Omelia (29-07-2026)
Missionari della Via
Commento su Luca 10,38-42

Gesù parla con l'attiva Marta che subito gli va incontro, mentre Maria stava seduta in casa. Marta ha fede in Gesù e coraggiosamente pone a lui delle domande. Sono istanze profonde perché lei si trova davanti alla morte di una persona a lei cara, suo fratello. Inizia perciò un dialogo esistenziale che entra nel mistero del vivere e del morire. Gesù in questo discorso, che ci riguarda tutti, introduce uno sguardo diverso sulla morte. C'è un modo di morire che è quello della tomba e c'è la possibilità di non morire in eterno. A queste parole Gesù aggiunge una domanda sconcertante che rivolge a Marta e a tutti noi: "tu credi questo?". Noi spesso pensiamo che la vita finisce bene se moriamo bene, se coltiviamo un'arte del morire, Gesù invece ci parla di resurrezione, di una morte che, come direbbe Francesco d'Assisi, è sorella. La morte come apertura all'eternità, come esistenza che continua in Dio. Perciò Gesù "è morto per tutti, perché quelli che vivono (...) vivano per colui che è morto e risorto per loro" (2 Cr 5, 15). Il cristiano vive anche la morte nell'ottica pasquale, ricorda che Gesù ha aperto a tutti noi le porte dell'eternità e questo ha senso soprattutto quando sentiamo la morte vicina, per noi o per i nostri cari.

«Il 5 novembre 2011 mamma Paola Cevasco entra nella camera del figlio Marco Gallo, morto poco prima mentre andava a scuola: l'inserimento di una macchina in carreggiata, il fondo stradale bagnato, il motorino che non riesce a frenare. Entrare nella camera di un figlio per riordinare è una cosa, entrare nello spazio intimo di un figlio che non può più abitarlo è tutt'altra. Il dolore, lacerante. Poi, d'un tratto, lo sguardo di Paola e di chi è con lei si fissa sulla parete della stanza di Marco dove c'è il crocifisso. Accanto, campeggia una scritta a matita che - ne è sicura - il giorno prima non c'era. È una scritta fatta a mano, anche un po' storta come può realizzarla un adolescente che va di fretta e scrive con l'impeto di qualcosa di urgente da evidenziare: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24,5). La calligrafia è di Marco. Nel momento del lutto, quelle parole sono sfida e risposta: comprendere che in Gesù Marco è vivo dischiude il compito di provare a riscoprirne il cammino».