Omelia (23-08-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Un potere di servizio e di orientamento

Isaia (Prima Lettura) descrive nel 700 a. C. l'evento della destituzione di un amministratore del casato di Giuda, che viene sostituito con il più fedele, compito e dedicato Eliachim. Il passaggio avviene con la consegna della tunica, della cintura e soprattutto della "chiave" che viene collocata sulla spalla del neo eletto. Tutti elementi simbolo del passaggio del potere amministrativo, specialmente la chiave: chi la riceve "apre e nessuno può chiudere; chiude e nessuno può aprire." Agisce cioè in nome di colui che comanda, che detiene il dominio. Come quando un padrone di casa consegna le chiavi al custode o al maggiordomo, a cui l'incarico di gestire l'appartamento. Pur restando egli il padrone assoluto, con la consegna delle chiavi delega tutti i poteri a un amministratore affidabile che svolgerà una funzione vicaria.
L'episodio è un evento reale e storico. Eliachim agirà infatti nel nome del re, ma come in tanti altri passassi biblici il potere deriva direttamente da Dio.. E' il Signore infatti, l'unico padrone effettivo del Regno, ad affidare tale ministero al nuovo Eliachim, che avrà un incarico di rappresentanza divina poiché nel nome di Dio dovrà gestire il casato, il popolo, e disporsi al servizio per realizzare il bene comune. Eliachim avrà le chiavi, ossia il potere decisionale, ma dovrà esercitare un ministero di abnegazione e di servizio verso Dio e verso il popolo del quale si mostrerà guida sollecita usando paternità e premura nel servizio disinteressato.
Lo stesso potere verrà conferito al Messia Gesù Cristo che in quanto Figlio è anche Padrone assoluto del cosmo e supremo Pastore (Ap 3, 7). Cristo è l'Agnello - quindi il massimo servitore - a cui appartiene la salvezza e il dominio e che pur essendo l'alfa e omega, il principio e la fine, esercita il suo potere nell'umiltà e nel servizio disinteressato, fino alla morte di croce, rievocando il Servo Sofferente (Is 52 - 53).
Matteo riprende adesso questo tesso argomento: il conferimento delle chiavi da parte di Gesù a Pietro. Questi è intanto stato raggiunto probabilmente da una rivelazione, per cui individua in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente, a differenza della gente e di chiunque altro. Non per una sua induzione causale, deduzione, intuizione o per apprendimento da altro procedimento umano, ma semplicemente perché Dio lo ha raggiunto nel cuore, rendendolo destinatario di un intervento speciale e privilegiato. Una manifestazione divina alla quale Pietro ha reagito con un atto di fede e di apertura, per la quale Gesù cambia il suo nome da Simone a Pietro. Il cambio di denominazione in ragione di una missione era già avvenuto in Abram che diventava Abramo e in Giacobbe che diviene Israele (Gen 17, 15; 32, 28), ma in questo caso assume un connotato peculiare, il passaggio da "Simone figlio di Giona" a Pietro, cioè roccia. Quindi dalla fragilità tipicamente umana alla solidità e alla radicalità. Il potere delle chiavi che Gesù gli conferisce indica la medesima funzione vicaria data ad Eliachim: Pietro sarà vicario, guida visibile di tutto il gregge di Dio, come del resto Gesù gli raccomanderà ancora dopo essere risorto: "Pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle"(Gv 21, 17). Il potere di legare e sciogliere, conferito anche agli apostoli, delinea la libertà decisionale che Cristo dona loro in vista del loro ministero di rappresentanza.
C'è di più. Cristo, senza smentirsi in tutto questo ha detto poi "Io sono con voi fino alla fine del mondo"(Mt 28, 20), il che vuol dire che questa funzione vicaria, questo potere di rappresentanza nel suo nome, non può non protrarsi nel tempo e fino alla consumazione dei secoli Pietro deve avere dei successori nella guida dell'intero collegio degli apostoli e di tutto il gregge di Cristo. Nel papa, pastore visibile supremo, non possiamo non vedere quindi il successore di colui al quale è stato dato il potere delle chiavi. Attorno alla figura del pontefice, chiamato a svolgere un ruolo di amore e di servizio nel bene dell'intera comunità cristiana,, la Chiesa si riconosce come realtà di comunione che professa un'unica verità di fede di cui il pontefice stesso è il garante immediato. Nel ministero vicario del papa si consolida la comunione che tutti quanti noi realizziamo con il Cristo stesso e fra noi, sue membra in forza del battesimo; siamo incoraggiati a corrispondere al progetto di Cristo che realizza in noi "una sola fede, un solo battesimo" (Ef 4,4), poiché è per mezzo dello stesso successore di Pietro che Cristo realizza tale progetto. Per mezzo dello stesso successore di Pietro, Cristo ci mantiene uniti nella professione della stessa fede e nella conformità a unica dottrina, scaturita dalla rivelazione divina e custodita fedelmente dalla Chiesa. Il papa si fa'così garante dell'unica verità proveniente da Cristo, della quale si fa custode e dispensatore, perché nessuno si disperda o si smarrisca. Guardare quindi al papa a aderire ai suoi insegnamenti vuol dire dunque radicarsi e consolidarsi nell'unica verità rivelata da Cristo.
Al di la' comunque di tutte le definizioni dogmatiche e dottrinali, sempre la stessa fede nel Cristo Salvatore via, verità e vita ci sospinge a riscontrare nel papa, inteso davvero come successore di Pietro e Vicario di Cristo, un incoraggiamento umano e visibile e concreto da parte dello stesso Signore alla vita spirituale di ciascuno, alla personale edificazione e all'individuale formazione nello spirito, affinché questa sia espressa e donata nella famiglia della Chiesa, attraverso la comunione e la condivisione. Il termine stesso "papa" (derivato da pappas) allude all'esercizio di una paternità comune, universalmente diffusa che si esercita nel nome di Dio e dello stesso Cristo e in rappresentanza di questi. Nel ministero del pontefice si risconta anche un concreto orientamento all'unica dottrina e all'unica verità perché la Chiesa stessa sia unica oltre che Una e affinché si scongiuri ogni forma di dispersione e confusione in fatto di certezze e di verità. Nell'orientamento comune offerto da un solo pastore visibile, non si può non vedere altresì l'unica direttiva missionaria di Cristo che ci guida tutti e ciascuno nella testimonianza e nella comunicazione della salvezza. In assenza di un riferimento unico dottrinale e di comunione visibile, non può che verificarsi disunione, frammentarietà, dispersione, che la storia ha rivelato più volte essere lesive alla serenità spirituale del singolo e delle varie comunità. Aderire al ministero del pontefice vuol dire essere tutti concordi nell'unica verità di comunione e di missione che è la Chiesa.