| Omelia (09-08-2026) |
| don Roberto Seregni |
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Sul monte La folla è appena stata sfamata dal pane fragrante d'amore offerto dalle mani del Maestro. Erano solo cinque pani e due pesci, ma quel poco, messo nelle mani di Gesù, ha sfamato più di quindicimila persone. Ora sono tutti lì, ai suoi piedi. Nessuno ha mai visto nulla di simile. E il Maestro, sorprendendo tutti, ordina ai discepoli di scendere al lago e remare. Lui si allontana, da solo, a pregare in silenzio. Mi affascina questo Gesù che non si incatena ai propri successi, che non cerca il piedistallo né gli applausi. Mi incanta questo Figlio che si ritira sul monte per gustare la presenza del Padre, per riempirsi del soffio leggero e potente dello Spirito. Anche noi avremmo bisogno di "salire sul monte" come Gesù. La nostra fede rischia di sbilanciarsi terribilmente verso il fare: l'ansia pastorale, l'efficientismo organizzativo, il mantenimento di strutture vecchie ed elefantiache. È una riduzione grave dell'esperienza cristiana. Il vero problema non è essere pochi cristiani, ma essere poco cristiani. Come i discepoli sulla barca, rischiamo di scambiare Gesù per un fantasma. Chi crede non può accontentarsi di qualche bella idea su Dio, di qualche teoria imparata al catechismo: deve cercare una vera esperienza di Dio. Come riconosciamo Dio quando si affaccia nella nostra vita, se non sappiamo leggere i segni della sua presenza? Come intuiamo il suo passaggio, se non ci concediamo mai il tempo per gustare la sua bellezza? Saliamo sul monte della preghiera, sulle orme del nostro Maestro. Se non abbiamo la fortuna di avere vicino casa una chiesa o una cappella, inventiamoci un angolo della preghiera tra le nostre mura: uno spazio silenzioso, una candela, un crocifisso o un'icona, il libro della Parola, il cellulare spento. Chi ha un po' di dimestichezza può recitare le lodi del mattino o il vespro. Oppure leggere i Vangeli, o le lettere di Paolo, dall'inizio alla fine. Lo ripeto spesso, lo so, ma è davvero importante non avere fretta: gustare ogni parola, ogni minuto della nostra intimità con Dio. Affidargli le persone che amiamo, e quelle che non amiamo ancora abbastanza. Pregare per chi lo cerca, per chi non lo cerca più, per chi non lo ha mai cercato. Mettere nelle sue mani le preoccupazioni e le ansie che appesantiscono le nostre giornate. Parlargli delle persone importanti che attraversano la nostra vita, di chi sta male, di chi vive un momento difficile. Ringraziare per i doni che riempiono di gioia e di speranza la nostra vita. Dieci minuti al giorno, dedicati a Dio, all'intimità con Lui: danno un gusto nuovo al vivere quotidiano. don Roberto Seregni |