| Omelia (03-08-2026) |
| Missionari della Via |
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Nella traversata dei discepoli verso l'altra sponda del lago possiamo intravedere la missione della Chiesa, il ministero che ci è affidato, la nostra missione quotidiana; insomma, tutto ciò che il Signore ci affida e ci chiama a compiere e che, verosimilmente, comporta impegno e fatica. Spesso questa traversata incontra tempeste di vario tipo, "venti contrari" che ci provano, ci affaticano, ci tentano nella fede. Ma Gesù non lascia soli nella tempesta. Sul far del mattino, eccolo andare incontro ai discepoli, camminando sulle acque. È bello sapere che il Signore ci raggiunge anche nella tempesta e spesso proprio in essa. Lì ci viene incontro in vari modi ma il rischio - come per i discepoli nel Vangelo - è non riuscire a riconoscerlo, scambiando i suoi interventi per casualità o, peggio ancora, non riuscire ad intercettarli. Ciò può accadere per distrazione oppure per superficialità - che è uno dei mali del nostro tempo. La superficialità porta all'incuria, alla banalizzazione anche delle cose più belle, con il rischio di "perdere" per strada tanta bellezza, tanta grazia, tanta consolazione. La gioia è che Gesù non si rassegna a ciò, e ieri come oggi continua a venirci incontro e a dirci: "Coraggio! Sono io! Non abbiate paura!" «"I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: ‘È un fantasma' e si misero a gridare dalla paura". Può sembrarci strana questa reazione dei discepoli, eppure ogni qualvolta ci accorgiamo che Gesù è davvero il Signore, rimaniamo spaventati perché in fondo forse non ci crediamo per davvero. La fede è non ignorare il fatto che di Dio sappiamo molte cose, ma Egli è molto di più di quello che sappiamo. Egli non agisce solo nella maniera in cui ci aspettiamo, ma anche contravvenendo il nostro immaginario... Chi crede non è solo incoraggiato ma diventa egli stesso un protagonista dell'inimmaginabile.» (don Luigi M. Epicoco). |