| Omelia (16-08-2026) |
| padre Ezio Lorenzo Bono |
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IL TALLONE D'ACHILLE DI DIO I. In queste settimane il film "The Odyssey" di Christopher Nolan ha riportato sul grande schermo il mondo affascinante dei poemi di Omero: Ulisse, Troia, gli eroi, gli dèi, il lungo viaggio verso casa. Tra i grandi eroi della mitologia greca, uno dei più famosi è certamente Achille. Secondo una tradizione successiva del mito, sua madre Teti, quando era ancora bambino, lo immerse nelle acque del fiume Stige per renderlo invulnerabile. Lo tenne però per un tallone, e proprio quel piccolo punto del suo corpo rimase vulnerabile. Durante la guerra di Troia, Paride lo colpì proprio lì e Achille morì. Da allora sono passati quasi tremila anni, ma continuiamo ancora a usare quell'espressione: "il tallone d'Achille". Tutti sappiamo cosa significa. È il punto debole di una persona apparentemente fortissima. Puoi essere potente, intelligente, ricco, famoso, apparentemente invulnerabile: ma c'è sempre qualche punto attraverso il quale puoi essere raggiunto. E allora mi è venuta una domanda forse un po' provocatoria: anche Dio ha un "tallone d'Achille"? Esiste un punto nel quale persino il cuore di Dio si lascia raggiungere? II. La donna cananea del Vangelo di questa domenica sembra averlo scoperto. È una donna straniera, pagana, appartenente a un popolo che gli Israeliti guardavano con disprezzo. Ma soprattutto è una madre disperata. Sua figlia sta male e lei viene a sapere che Gesù si trova da quelle parti. Gli corre incontro e grida: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata". Ma Gesù tace. "Egli non le rivolse neppure una parola". Lei però continua. I discepoli ne sono infastiditi e chiedono a Gesù di mandarla via. E quando finalmente Gesù parla, le sue parole sembrano chiudere definitivamente ogni possibilità: "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele". Ma quella donna non si arrende. Gli si prostra davanti: "Signore, aiutami!". E arriva una risposta ancora più dura: "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". A questo punto chiunque se ne sarebbe andato. Probabilmente anche noi. Ma lei no. E spiazza Gesù usando le sue stesse parole: "È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". E "Gesù si lascia raggiungere: "Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri". Quella donna aveva scoperto il "tallone d'Achille" di Dio. Aveva scoperto che il punto nel quale il cuore di Dio si lascia sempre raggiungere è l'amore. E forse proprio una madre può capire meglio di altri quelle parole che Dio aveva pronunciato attraverso il profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai". La Cananea sembra dire a Gesù: se io, che sono una madre, non posso abbandonare mia figlia, come potresti farlo tu, che sei Dio? Forse anche noi oggi siamo arrivati davanti a Gesù portando nel cuore il nome di qualcuno. Un figlio che ci preoccupa. Una persona malata. Un matrimonio in difficoltà. Qualcuno che si è allontanato da Dio. Una persona che amiamo e che sta attraversando un momento terribile. Oppure una situazione della nostra vita per la quale preghiamo da tanto tempo senza vedere nulla cambiare. E qualche volta abbiamo esattamente la stessa impressione della donna cananea: Dio tace. Preghiamo e non succede nulla. Bussiamo e la porta sembra rimanere chiusa. Chiediamo e non arriva nessuna risposta. La donna cananea oggi ci insegna a non interpretare il silenzio di Dio come mancanza d'amore. Continua a bussare, a credere, ad amare, a pregare. Forse è per questo che la preghiera di una madre possiede una forza così particolare. Pensiamo a Monica, che pregò e pianse per anni per suo figlio Agostino, senza vedere apparentemente alcun risultato, fino al giorno in cui quel figlio divenne uno dei più grandi santi della storia della Chiesa. E pensiamo soprattutto a un'altra madre: Maria. A Cana non compie lei il miracolo. Non prende il posto di Gesù. Vede semplicemente una necessità e la porta a suo Figlio: "Non hanno vino". Poi si rivolge ai servi e pronuncia le sue ultime parole riportate nel Vangelo: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela". È questa l'intercessione di Maria. Non ci trattiene presso di sé: ci conduce a Cristo. Non sostituisce l'unico Mediatore: ci insegna ad affidarci a lui, come ci ricorda il recente documento ecclesiale "Mater Populi fidelis". III. In conclusione. Achille era il più forte dei guerrieri, apparentemente invulnerabile. Eppure aveva un punto attraverso il quale poteva essere raggiunto. Anche il cuore di Dio ha, metaforicamente, il suo "tallone d'Achille". È l'amore. La donna cananea lo aveva capito. Santa Monica lo aveva capito. Maria lo ha vissuto più di ogni altra creatura. E oggi il Vangelo ci invita semplicemente a fare la stessa cosa: portare davanti a Dio le persone che amiamo, senza stancarci, anche quando lui sembra tacere. Perché una preghiera che nasce dall'amore non è mai inutile. E se vogliamo raggiungere il cuore di Dio, sappiamo dove "colpirlo": nel suo punto debole. Nell'amore. ____________ Per i testi delle mie riflessioni e per accedere direttamente, tramite le icone, a tutti i miei canali social, visita la mia webpage: eziobono.com |