| Omelia (02-08-2026) |
| diac. Vito Calella |
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Le quattro caratteristiche della sovrabbondanza della gratuità Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Se lui è con noi, chi sarà contro di noi? Nessuno potrà separarci dall'amore di Cristo. Lui, il crocifisso e risuscitato, è la manifestazione visibile della sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino, è la concretizzazione dell'azione dello Spirito Santo attraverso le sue scelte, le sue parole e le sue azioni. Contemplare la sovrabbondanza della "gratuità dell'amore divino" La gratuità dell'amore non ha misura; va sempre oltre ogni limite di calcolo matematico, va oltre le nostre aspettative! Lo sperimentiamo quando percepiamo la fragilità e la vulnerabilità della nostra condizione umana, fisica e morale: «Dove il peccato ha abbondato, la grazia ha sovrabbondato!» (cfr. Rm 5,20b). La profezia del Secondo Isaia, a conclusione del suo "Libro della Consolazione" (Is 40-55), ci invita a immaginare la gratuità dell'amore divino come un banchetto offerto gratuitamente a tutti gli esuli: l'esilio stava per finire! Con la potenza divina, "tutto è grazia"! Un'esperienza di peccato, una dipendenza difficile da superare, una malattia, un incidente, un conflitto, una persecuzione, una crisi: tutto ciò può diventare un'opportunità di liberazione e rinnovamento. Dio, nel nome della gratuità del suo amore, rispetta la libertà permettendo la dolorosa scelta di ogni essere umano di incentrare la propria vita sul "male" dell'egoismo. Tuttavia, Dio Padre, unito al Figlio nello Spirito Santo, con la potenza della stessa gratuità, può scrivere dritte sulle linee storte di ogni scelta sbagliata, di ogni ricaduta nei vizi, di ogni infedeltà della persona alla propria vocazione e alla propria missione nella Chiesa e nel mondo. La sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino può avere 4 caratteristiche. Questa domenica, contemplando Gesù in azione, possiamo "assaporare" 4 caratteristiche del "traboccare", della sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino nelle nostre vite. Prima caratteristica: un'accoglienza compassionevole. Gesù aveva bisogno di stare solo, in preghiera, con il piccolo gruppo dei suoi apostoli, perché doveva accogliere e celebrare il lutto per il martirio di Giovanni Battista, appena avvenuto (cfr. Mt 14,3-12). La folla non lo lasciava in pace, perché lo seguiva ovunque. Gesù non si adirò: «Sceso dalla barca, vide una grande folla e ne ebbe compassione» (Mt 14,14a). Nel racconto parallelo del Vangelo di Luca leggiamo: «Li accolse» (Lc 9,11b). La sovrabbondanza dell'amore gratuito di Cristo si manifesta concretamente nell'ospitalità compassionevole. La compassione è l'opposto dell'indifferenza. Il "male" dell'egoismo umano oggi esalta l'individualismo. Ognuno, incollato al cellulare, preoccupato di rispettare la frammentata routine quotidiana, si irrita per l'imprevisto, non sopporta il povero che chiede la sua attenzione, diffida dell'altro che incontra per strada, considerandolo un potenziale nemico (in latino, hostes), chiudendosi, con indifferenza e repressa compassione, nell'accogliere l'altro come ospite (in latino, hospes). L'ospitalità compassionevole diventa una sfida per la nostra vita quotidiana: decentrarci da noi stessi, prenderci cura degli altri, spesso rinunciando ai nostri programmi e interessi. Gesù "rinunciò a se stesso", cambiò i suoi piani e smise di rimanere solo con i suoi apostoli a pregare e a celebrare la morte di Giovanni. Accolse tutti, mosso da grande compassione. Seconda caratteristica: la cura per gli altri con donandosi totalmente Gesù «guarì i malati» (Mt 14,14b, analogo al passo di Lc 9,11b). Svolse instancabilmente il suo ministero di guarigione, occupandosi dei bisogni di molti malati che si wrano sforzati di raggiungerlo o che venivano portati in quel luogo deserto perché avevano fede in lui. Nei testi paralleli degli altri evangelisti, apprendiamo che Gesù «parlò loro del regno di Dio» (Lc 9,11a), «insegnando loro molte cose» (Mc 6,34c). Oltre ai miracoli, svolse anche il suo ministero di predicazione, insegnando il mistero del regno di Dio attraverso le parabole (cfr. Mt 13). La duplice attività di insegnamento e guarigione ci lascia stupiti dall'atteggiamento di totale donazione di sé di Gesù per il bene della folla, che non lo lasciava in pace, nemmeno per un istante. Coloro che sono mossi dalla gratuità dell'amore divino, lasciando che lo Spirito Santo operi in loro, non risparmiano alcuno sforzo nel donarsi appassionatamente, senza lamentarsi del sacrificio che ciò comporta. Al contrario, l'amore "egoistico" si dona a condizione di obbedire a calcoli commerciali: "Io ti do se tu mi dai qualcosa in cambio". Terza caratteristica: condividere il poco che si ha e che si è. Era giusto che Gesù e il gruppo degli apostoli, dopo una giornata così intensa di attività "pastorale", si godessero un meritato riposo. Pertanto, era necessario congedare la folla, considerando che il luogo non offriva la possibilità di soddisfare il naturale bisogno di fame di quelle persone: «Venuta la sera, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Questo è un luogo deserto e si fa tardi; congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare!"» (Mt 14,15). Gesù sorprese ancora una volta i suoi apostoli dicendo: «"Non c'è bisogno che se ne vadano; date loro voi da mangiare". Essi risposero: "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci"» (Mt 14,16-17). La sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino si manifesta nell'audacia di saper condividere, di dividere il poco che si ha e di offrire agli altri il poco che si è, confidando che la condivisione realizzi davvero il miracolo del rispetto della dignità di tutti, soddisfacendo i bisogni fondamentali di una vita sobria e sana. Per noi cristiani, questi tre principi di saggezza morale, ispirati dal valore della condivisione, sono preziosi, in quanto segno dell'effettiva realizzazione del Regno di Dio nelle nostre relazioni umane: 1° principio: "tutto è un dono e nulla mi appartiene"; 2° principio: "cerca di non accumulare per te stesso"; 3° principio: "se hai, hai per dare". Confidiamo in Gesù che ci insegna, nel contesto del sermone della Montagna: «Non preoccupatevi dunque dicendo: 'Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?' [...] Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,31.33). Quarta caratteristica: la sinodalità La sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino coinvolge tutti gli uomini nel fare la propria parte in modo corresponsabile. Gesù fece la sua parte, anche gli apostoli collaborarono, la folla si organizzò, obbedendo all'invito «a sedersi sull'erba» (Mt 14,19a). Luca ricorda che Gesù disse agli apostoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta» (Lc 9,14). Il "sedersi" organizzato rivela il valore della corresponsabilità di ciascuno. Nessuno, neanche il piùbisognoso, può rimanere inerte, aspettando solo di ricevere gratuitamente, in modo tumultuoso, cercando di soddisfare i propri istinti egoistici. La gratuità dell'amore divino riscatta la dignità umana di ognuno e spinge a sperimentare la gioia dell'azione sinodale, cioè, del lavorare e camminare insieme. Tutto si riassume nel sacramento dell'Eucaristia! La sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino si riassume pienamente nel sacramento dell'Eucaristia! Tutti gli evangelisti, ma soprattutto Giovanni (cfr. Gv 6,1-15), sottolineano la preghiera sacerdotale di Gesù sui pani e sui pesci, aiutandoci a comprendere che questo miracolo è un'anticipazione del dono del Corpo e del Sangue che Gesù fece morendo sulla croce per la salvezza dell'umanità, il cui memoriale è nel pane e nel vino della sua ultima cena pasquale. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Non la fame, né l'indifferenza, né la negligenza e l'accumulo, nemmeno la pigrizia e l'egoismo. Nulla può separarci dalla sovrabbondanza della gratuità dell'amore divino, risuscitato. |