Omelia (15-08-2026)
don Alberto Brignoli
Lungo le nostre strade

La Solennità dell'Assunta con sé porta sempre sensazioni particolari, per tanti motivi: perché è una festa di mezz'estate spesso celebrata lontano dai nostri abituali luoghi di culto, perché si colloca a metà tra il religioso e il civile, perché segna il limite fra un periodo di vacanza che per alcuni termina e che per altri appena inizia; soprattutto, ci sono le molte feste patronali dei nostri paesi a cui, spesso, è associata una processione con la statua della Madonna assunta in Cielo.
Camminiamo per le strade dei nostri paesi con Maria, ma non portiamo in giro una statua o un'opera d'arte. Portiamo un'icona nel senso profondo del termine, ovvero un'immagine, una cosa visibile che rappresenta qualcosa di invisibile ma al contempo di reale, di concreto, di presente. Qualcosa, appunto, che si può "immaginare", che si può "fare immagine", in un mondo come il nostro in cui "essere un'immagine", o "avere un'immagine" sembra contare di più dell'essere realtà. E allora, non dovrebbe essere troppo complicato, per noi, "immaginarci" Maria che cammina qui con noi, al di là del fatto che ci prepariamo a vivere una processione in suo onore.
Immaginiamoci Maria al nostro fianco, sulle nostre strade della vita di ogni giorno. Quelle strade percorse per andare al lavoro: un lavoro che ci vogliono far credere sicuro e sempre meno precario (e magari lo è davvero), ma il cui valore dipende dalle altalene delle borse internazionali, mentre la "nostra" borsa, quella della spesa, torna a casa sempre più vuota e sempre più cara;
quelle strade percorse per andare a scuola, per alcuni terminata da poco e per altri alla vigilia di un nuovo inizio, nella speranza che l'entusiasmo del primo giorno di scuola non duri solo l'istante nel quale incrociamo nuovamente lo sguardo di un compagno o di un'amica dopo settimane di lontananza;
quelle strade che spesso sono oggetto di attenzione e di manutenzione da parte di chi ci governa, nella convinzione che una strada asfaltata qualche mese prima di un importante appuntamento elettorale serva più a far correre una carriera che a far scorrere meglio il traffico;
quelle strade sempre troppo intasate, in ogni periodo dell'anno e in ogni luogo del nostro Bel Paese, spesso talmente intasate e trafficate che non riusciamo più a distinguere se ci troviamo in un'amena località di montagna o nelle vie centrali delle nostre città;
quelle strade in cui una volta si sentivano le voci dei bambini che si chiamavano da un marciapiede all'altro per andare a giocare a pallone nel primo pezzo di terra libero dall'asfalto, e che ora sono state sostituite da latrati di cani che abbaiano, divenuti ormai più numerosi (e purtroppo spesso anche più amati) dei bambini stessi;
quelle strade su cui la morte è diventata fin troppo consueta, vuoi per l'imprudenza, vuoi per colpa di sostanze da assumere con regolarità - altrimenti non sei nessuno - vuoi per la necessità di far sapere a tutti in tempo reale, anche mentre guidi, quello che stai facendo, per colpa di un mezzo che una volta usavamo solo per telefonare. E neppure i marciapiedi sono ormai più sicuri, perché, se non vengono invasi da auto fuori controllo, si macchiano di sangue senza alcun motivo, solo perché ormai avere un coltello in tasca è come portare un accessorio di moda...
Queste sono le nostre strade, nate per unire la terra da un punto a un altro (così, ad esempio, le concepirono gli antichi Romani) e ora divenute luogo di discordia e divisione. Eppure, Dio, camminando con Maria sulle nostre strade, ci propone l'assurdo tentativo di benedirle, di "santificarle", di renderle sante incamminandoci verso la santità. E lo fa attraverso questa nostra vita, così frenetica, così poco abituata a fermarsi: una vita sempre più scorrevole (proprio come tante nostre strade), vissuta di corsa, senza possibilità di fermate, eppure molto spesso priva di punti di riferimento, di indicazioni, di strade da seguire per giungere a una meta sicura.
In questa nostra vita tutta scorrevole e priva di riferimenti, Maria Assunta in cielo è l'indicazione, il cammino verso la meta. Maria è lì a indicarci la meta, la patria del cielo a cui siamo chiamati, ma lo fa ricordandoci che questo cielo sempre e comunque, all'orizzonte, coincide con la terra; ci ricorda dove dobbiamo andare, ma senza farci perdere di vista la terra che calpestiamo, le strade che percorriamo, con le loro regole, il loro codice, le precedenze da dare a chi, sulla strada, ci si trova già ancor prima di noi, e deve poter camminare come noi e con noi senza difficoltà e senza intralci.
La meta che siamo chiamati a raggiungere - e dove Maria ci precede - non può rappresentare una sterile nostalgia da sospirare in continuazione, ma deve dare un significato alla strada che stiamo percorrendo. Il pensiero dell'aldilà deve dare senso all'aldiqua, non per consolarci pensando a ciò che ci attende, ma per stimolarci a vivere bene il momento presente, che passa, che scorre, che va via veloce, spesso fin troppo veloce.
Maria oggi ci chiama a sollevare gli occhi da terra, a guardare in alto, e guai se non fosse così: ma lo fa per aiutarci a vivere meglio, qui in basso, la vita di ogni giorno; a percorrere le nostre strade con più fiducia, con più coraggio, con più entusiasmo.