| Omelia (09-08-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Con Gesù nessun fantasma, solo il vero Dio Dio non si manifesta a noi in modo uniforme e indifferenziato, ma ne facciamo esperienza sotto molteplici aspetti e nelle varie forme, perché tante sono le modalità del suo proporsi a noi. E in base alle nostre modalità di reazione noi ne percepiamo la presenza. Personalmente ritengo che si conosce Dio nel corso stesso della propria vita, perché per esperienza diretta ho compreso che davvero "l'uomo propone e Dio dispone" e che le nostre personali decisioni, la nostra ostinazione a voler realizzare un progetto a tutti i costi, non sempre coincide con la sua volontà e per ciò stesso con la nostra realizzazione. Man mano che trascorrono gli eventi e che si matura nel corso della vita, Dio ci fa individuare la vera speranza della nostra chiamata e come davvero nulla avviene per caso. Ho accennato alla mia personale esperienza, ma il linea generale è sempre vero che di Dio si fa esperienza nella vita quotidiana; che ciascuno vive la sua presenza insita nella propria storia e che l'incontro con Dio cambia radicalmente la nostra vita. Occorre cioè imparare a vederlo attorno a noi e nel nostro vissuto ancor prima che nei libri e nelle digressioni su di lui e la prima esperienza che si possa fare di Dio è quella che si realizza e prende forma nella storia singolare di ciascuno. Possibile incontrare Dio nella prova, nel dolore, nell'abbandono? Sempre la vita personale mi ha insegnato che non è affatto vero che una grave circostanza di lutto, di ingiustizia o di dolore sia la causa che allontana da Dio. Quello avviene soltanto in alcuni casi circoscritti. Al contrario invece ci sono state persone e famiglie che hanno intrapreso il loro itinerario di fede proprio in conseguenza della morte improvvisa di un caro o nel dramma dei figli dementi o tossicodipendenti. Esperienze di dolore, di miseria e di feroce avversità sono state occasioni di incontro con il Signore e di permanenza nella vita con lui. Certamente, non è escluso che di lui si possa esperire per via straordinaria (miracoli e apparizioni), tuttavia l'incontro nella vita quotidiana è l'esperienza più eloquente che si può fare del Signore. Situazioni che si sono vissute, avvenimenti ed episodi che ci hanno interessati, eventi esaltanti di gioia come anche esperienze di lutto e di dolore, sono circostanze nelle quali molte volte si riscontra la presenza del Signore per via ordinaria. A ragione Victor Hugo diceva che si fa conoscenza di Dio attraverso la lente delle lacrime. Dell'esperienza ordinaria di Dio ci parla il profeta Elia nella prima Lettura. L'uomo di Dio che aveva smarrito la fiducia e la speranza e che desiderava morire proprio perché un suo atto eroico di testimonianza della fede lo aveva reso oggetto di persecuzioni da parte della regina Gezabele (aveva ucciso 400 profeti di Baal). Proprio lui che si era dato alla testimonianza intrepida del suo Signore, si trova a fuggire alla morte e, abbandonato allo sconforto chiede a Dio di farla finita con la vita. Proprio in quell'istante invece Dio lo rifocilla e lo invita a riprendere il cammino e la lotta. Adesso, invitato a raggiungere il monte Oreb incontra Dio nella semplicità di un minuscolo evento atmosferico come il mormorio di una brezza leggera. Dio non è per lui negli eventi sconvolgenti e sensazionalistici quali il terremoto e il fuoco, ma solamente nell'immediatezza di un comunissimo evento atmosferico. Il profeta di Tisbe ha imparato l'esperienza diretta del suo Signore, quella che interpella la fede nell'ambito della sua vita ordinaria, anche se di fatto vi sono episodi della sua vita che hanno del portentoso. Gesù ci istruisce su come riconoscere la sua presenza di Figlio di Dio anche nelle occasioni di sconforto, nello scoraggiamento e nelle tentazioni di resa, ma invita prima di ogni cosa a incontrare Dio nella solitudine come anche nella vita associata e nell'interazione. Ha appena finito di distribuire i miracolosi pani alla folla e l'ha appena congedata, dopo aver dato ad essa il saggio dell'amore divino nella Parola da lui proferita, accompagnata dai gesti di guarigione degli infermi e soprattutto dalla distribuzione del pane materiale, che rimanda al "pane vivo disceso dal Cielo". Nel concedere se stesso, alla turba porta il divino senza riserve né limitazioni. La folla vede Dio in Gesù, così come Gesù vede Dio nella folla che necessita di direzione, di orientamento e di pane. Del pane non solamente materiale, ma anche del pane "disceso dal cielo". Subito dopo però Gesù incontra Dio più o meno allo stesso modo di Elia: si sofferma su un monte e si intrattiene egli solo a pregare, per accrescere la sua intimità con il Padre e rafforzare il suo spirito di missione e di compartecipazione. Il suo isolamento è alla radice della comunicativa al popolo che fa sempre ressa attorno a lui. Come però si diceva poc'anzi, Gesù ci insegna a individuare la presenza di Dio anche nello sconforto e nella sfiducia; nelle circostanze cioè in cui questo Dio ci sembra "un fantasma", cioè una fantasia lontana ed effimera, distaccata dai nostri problemi e noncurante delle nostre apprensioni. Nella credenza popolare dei tempi di Gesù si concepiva anche la possibilità degli spiriti extracorporei che vagavano e anche i discepoli ne sono interessati, ma per "fantasma" si può intendere anche una mera chimera illusoria. Lo abbiamo detto; ci sono state (lo posso affermare) situazioni sconcertanti in cui Dio si è fatto notare, ma resta sempre il fatto che tante volte, anche nell'animo di persone religiose e pie, può sussistere l'idea dello "spettro", dell'illusione o dell'incertezza che da luogo all'inquietitudine. Sono le condizioni del "vento contrario" e delle tempeste che infuriano nella nostra vita, che guadagnano spazio considerevole alle crisi e alle perplessità. Mazzini, dopo il fallimento dei moti rivoluzionari della Giovane Italia, fu assalito dalla "tempesta del dubbio" per la crisi politica e spirituale che aveva caratterizzato tale sconfitta. Dubbi e perplessità simili possono incombere nello spirito umano intorno all'esistenza di Dio e alla sua conciliabilità con il male nel mondo. Assilli e angosce accompagnate da dubbi di fede possono sempre avere il sopravvento nella situazione di smarrimento in cui ci si trova quando!"il vento marcia dalla parte opposta, in senso contrario" e siamo costretti a destreggiarci nel vortice delle crisi e delle negatività. In situazioni di smarrimento, ci sembra che al posto di Dio subentri un "fantasma", ovvero una vana illusione o una fantasia, alla quale magari ci affidiamo. Ma dietro a quest'appariscienza erronea c'è sempre Gesù. lo stesso Signore di sempre che ci invita a guardarlo nella fede, non perché il vento sia contrario, ma proprio perché il vento ci marcia contro. Cosa avviene quando Gesù sale sulla barca non appena raggiunti i suoi? Il vento cessa. Non è più favorevole né contrario, perché la compagnia di Gesù fa vela e conduce. In Gesù Cristo fatto Uomo Dio non è un fantasma, ma è il Dio della vita. Non è uno spettro che incute ansia e timore a meno che noi non ci costruiamo una falsa immagine di lui in tal senso. E' il Dio fatto Uomo del quale facciamo esperienza nient'altro che come uomini, che ci accompagna nella nostra storia proponendosi a noi nell'ordinario, facendo allo stesso tempo da battistrada per poterci condurre. E' il Signore che con il quale si vince ogni timore, grazie al quale ogni apprensione è superabile e ogni situazione è possibile ad essere dominata. Gesù è quindi la gioia perché è la via, le verità e la vita e su questo percorso guida sempre la nostra barca, con o senza vento. |