Omelia (23-08-2026)
don Andrea Varliero
Tu sei una domanda

Straordinario il luogo dove si narra di quel dialogo: alle pendici del monte Ermon, vicino ai cedri del Libano, una risorgiva crea uno specchio d'acqua che riflette il bosco e le pendici. Tante divinità pagane, tante statue romane vi fanno da corona attorno, rispecchiandosi sull'acqua. Tra i tanti volti di marmo, un volto umano si rispecchia sui volti. Il volto di Gesù. Dopo quasi tre anni di cammino insieme. Dopo case, villaggi, tensioni e amicizie. Dopo carezze ai malati, dopo abbracci ai lebbrosi, dopo parole che hanno fatto rialzare, dopo tanto seguire senza forse capire, Lui si ferma. Si volta. Guarda in volto chi gli sta accanto, chi gli vuole bene.
Chiede della gente, chiede come siano i sondaggi, le opinioni, il sentire comune: «Chi sono io secondo la gente?». Ci vuole coraggio. Ad ascoltare gli altri, a lasciarsi leggere per quello che non si è. Ci vuole coraggio a caricarsi di tutte le proiezioni, di tutto ciò che l'altro porta dentro, di tutte le tensioni che sono scaricate in quel volto. Dicono di te che tu sia Giovanni Battista, il profeta severo di giustizia, o Elia, il profeta di vento o di fuoco, o qualcuno capace di accendere le coscienze, come i profeti. Ci vuole coraggio a non assecondare quel sentire comune, quel sondaggio, quell'onda di popolarità, ma a rimanerne liberi e coerenti con sé stessi.
«Ma voi, chi dite che io sia?»: questa è la domanda che cambia tutto, che coinvolge, chiede una scelta, chiede un'amicizia, chiede una relazione. Chi sono io per te? È la domanda degli innamorati, degli amici, dei figli e dei genitori, è la domanda che abbatte una profonda distanza e mendica umanità. Chi sono io per te? Posso dire di te che sei la mia vita stessa, quel segno di contraddizione, quella dolce rovina, il motivo per cui alzarmi ogni mattina e il ringraziamento per cui addormentarmi la sera. Il volto che mi restituisce la giusta forma a tutti i volti che incontro, senza deformarli. La parola più bella ancora da scrivere. La bellezza che commuove. L'umanità, quella capace di piangere e ridere insieme. La coscienza e il valore. La passione e il desiderio, mai pienamente realizzati. La resurrezione che avviene ogni volta che muoio un po' di più. Il gusto del pane, il silenzio di un amico. Chi sono io per te? Rispondere ne va della vita stessa, del senso ai nostri giorni.
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», risponde Pietro. Tu sei il Messia, colui che ha profumato la vita di olio di pienezza. Colui che rende tutti noi liberi, più forti di ogni potente. Ci hai donato una dignità talmente indelebile che neanche noi possiamo più cancellare. Tu sei colui che ha reso tutti noi capaci di celebrare la vita, di farne un canto e di darne valore. Tu sei colui che permette a noi un alfabeto così bello e profondo, che mai nessuno ha pronunciato prima di te. Tu ci hai resi re, sacerdoti, profeti. Senza di Te tutto è morto e vuoto, Tu sei Figlio della vita e del Vivente.
Felice te, Simone! E io di te dico che hai un nome nuovo, Pietro. Che hai le chiavi di casa, quelle chiavi che legano e che sciolgono. Quanti legami abbiamo intessuto in Gesù Cristo: tutti i nostri sì, tutti i nostri eccomi. Tutti i nostri amori, tutte le nostre vite. Quanti nodi abbiamo sciolto in Gesù Cristo: tutte le volte che abbiamo scelto il perdono, che abbiamo lasciato andare via, liberi. Questo sciogliere e legare è già un qualcosa che mescola la vita con la morte, che mescola la terra con il Cielo, che fa entrare l'Eterno in questi brevi giorni. Non un secondo tempo, ma un volto umano e divino insieme; non un prima e un dopo, ma un attimo eterno che entra nel presente.
Volto a volto stanno Gesù Cristo e Simon Pietro. Il volto dell'uno legge quello dell'altro. Volto a volto, entrambi riescono a dire quel nome segreto nascosto dentro di loro. Voglio tenere dentro di me quella domanda, anzi: fare di Dio non la risposta a tutto, il punto esclamativo, ma un punto interrogativo che rimetta in moto, che costantemente chiede di ritrovarsi, una domanda forte alla vita. «Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera. Non cercare ora le risposte che possono esserti date poiché non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora. Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta» (Rainer Maria Rilke, da Lettera ad un giovane poeta).
Ma voi, chi dite che io sia?