| Omelia (15-08-2026) |
| don Andrea Varliero |
|
Gente che sa farsi briciola Dapprima fu quello stuolo di scienziati, un po' astronomi e un po' maghi, un po' re e un po' zingari, ad oltrepassare la frontiera. Stranieri con borse nascoste di oro, incenso, mirra; una stella da seguire e un bambino da abbracciare. I magi. Poi toccò alla Santa Famiglia sentire sulla propria pelle cosa significasse oltrepassare la frontiera, essere trattati da immigrati in terra straniera, in Egitto. L'Erode di sempre voleva uccidere il bambino, i sogni e la speranza di un futuro migliore. Sarà uno straniero, un centurione romano, carico di soldati eppure impotente davanti al dolore di un figlio o di un servo, a oltrepassare la frontiera dell'orgoglio, a inginocchiarsi e confidargli: «Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Gesù rimarrà di sasso davanti a questa speranza straniera da gridare: «Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». Sotto la Croce, vedendo un uomo che muore, un centurione oltrepasserà la frontiera della fede: sarà lui, lo straniero nemico e opprimente, il primo a riconoscere che davvero era Figlio di Dio. Per come è morto. Una straniera, una fóresta, oggi ardisce avvicinarsi ad un muro, ad un filo spinato, ad una frontiera ostile. È una cananea, è di una fede sporca e bastarda. È una cananea, antipatica e arrogante, nemica. È una cananea, è di una parlata barbara che non comprendiamo. È una cananea, nata dalla parte sbagliata del confine. Per tre volte. Per tre volte prega un muro duro come il destino. Una figlia che sta soffrendo terribilmente, la chiave a quel dolore è impossibile da trovare. «Kyrie Eleison»: Signore mostrati madre nel guarire questa mia figlia. Io e te conosciamo la misericordia nel nostro ventre; non è una parola, ma una vita partorita. Silenzio. Severo silenzio invece di misericordia. E la voce grida sempre di più. Insiste, come solo il dolore di una madre riesce a fare. «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute di questo confine, Israele», si sente sentenziare da quel muro. Sono identità, non sono misericordia. Sono confine, non sono universo. Sono limite, non sono abbraccio. Io mi sarei fermato, mi sarei arreso, avrei voltato le spalle e me ne sarei andato indignato, avrei compreso che non serve proprio a niente: lei no. Lei va contro il muro, la sua fede di madre cerca una breccia: «Signore, aiutami». «Io sono un pane per i figli, non per i cani». «No, Signore, tu sei pane anche per noi cani, anche per noi che mendichiamo sotto la tavola un po' di briciole». Tu sei il Dio oltre i confini, che non conosce la parola straniera, che è pane per il mondo intero, anche per noi, nati dalla parte opposta e sbagliata del mondo. Ricordati che sei pane per tutti, ricordati che solo sbriciolandoti potrai essere vita. Il muro si sbriciola, la frontiera si abbatte. Quella donna è una scuola di preghiera, è lei a narrarci che cosa significhi veramente pregare. Sulla sua carne scrive che è quasi impossibile la preghiera: ci sentiamo maltrattati, non ascoltati, soli, abbandonati. Sembra che stiamo parlando con noi stessi, sembra che Lui sia sempre un muro duro di silenzio ostinato, che non gli importi niente della nostra vita. La preghiera è rimanere. Ostinatamente rimanere. La nostra testa ci dice di alzarci e di andarcene, lei invece rimane. Ostinatamente lì. Donna, la tua fede è davvero grande, forse io non la conosco ancora. Gesù impara. Ascolta tutte le lingue del mondo, si lascia incontrare dall'umanità. Impara persino da una donna straniera, impara che cosa significhi essere buon pane per la vita del mondo. È un passo di Vangelo che mi mette in crisi, un Vangelo che getta sale alle tensioni e alla ferita di questo nostro tempo. Io sto vivendo l'età dei muri, posso dire che ho visto in questa mia vita solo un muro abbattuto, quello di Berlino il 9 novembre del 1989; ma altri cento innalzati, a Ceuta, a Melillo, in Messico, a Betlemme. Sto vivendo un tempo in cui sarebbe meglio evitare di incontrare questa straniera cananea, abbiamo già troppi problemi dentro casa nostra. Un tempo in cui sarebbe meglio tacere del Dio che chiama tutti fratelli, che continua a ripetere: «Ero straniero, e mi avete accolto», nella parabola che ancora sussurra: «l'avete fatto a me». Ma forse, abbiamo bisogno di lei, di donne e uomini come lei, abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che sa farsi briciola |