Omelia (17-08-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo del giovane ricco è uno dei brani più intensi e anche più provocatori del Vangelo di Matteo. Questo "tale" si avvicina a Gesù con una domanda bellissima: «Che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Non cerca semplicemente una regola in più; cerca una vita piena, vera, compiuta. In fondo è la domanda che abita il cuore di ogni uomo: come posso dare senso profondo alla mia esistenza? Gesù anzitutto lo conduce ai comandamenti. Ma il giovane risponde: "Tutte queste cose le ho osservate". È una persona seria, religiosa, corretta. Eppure sente che manca ancora qualcosa. Ed è qui che il Vangelo diventa decisivo. Matteo annota che Gesù gli rivolge una chiamata personale: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri... poi vieni e seguimi». Il centro non è semplicemente vendere dei beni. Il centro è quel "vieni e seguimi". Gesù non propone una rinuncia fine a sé stessa, ma uno spostamento del cuore: passare dalla sicurezza delle cose alla fiducia in una Persona. Quel giovane aveva molti beni, ma in realtà erano i beni a possedere lui. Le sue sicurezze gli impedivano di affidarsi davvero. E infatti il Vangelo dice che «se ne andò triste». È impressionante: incontra Gesù, eppure se ne va triste. Perché? Perché ogni volta che ci aggrappiamo a qualcosa per paura di perdere il controllo, perdiamo anche la libertà del cuore. E questo riguarda tutti noi. Non solo il denaro. Ognuno ha le proprie ricchezze: il bisogno di controllare tutto, l'immagine di sé, le proprie abitudini, le false sicurezze, persino certe ferite a cui ci affezioniamo. Tante volte vorremmo seguire Gesù, ma senza lasciare davvero ciò che ci trattiene; e così cerchiamo "vie intermedie", come incarichi, attività da portare avanti, persino studi teologici... cose buone, per carità, ma che a volte rischiano di non essere la vera priorità. Il Vangelo non condanna i beni; ci chiede però di domandarci dove sia il nostro tesoro. Perché il cuore segue sempre ciò a cui si affeziona. Gesù oggi non ci chiede anzitutto di perdere qualcosa, ma di fidarci di Lui. Ci chiede il coraggio di credere che la vita non si salva trattenendo, ma donando; non chiudendosi nelle proprie sicurezze, ma affidandosi. E forse la vera domanda del Vangelo è questa: cosa mi impedisce oggi di seguire Gesù con più libertà?

«Nello sguardo di Gesù che fissa - come dice il Vangelo - con amore il giovane, cogliamo tutto il desiderio di Dio di stare con noi, di esserci vicino; c'è un desiderio di Dio del nostro sì, del nostro amore. Sì, cari giovani, Gesù vuole essere vostro amico, vostro fratello nella vita, il maestro che vi indica la via da percorrere per giungere alla felicità. Egli vi ama per quello che siete, nella vostra fragilità e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere trasformati. Vivete questo incontro con l'amore di Cristo in un forte rapporto personale con Lui; vivetelo nella Chiesa, anzitutto nei Sacramenti. Vivetelo nell'Eucaristia, in cui si rende presente il suo Sacrificio: Egli realmente dona il suo Corpo e il suo Sangue per noi, per redimere i peccati dell'umanità, perché diventiamo una cosa sola con Lui, perché impariamo anche noi la logica del donarsi. Vivetelo nella Confessione, dove, offrendoci il suo perdono, Gesù ci accoglie con tutti i nostri limiti per darci un cuore nuovo, capace di amare come Lui. Imparate ad avere familiarità con la parola di Dio, a meditarla, specialmente nella lectio divina, la lettura spirituale della Bibbia. Infine, sappiate incontrare l'amore di Cristo nella testimonianza di carità della Chiesa... Tutto nella comunità ecclesiale deve essere finalizzato a far toccare con mano agli uomini l'infinita carità di Dio» (papa Benedetto XVI).