| Omelia (16-08-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Vita esemplare Non è casuale il rifiuto iniziale di Gesù di intervenire a favore di questa donna di nazionalità cananea. Assieme a Corazin e a Betzaida, Tiro e Sidone erano state citate infatti come città modello di peccato e ostinata refrattarietà alla Parola divina. La salvezza era stata loro comunicata come a tutto il popolo d'Israele, ma esse l'avevano rifiutata, meritando una severa condanna (Mt 11, 21 - 22). Una donna cananea, sia per in fatto stesso di essere donna, sia perché appartenente a quella cultura ostile e refrattaria che comportava anche un certo contagio di mentalità e di formazione religiosa, lasciava intendere per implicito che dovesse non meritate la salvezza e quindi gli atti di Gesù che ne davano una gloriosa caparra. I miracoli, come più volte si è detto, non sono fenomeni esibizionistici o ostentazioni da saltimbanco, ma avvengono per fede radicata e convinta. Inaspettatamente però cambia l'atteggiamento del Signore nei confronti di questa donna. Dapprima è convinto di dover "dare il pane ai cagnolini", cioè di diffondere la salvezza in coloro che anche presso Paolo verranno definii i "cani", i pagani ostinati miscredenti, che essendosi preclusi all'annuncio e al Messia, non meritano speciali interventi divini. Ma quando la cananea gli risponde con quell'affermazione inaspettata: "Anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni" L'amore e la grazia di Dio non conoscono limiti, valicano ogni aspettativa e raggiungono tutti coloro che sono ben disposti. Se fra coloro che comunemente si definiscono pagani, stranieri, refrattari, distaccati, si trova anche un solo cuore ben disposto e aperto alla suddetta misericordia, anch'esso merita la salvezza. C'è posto per tutti nella salvezza divina, anche per coloro che sono i cagnolini che mangiano sotto il tavolo, cioè anche per gli esclusi, che tali non sono affatto se mostrano un singolare cenno di fede. Come appunto questa donna, che merita la guarigione della figlia appunto perché dimostra una fede illuminata in un Dio Amore che può tutto e che non conosce limitazioni nell'accordare il suo amore. Siamo sicuri che ad essere capaci dell'amore di Dio siano soltanto i devoti cristiani, sollecitati dalla loro spiritualità a volta blanda e melense, contrastante con la loro coerenza nella prassi? Siamo certi noi di vivere la fede e la speranza in modo esemplare e coerente? Potrebbe verificarsi, e di fatto non di rado si verifica a nostra vergogna, che gli altri, i "lontani", i "non credenti" che non pregano mai a differenza di noi, siano di fatto molto più eloquenti di noi nell'esemplarità di vita. Inutile negare che "fuori" dai nostri ambiti perbenisti e raffinati vi siano coloro che - come dice Giacomo - ci diano lezione di fede e di carità a partire dalle loro opere, seppur senza pregare. La donna Cananea, accanto al centurione romano che crede anche in una sola parola di Gesù /(Mt 8, 5 - 13) e al parabolico buon samaritano, sono esempi purtroppo calzanti che ci invitano a un accurato esame di coscienza su come noi siamo ben lontani dall'essere di esempio agli altri, eppure la nostra fede e la nostra giustizia dovrebbe essere superiore a quella di scribi, farisei, pagani e pubblicani (Mt 5, 20). Dovremmo essere noi i veri latori della trasparenza dell'amore e della misericordia di Dio in Gesù Cristo,, è invece c'è chi ci da' lezioni pur restando avulso e lontano. Determinate persone ed eventi dovrebbero farci domandare quindi su come potremmo essere di vita davvero esemplare; quali modifiche apportare nella nostra vita per essere di vero esempio agli altri, noi che abbiamo riposto fiducia nel Risorto. Isaia ( prima Lettura) ribadisce però con forza che la salvezza è universale e che Dio non manca di ricompensare chiunque pratichi la giustizia e la rettitudine, a qualsiasi popolo appartenga. Ogni Nazione e ogni popolo o etnia potrà avvalersi del tempio di Gerusalemme per incontrare il Signore e vivere intimamente con lui e l'inclusività degli stranieri esclusi è garantita. Unica condizione è l'ascolto e la prassi attenta e dedicata della Parola del Signore, che va interpretata quale è veramente, Parola del Dio che salva e che ama e che esclude dalla salvezza solamente chi ostinatamente, per sua scelta deliberata, si autoesclude dall'amore e dalla misericordia. "Non glielo impedite", diceva Gesù in una certa occasione a Giovanni che aveva riferito che i discepoli avevano vietato a uno che non era del loro gruppo di cacciare un demonio nel nome dello stesso Cristo (Mc 9, 39) perché nessuno può mai contrastare il Signore mentre agisce nel suo stesso nome e anche chi non è ufficialmente cristiano può esserlo nella prassi, basta che mostri fede e radicalità nell'amore e nella giustizia. |