| Omelia (28-07-2026) |
| Missionari della Via |
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Le parole di Gesù ci rivelano cosa vuol dire che nel mondo c'è anche chi semina zizzania. Nel mondo ci sono figli del maligno, cioè persone che operano per conto del male, che gli somigliano, che commettono iniquità. Perciò dobbiamo avere fiducia nel seme buono, nella bontà di Dio. Il suo regno, cioè la sua presenza, è il più piccolo di tutti i semi che diventa un albero grande. Anche noi siamo chiamati come cristiani ad avere fiducia nel seme che spargiamo nel mondo con la nostra testimonianza, e siamo chiamati anche ad essere costruttivi ad aprire la bocca per proclamare la bellezza delle cose di Dio. Per non divenire a nostra volta persone in guerra o succubi del male dobbiamo credere in quel seme, nell'opera delicata di Dio. Un primo passo che ci può aiutare è spargere parole buone nel mondo. La prima zizzania del maligno passa dalle parole che distruggono. Che brutto entrare in una chiesa in cui si parla male degli altri, si spargono calunnie, si insulta. Che brutta una famiglia divisa dalle parole cattive. Trovare luoghi sacri in cui si sparla e si semina come se fossimo figli del maligno, ci deve far paura. Ma siamo sicuri che Dio è rinchiuso nei nostri recinti sacri? O siamo noi che possiamo far scappare lo spirito di Dio con la nostra testimonianza? Quante parole ha ascoltato quel Dio nascosto nel tabernacolo, quel Dio presente nelle stanze più segrete. Quante parole maligne spesso intessono relazioni familiari e sociali. «Il primo contributo che possiamo dare a una civiltà più umana è fare attenzione alle nostre parole. "Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra". Il potere delle parole è enorme e ne facciamo esperienza nella comunicazione quotidiana, quando qualcuno ci dice qualcosa che cambia il nostro stato d'animo, in positivo o in negativo. "La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire "no" alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra". Tutti dobbiamo quindi fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo, sui pregiudizi di cui sono impregnate e sull'aggressività, aperta o larvata, che le abita. Abbiamo una possibilità reale di contribuire al bene ogni volta che diciamo la verità, che diamo un consiglio saggio, che sosteniamo chi ha bisogno di conforto, che denunciamo un'ingiustizia, che diamo voce a chi non ne ha» (papa Leone XVI, Magnifica Humanitas, 214). |