei suoi discepoli con una domanda - anzi, due - che ci starebbe a pennello nella IV Sezione del suddetto Catechismo, quella appunto dedicata a "Nostro Signore Gesù Cristo". E la domanda è semplicissima: "Chi sono io?". Una domanda, dicevo, suddivisa in due: "Chi sono io per la gente?" e "Chi sono io per voi?".
Stando alla mentalità individualistica moderna, per noi oggi sarebbe più semplice rispondere alla seconda domanda: "Chi è Gesù per me?". Che cosa, infatti, pensino gli altri di Gesù Cristo, sinceramente riteniamo che non siano fatti nostri: ognuno pensa quello che vuole. E se proprio dobbiamo dare una risposta a questo riguardo, ci viene abbastanza semplice immettere il nome "Gesù" in un qualsivoglia motore di ricerca del web e ne uscirebbe un variegato panorama di affermazioni, capace di soddisfare anche l'esigente curiosità del Maestro. A quei tempi, però, tutto questo non esisteva: e ciò che faceva fede era "il sentito dire", ovvero ciò che i discepoli riferivano a Gesù, anche in maniera abbastanza dettagliata: la gente lo riteneva uno dei profeti defunti ritornato in vita, ad esempio Giovanni Battista, oppure Elia, o Geremia. Fin qui, nulla di strano.
Quando però la domanda "da Catechismo" fatta da Gesù viene messa sul personale - e anche in maniera abbastanza decisa, come denota quel "ma" che la introduce - allora le cose si fanno un po' più complesse: "Ma voi, chi dite che io sia?". Dall'opinione pubblica, dalla ricerca su internet, dall' "inchiesta su Gesù" che tanto ha interessato scrittori e pensatori anche laici di ogni epoca, Gesù passa al rapporto interpersonale "voi-io", "io e te", che costringe il discepolo a prendere posizione in prima persona: "Chi sono io, Gesù di Nazareth, per te?".
Conosciamo bene la bella risposta di Pietro: una meravigliosa professione di fede che comporterà per lui un premio, ovvero la proclamazione del suo primato rispetto agli altri discepoli. La bellezza di questa sua risposta non si deve al fatto che Pietro ha finalmente capito la grandezza della figura di Gesù (domenica prossima, infatti, Pietro si opporrà a Gesù nel momento in cui il Maestro spiegherà a tutti cosa significhi essere "il Cristo", e da primo Papa della storia verrà retrocesso al ruolo di "avversario", di "satana"). La risposta di Pietro è bella perché egli proclama Gesù come Messia Figlio del Dio vivente, come Messia vero perché vivente; il suo non è un Messia simile a un vecchio profeta risuscitato dai morti, ma un Messia vivente, dinamico, aperto, pieno di novità, l'unico che possa veramente fare nuove tutte le cose.
La domanda rivolta a Pietro e agli altri discepoli oggi è rivolta a ognuno di noi, è rivolta a te, e sei tu a dover rispondere: "Chi è Gesù per te?". Puoi rispondere in maniera precisa, come hai imparato, forse, dal Catechismo di Pio X: "Il Figlio di Dio", "La seconda Persona della Santissima Trinità", "Il Salvatore del mondo". Tutte risposte giuste. Ma Gesù non vuole risposte giuste: vuole risposte tue. Con lui non funziona il concetto di "giusto o sbagliato", perché anche satana è capace di rispondere giusto. Con Gesù funziona la relazione che tu hai con lui. Quello che dici di lui può anche capitare che sia "sbagliato", teologicamente scorretto, sintatticamente impreciso: ma è la tua risposta, è il tuo sentire, è il tuo "sì" o "no" a Gesù Cristo.
Per capire bene la domanda di Gesù (e di conseguenza per rispondere bene, dal più profondo di noi stessi), bisogna accettare di stare con Gesù e di andare con lui non direttamente a Gerusalemme, centro della fede e del potere, bensì a Cesarea di Filippo, al confine nord della Palestina, all'estrema periferia del Regno d'Israele; occorre andare in quelle periferie nascoste, dove Gesù non è acclamato dalla folla, dove il tuo essere o non essere cristiano non è sotto i riflettori, dove ciò che rispondi è veramente ciò che hai nel cuore, perché là, nelle periferie, con te hai solamente Dio, non hai altri punti di riferimento. È lì che ti viene rivelato che Gesù è Figlio di un Dio vivente, e questo è ciò che conta nella professione della nostra fede, perché nella nostra vicenda di cristiani ci può capitare di tutto, anche di diventare avversari di Dio: ma finché crediamo nel Dio Vivente, ovvero finché in noi c'è vita, c'è speranza di salvezza.
Il Dio di Gesù Cristo è vita, perché Gesù è un verbo, non è un sostantivo; Gesù è un'azione, non un'affermazione; Gesù è divenire, non è staticità. Egli chiede a Pietro di essere una roccia, ma di esserlo come lui è stato: una pietra d'inciampo scartata dai costruttori e divenuta testata d'angolo. Ci abbiamo già provato a mettere una pietra sulla vita di Gesù, ma era quella davanti all'ingresso del sepolcro: il mattino del nuovo giorno, il primo dopo il sabato, l'abbiamo trovata rotolata via... E questa pietra ribaltata è stata la risposta più bella di Gesù alla domanda di oggi: "Chi sono io per te?".