| Omelia (02-08-2026) |
| don Michele Cerutti |
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L'urgenza della carità Mentre leggo i versetti del brano evangelico ho negli occhi la calca di uomini e donne che nel Nord del Marocco spingono per entrare nel piccolo lembo di terra spagnola del continente africano. Penso allo sguardo di Gesù su questa massa di sfortunati in cerca di una vita migliore. Le immagini della televisione oggi scorrono in continuazione e ormai il nostro sguardo rischia di non adeguarsi alla compassione. Gesù nel corso del suo ministero ha visto tante realtà e davanti alla scena che si presenta mostra la sua sensibilità. Davanti alle folle che premono per entrare in Europa notiamo un linguaggio perfino di disprezzo e di paura. Se questo è l'atteggiamento che mostriamo per le realtà di cronaca notiamo questa acredine anche nelle relazioni quotidiane. Davanti ai problemi dei nostri prossimi più vicini si percepisce molto disinteresse. Gesù oggi ci stimola ancor prima che condividere ad avere lo stile dell'attenzione che porta a compiere gesti umanamente impossibili, ma che diventano nelle mani di Dio un moltiplicatore di bene. Noi rischiamo di essere come questi discepoli che intendono delegare davanti ai problemi quasi a dire non è una questione nostra e congediamo ognuno si arrangi. Davanti a una situazione difficile sembriamo imbottiti di un impermeabile su cui ci scorre l'acqua e non ci lasciamo permeare. Colpisce l'ingenuità del giovane che senza remore mette a disposizione quel poco che ha. Occasione per Gesù di dimostrare che quel poco è prezioso agli occhi di Dio. Un insegnamento per noi tutti. Siamo chiamati a celebrare il mistero eucaristico. Portiamo all'altare il nostro poco che sono le nostre fatiche, le nostre gioie e le nostre aspirazioni e da questo luogo Gesù moltiplicherà in abbondanza il pane e il vino nel quale confluiscono tutte le nostre realtà. Noi siamo chiamati a esprimere nella vita di tutti i giorni l'espressione di questa moltiplicazione d'amore nei luoghi in cui siamo chiamati a vivere. Usciti da questa Chiesa poniamoci gli interrogativi su come procedere per diffondere l'amore e cerchiamo delle risposte- L'esempio e il modello di riferimento non è un teologo, non è un uomo di scienza, ma è un giovane che inconsapevolmente mette a disposizione i pochi pani e pesci che aveva senza pensare: ma se ora le dono per me non resta più niente. Quel ragazzo ha risposto con coraggio a quella compassione di Gesù e non si è estraniato dai problemi della folla. Il cristiano è colui che si mette a disposizione non fa calcoli e generosamente risponde. Non adeguiamoci alla mentalità che ci vuole chiusi e disinteressati facendoci degli abituali spettatori di disgrazie che i mezzi di comunicazione ci mettono davanti. Se di certo non riusciamo a risolvere i problemi dei migranti del Marocco, iniziamo là dove operiamo nel nostro contesto familiare, nei nostri ambienti di lavoro, nel nostro quartiere. Non avremo risultati immediati, ma questo diventa occasione perché il profumo della carità si spande. |