| Omelia (07-08-2026) |
| Missionari della Via |
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«Se qualcuno vuol venire dietro a me...» (Mt 16,24). Il cammino di conversione è racchiuso tutto qui: non anzitutto in uno sforzo morale, ma il lasciarsi raggiungere da Cristo e il decidersi a seguirlo. Gesù non impone, propone: "se uno vuole". Non "devi": se vuoi. Commuove la delicatezza del Signore e il profondo rispetto della nostra libertà. Il suo invito è come a dire: se vuoi seguirmi, decentrati... La fede comincia quando il cuore smette di mettere se stesso al centro e sceglie Cristo come via della propria vita. Per questo Gesù parla di rinnegare se stessi, prendere la croce e seguirlo. Non è un invito a disprezzarsi, ma a lasciare l'egoismo, la pretesa di salvarsi da soli, l'illusione di una vita chiusa nel proprio interesse. La croce è il segno di un amore che si dona. Convertirsi significa imparare questo stile: perdere qualcosa di sé per ritrovare finalmente la vita vera. In fondo, come disse don Tonino Bello, «amare è voce del verbo morire»; perché l'amore vero richiede di decentrarsi, uscire da se stessi, dare senza chiedere e donarsi totalmente. E il paradosso del Vangelo resta sempre attuale: chi vuole trattenere la propria vita la perde; chi invece la consegna a Cristo la ritrova trasfigurata. La conversione, allora, non è prima di tutto rinuncia, ma scoperta: solo seguendo Gesù ciascuno trova davvero se stesso. |