| Omelia (09-08-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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Fidati di Dio, non sfidarlo! La Liturgia della Parola di oggi risponde a una domanda tanto semplice quanto estremamente complessa: che idea ti sei fatto di Dio? Ancor meglio: hai mai incontrato Dio? È una domanda a cui, dicevo, è semplice rispondere "Non ho mai incontrato Dio", mentre è più complesso riconoscere che ognuno di noi ha fatto e fa la propria esperienza di Dio. C'è chi incontra Dio "nel vento impetuoso e gagliardo", quando la vita ti sbatte da una parte all'altra senza che tu riesca a imprimerle una tua propria direzione, proprio come una foglia sbattuta dal vento, che non può fare altro che lasciarsi andare a ciò che capita. C'è chi ha incontrato Dio "nel terremoto", quando tutto ciò che ti sei costruito crolla sotto i colpi della vita, e non rimane in piedi nulla se non macerie e polvere, e tu ti rendi conto che proprio di polvere sei fatto. C'è pure chi incontra Dio "nel fuoco", quando si fa di Dio un'esperienza forte, passionale, coinvolgente, che prende fino in fondo, quasi al punto di consumarsi totalmente d'amore per Dio e per gli altri. Sono tutte esperienze forti, molto diverse tra di loro: talmente diverse da confermarci l'assoluta impossibilità di ricondurre Dio a uno schema, a una "modalità", a uno stereotipo nel quale poter dire: "Lì ho incontrato Dio". Dio è "Altro" da noi; anzi, Dio è l' "Assolutamente Altro" da noi. E proprio nel momento in cui ci aspettiamo di incontrarlo in una determinata maniera, lui si presenta a noi in altre forme. L'esperienza del profeta Elia sull'Oreb, in questo senso, è emblematica. In fuga dalla regina Gezabele che cercava di ammazzarlo, torva rifugio presso il monte di Dio, quasi a cercare una risposta, un rifugio di fronte alle angosce della vita. Eppure, non incontra Dio in alcuna delle forme "classiche" descritte nella Scrittura e che noi stessi abbiamo ascoltato: da grande uomo di fede, pieno di Spirito Santo, si mette in atteggiamento di silenzio, di fronte a Dio, ed ecco che Dio, il totalmente Altro, gli si manifesta "nel sussurro di una brezza leggera", ciò che di più ordinario, di semplice e di soave possa esserci nella quotidianità dell'esistenza. Perché Dio parla al cuore dell'uomo anche così: nel silenzio, nell'intimità, nella soave dolcezza del cuore. Ma proprio mentre Elia ci racconta un modo di incontrare Dio pacifico, tranquillo, più sereno, il Vangelo ci mette di fronte al Dio di Gesù Cristo che si manifesta ai discepoli, e a Pietro in particolare, in un'altra forma, ulteriore, diversa, e certamente non meno sconvolgente. I discepoli, dopo aver sperimentato un Dio talmente potente da riuscire a sfamare cinquemila uomini con cinque pani e due pesci, ora lo vedono ritirarsi sul monte, a pregare, da solo, intento a ritrovare se stesso dopo le fatiche del contatto con la folla, convinti che quello fosse il suo posto. Non si sarebbero di certo aspettati che di lì a poco egli si sarebbe manifestato loro nell'aspetto terrificante di un fantasma, per di più in un contesto drammatico come quello di una tempesta sul mare. Ed è quello che spesso accade anche a noi. Sistemiamo Dio nel suo angolino, ben riparato, pronto per essere da noi ricuperato al bisogno, nella speranza che non venga a disturbarci più di tanto. Ma se non lo fa Dio, ci pensa la vita a disturbarci, con le sue tempeste. Spesso fatichiamo ad andare avanti, sballottati da venti di tempesta che ci minacciano in continuazione. Cerchiamo di raggiungere la riva, quell' "altra riva" dove Dio ci ha assicurato che ci aspetta: ma sull'altra riva non riusciamo a giungere, e - come se non bastasse - Dio tace, anzi addirittura ci spaventa, perché ci si manifesta come mai l'abbiamo visto, non come un amico, bensì come uno spettro. In realtà, c'è anche chi non si perde d'animo: gli basta una parola di conforto del Maestro ("Coraggio, sono io, non abbiate paura!") per andare incontro a lui, anche in mezzo al turbine della tempesta. Purtroppo, non sceglie certo il modo migliore, e osa mettere alla prova Dio, tentandolo, come tempo prima l'avversario aveva fatto nel deserto: "Se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". Eh, no: con Dio non si fa così! Dio non è mai da mettere alla prova, perché nel momento in cui lo fai, lui ti fa sperimentare la fragilità della tua umanità, ti fa provare il terrore di affondare, e ti costringe a gridare verso di lui. Per fortuna, non ti lascia affogare: ti prende per mano e ti riporta con sè sulla barca. Ma non te lo manda a dire: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". Perché hai pensato di sfidarmi, invece di fidarti? Perché hai voluto mettermi alla prova, invece di invocarmi nella prova? Perché hai preferito cercarmi nel vento, nel terremoto, nel fuoco e nella tempesta, invece che nel silenzio soave della brezza? La nostra "traversata" per incontrare Dio e stare un po' con lui è lunga, ed è fatta di tempeste e di mari agitati da attraversare. Ma in tutto questo, non possiamo avere la pretesa di sfidare Dio e di incontrarlo dove e come vogliamo noi. Abbiamo a disposizione un Dio che ha compassione di noi, che può saziare la nostra fame in ogni istante con cinque pani e due pesci, che ci prende per mano e ci risolleva quando affondiamo nel mare magnum delle nostre incoerenze: non possiamo avere paura! È solo questione di fiducia e di abbandono in lui, sempre, nonostante tutto. |