| Omelia (02-08-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Cibo di vera Festa, ma non senza pane Per mandato divino, il profeta Isaia annuncia la liberazione del popolo d'Israele dall'esilio in Babilonia, dove è stato costretto per tanti anni, e con immagini plastiche e allusive in questo evento annuncia la gioia e la salvezza per tutto il popolo. L'immagine riguarda un atto di amore da parte di Dio e comporta quindi allegria, esultanza e letizia perché è arrivata la salvezza. La fedeltà a Dio e la disposizione a osservare la sua Parola è garanzia di salvezza già in questa vita prima ancora che nell'altra. Essa si da' con la comunione stabile con il Signore, accresciuta di volta in volta e alimentata dalla creatività e dall'inventiva. A Dio che ci viene incontro e che manifesta il suo amore salvifico, basta corrispondere con fedeltà vivendo la comunione con lui nell'osservanza della sua legge. La gioia della salvezza è simile a un banchetto al quale tutti quanti siamo invitati, realizzato con la dovizia dei particolari delle vivande succulente, del vino, del latte. Questi ultimi elementi citati nell'Antico Testamento simboleggiano l'abbondanza e la prosperità economica nonché la gioia che essi procurano. Il vino, citato anche al banchetto delle nozze di Cana (Gv 2), è elemento di festa, che in un lauto banchetto non può mancare pena l'estinzione della festa stessa. Deve sempre esserci e appunto è Dio (Gesù) quel vino che, a detta di Carducci "rallegra le anime" al suo ribollire nei tini. Con Dio e soprattutto con Gesù suo Figlio, è sempre Festa e la gioia diventa il nostro contrassegno. Non perché noi lo abbiamo meritato ma perché lui ci ha liberati e salvati. Non solamente ha salvato il popolo schiavo a Babilonia, ma ha realizzato la nostra salvezza facendosi uomo egli stesso, ci ha riscattati dal peccato, ha pagato per noi il prezzo del suo sangue e con la Resurrezione ci ha dato la vita. Inoltre vivere nella comunione con lui vuol dire anticipare adesso lo stato di gloria perenne che ci attende nell'eternità (paradiso). Prestiamo attenzione: sempre Isaia afferma che, ancor prima che vino e latte, Dio promette acqua che disseta. "O voi tutti assetati, venite all'acqua". Perché se vino e latte sono simboli di gioia e di convivialità, l'acqua è sinonimo di vita. Essa è il prezioso liquido indispensabile per la sussistenza e non per niente nella Bibbia tanti eventi si realizzano per mezzo dell'acqua come al Mar Rosso e al Giordano o nella famosa Arca di Noè. Non per niente Gesù si qualificherà come "sorgente d'acqua viva, bevendo dalla quale non si avrà più sete." E allo stesso tempo Gesù ci si presenta come il pane vivo disceso dal cielo. Lo fa in questo episodio di Matteo che ha la sua eco convincente in Giovanni, dove Gesù viene incontro alla folla che lo perseguita perché evidentemente avida della sua Parola divina, che di fatto viene elargita accanto ai prodigi di guarigione. Tutti si stringono attorno a Gesù e lui volentieri si intrattiene con la turba che lo cerca perché vede in lui segni portentosi, ma anche perché riscontra in lui la Parola fatta carne. E provvede egli stesso ai fabbisogni fisici di tutta quella gente, facendo di cinque pani d'orzo e due pesci una grande quantità di cibo in grado di saziare moltissima gente, stimata sulle cinquemila unità trascurando alcune fasce d'età. Con questo gesto sfama la fame fisica di tante persone che hanno peso dalle sue labbra., ma la pedagogia non si limita al solo prodigio della moltiplicazione del pane, peraltro già realizzata da Eliseo (2Re 4, 42 - 46), ma comunica due insegnamenti; 1) La Parola di Dio è essa stessa nostro alimento associata all'acqua ma ancora di più al pane. Episodi di provvidenziale intervento divino per il suo popolo mettono in ballo infatti il pane, descritto come alimento di primaria importanza che viene garantito da Dio tante volte miracolosamente come a proposito della manna dal cielo o del pane che Dio manda agli Israeliti giorno per giorno mentre camminano nel deserto. Come nel caso di Elia, scoraggiato e depresso sotto un albero di ginepro, che viene rifocillato da Dio attraverso un alimento (il pane) che lo sospinge a camminare per altri quaranta giorni e quaranta notti. 2) Gesù, Parola del Dio vivente, è il pane vivo disceso dal cielo, mangiando del quale non si avrà più fame. E' la bevanda della gioia (vino) ma anche l'elemento vitale indispensabile per la vita dell'uomo, l'alimento di cui in ogni banchetto, parco o festoso che sia, sempre ci si nutre a dovere: il pane. Occorre mangiare di Gesù per avere la vita oggi, quaggiù per riaverla in abbondanza domani lassù. Nutrirci di Gesù nel senso spirituale cioè vivere di lui, imitarlo, seguirne l'esempio, riporre in lui la nostra speranza. Come dice Paolo: per me il vivere è Cristo e morire è un guadagno (Fil 1, 21). Tuttavia non si può trascurare di dover mangiare di lui anche nel vero senso della parola: consumare la sua carne e il suo sangue (Gv 6, 54) che si concretizzano nel sacramento dell'Eucarestia. La comunione procurata e consolidata con Dio in Gesù Cristo suo pane vivo realizza la gioia e la letizia del banchetto descritto da Isaia, quello degli alimenti succulenti e dei cibi prelibati, primo fra tutti il pane, indispensabile sinonimo di vita piena. Nel tempo in cui sto scrivendo, sono impegnato nella predicazione del triduo per la Festa di San Giovanni Maria Vianney, il Santo curato d'Ars e mi sono domandato come ci atteggeremmo noi, ai nostri giorni, se questo umile e paziente pastore di anime dovesse adoperare con noi la stessa perentorietà e determinazione pastorale che usava ai suoi fedeli alla fine del 1700, in quel piccolo borgo della Francia, dove arringava il popolo dal pulpito con severità e perentorietà; e nel quale biasimava, condannandole aspramente senza peli sulla lingua, le osterie e i locali notturni del suo territorio parrocchiale, poiché erano spesso ricettacoli dove specialmente i giovani si davano alle voluttà e all'alcool e ad altri eccessi di devianza e di dispersione. Lo tacceremmo senz'altro di intolleranza, di oscurantismo e intavoleremmo discorsi sulla libertà di trasgressione o altro pur di biasimare chi afferma la verità senza riserve e senza limitazioni. Troveremmo tutti i pretesti per osteggiarlo. Eppure uomini risoluti come lui sono quelli che danno il pane di cui nutrirci, il vero Gesù che non si sottomette ai gusti cangianti della gente, ma che è sempre lo stesso ieri, oggi e sempre. Il pane vivo e vero che ci parla e che chiede solo adesione. |