| Omelia (12-08-2026) |
| Missionari della Via |
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Il brano del Vangelo di oggi si colloca nel cuore del cosiddetto "discorso ecclesiale", un testo dedicato alle esigenze fondamentali per la vita comunitaria dei discepoli. Al centro di questo passaggio non vi è una norma giuridica fredda, ma la "difficile arte" della correzione fraterna, che ha come unico e supremo fine: "guadagnare il fratello". La correzione fraterna non va considerata come un'ingerenza molesta, ma come un precetto di carità e un atto di giustizia spirituale. Non correggere chi sbaglia, lasciando che il fratello o la sorella viva senza rendersi conto del proprio peccato, non è segno di vero amore ma di negligenza o, peggio, di una malsana complicità. Ciascuno di noi è custode dell'altro e ha la responsabilità di distogliere l'errante dalle "vie di morte" per riportarlo alla vita. Tuttavia, la correzione fraterna non è così "semplice" al punto che alcuni la considerano come "la punta più alta della capacità di stare insieme" perché richiede un equilibrio divino tra verità e carità. Infatti la Carità senza Verità diventa sentimentalismo o menzogna che fa male all'altro; la Verità senza Carità rischia di diventare un'aggressione, un giudizio che umilia e indurisce il cuore di chi lo riceve. Per questo motivo, Gesù indica una metodologia graduale improntata alla discrezione e alla misericordia, che si può comprendere e si riesce a vivere se si cammina insieme come comunità: - Il "tu a tu" segreto: Il primo passo deve avvenire nel privato, per rispettare la dignità e la libertà del fratello, evitando di trasformare l'errore in pettegolezzo pubblico. Il punto di partenza è cercare di capire le motivazioni di quell'agire in un dialogo sereno e franco. - La presenza di testimoni: Se il tentativo fallisce, si cerca la mediazione di pochi altri, non per accusare, ma per aiutare il colpevole a rendersi conto della gravità dell'atto attraverso una parola autorevole. - Il coinvolgimento della comunità: Se la chiusura persiste, il peccato diventa un evento ecclesiale, poiché il male di un membro contamina tutto il corpo. A volte, questo coinvolgimento implicherà il rivolgersi a chi ha responsabilità sulla persona che sta perseverando nel male, al fine di aiutarla a riflettere. - Se non ascolta, consideralo come un pagano o un pubblicano: Questa non è una condanna definitiva o un atto di odio. Significa cambiare "stile di relazione": nel Vangelo, pagani e pubblicani sono proprio coloro che Gesù è venuto a cercare con più cura, coloro per i quali si dà la vita per toccarne il cuore. Infine, il brano lega strettamente la correzione alla preghiera concorde. La presenza di Gesù è assicurata lì dove c'è "sinfonia" (accordo) tra i credenti. La correzione fraterna, se vissuta con umiltà e preghiera, sia rivolta sia accolta, non divide ma ristabilisce quella fraternità che permette a Dio di essere presente in mezzo ai suoi. «L'amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente... Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all'offesa subita, ma è mossa dall'amore per il fratello» (Benedetto XVI). |