Omelia (09-08-2026)
don Michele Cerutti
La fede non è un pacco Amazon

Gesù ha appena sfamato la folla e ci ha reso partecipi della sua compassione per questa gente che da giorni lo seguiva senza aver mangiato. Oggi in questi versetti ci rende partecipi della solitudine.
Non una solitudine fine a sé stessa, ma una solitudine abitata dalla preghiera ovvero da quell'intimità con il Padre che lo rende presente alle difficoltà dei fratelli.
Il contrario di quella spiritualità tanto di moda oggi alla ricerca di un senso di pace interiore che ci estranea dal mondo.
Mentre è assorto in quella comunione con il Padre i discepoli attraversano il lago e si trovano in mezzo a una tempesta.
Gesù ci dice il Vangelo che sul finire della notte va da loro. La domanda che ci poniamo è perché non va prima?
In questa immagine c'è il richiamo al mattino di Pasqua quando le donne vanno al sepolcro e proprio all'alba incontrano il Risorto.
C'è la necessità di comprendere che in mezzo alle difficoltà non sempre si trova un senso e si ha la forza di aspettare. Il Signore misura la nostra capacità di attesa da cui dipende la fede.
Gesù interviene nel momento di transizione in cui la notte della morte cede il passo al giorno della vita.
I discepoli, accecati dalla paura, non lo riconoscono nemmeno quando Egli rivela la sua identità divina.
C'è terrore e incredulità all'inizio come nel Cenacolo quando appare da Risorto.
Gesù vince il dubbio e infonde coraggio per essere pronti e generosi nella risposta.
Pietro chiede di poter andare da Lui. Quando il Signore lo esaudisce l'apostolo è abitato dalla paura per l'imperversare del vento che rappresenta lo strumento di prova e di giudizio.
Gesù ci dimostra che la fede non è un click sul computer come l'acquisto di un pacco Amazon. Di fronte alla difficoltà a chi ci rivolgiamo?
Pietro ci offre l'indicazione quando prega nel momento della difficoltà: Signore salvami.
La fede abbiamo detto non è ottenere un qualcosa con uno scroccare di dita, ma non è una realtà acquisita e chiede di essere interrogata.
C'è la fatica quindi Dio opera ma noi dobbiamo lavorare dentro di noi per crescere.
Proprio oggi, 9 agosto, la Chiesa celebra Santa Edith Stein (Suor Teresa Benedetta della Croce), morta martire nel campo di concentramento di Auschwitz. Lei ha vissuto sulla sua pelle la notte più fitta della prova. Nata ebrea, passata attraverso l'ateismo e la filosofia, quando ha incontrato Cristo non ha cercato una via di fuga dai drammi della storia. Ha scritto che quando ci si affida a Dio, si cammina nell'oscurità, ma ci si sente al sicuro come un bambino sul braccio del padre. Nella notte del vagone piombato e del campo di sterminio, Edith Stein non ha visto miracoli visibili, ma ha tenuto lo sguardo fisso su Cristo, offrendo la sua vita. Ci ha insegnato che la fede non cancella la tempesta, ma ci dà la forza di attraversarla.