Omelia (18-08-2026)
Missionari della Via


Dopo l'incontro con il giovane ricco, Gesù pronuncia parole molto forti: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Non è una condanna della ricchezza in sé, ma un avvertimento molto serio: il rischio che i beni occupino il cuore al punto da renderlo incapace di amare e di fidarsi. Nel Vangelo, il problema non è possedere qualcosa, ma essere posseduti da ciò che si ha. Le ricchezze danno l'illusione dell'autosufficienza: "Mi basto da solo, non ho bisogno di nessuno". E invece il Regno di Dio si può accogliere solo con mani libere e con un cuore povero, cioè capace di affidarsi. Per questo i discepoli restano sconvolti e domandano: «Allora chi può essere salvato?». Gesù risponde con una frase decisiva: "Agli uomini questo è impossibile, ma a Dio tutto è possibile". Entrare nella logica del Vangelo non è il risultato dei nostri sforzi eroici; è anzitutto opera della grazia. È Dio che lentamente libera il cuore dalle sue catene.

Poi Pietro prende la parola: «Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». È una domanda molto umana. Quando si lascia qualcosa per il Signore, prima o poi nasce il timore di aver perso troppo. E Gesù risponde parlando di un "cento volte tanto". Non promette una vita senza prove, ma una vita più grande. Chi segue davvero Cristo scopre relazioni più vere, una libertà più profonda, una gioia che le cose non possono comprare. Quante persone hanno tutto, eppure restano vuote. E quante altre, magari con poco, hanno un cuore pieno di pace e di amore. Il Vangelo ci ricorda che la felicità non nasce da ciò che accumuliamo, ma da ciò che accogliamo e che siamo capaci di donare.

Alla fine Gesù dice: «Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi primi». Nel Regno di Dio valgono criteri diversi da quelli del mondo. Non conta chi possiede di più, chi appare di più o chi domina di più. Conta chi ama di più.