Omelia (26-07-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Un dono di Dio passato, presente e futuro

Essere re ed esercitare il dominio è sempre un dono immeritato che va accolto con umiltà e partecipazione attiva. Questa è la sintesi della pedagogia che ci deriva dalle Letture di oggi. Racconti parabolici e similitudini nel brano di Matteo delineano la realtà del Regno come qualcosa di trascendente che assume la piena immanenza, fino a diventare ordinarietà e che risulta a tutti piacevole e prezioso. Appunto perché è un dono, una sorpresa inaspettata che infonde sempre contentezza e soddisfazione. E soprattutto perché questo dono non consiste in un forziere o in un tesoro materiale o in qualche soddisfazione momentanea, non consiste in chimere illusorie o false ideologie, in paradisi immediati e tangibili che finalmente lasciano spazio allo smarrimento e alla delusione quali la droga o le varie alienazioni, ma semplicemente in Dio stesso.. Il Regno di Dio è Dio medesimo che vive in mezzo a noi sotto molteplici aspetto e nelle varie sue manifestazioni e specialmente nelle parole e nelle opere di Gesù. Questi infatti nelle sue parole e nei suoi insegnamenti arreca l'amore di Dio per tutti gli uomini e infonde una realtà di giustizia e di pace che interpella il cuore dell'uomo. E' come un tesoro nascosto che si rinviene e si custodisce, oppure come una perla preziosa per cui vale la pena sacrificare i propri risparmi, quindi qualcosa di unico e di prezioso che ci viene dato solamente da chi può amarci fino a donare se stesso, appunto Gesù Figlio di Dio. E Dio lo concede a piene mani. Gesù stesso è venuto a instaurare questo Regno che alberga nel cuore umano e rivela la sua capacità di trasformazione e di innovazione secondo attributi di amore, giustizia, solidarietà, pace gioia e serenità. Ill cuore dell'uomo non può che arrendersi ad esso, recepirlo con somma fiducia e aderirvi con coraggio per mezzo della conversione che conduce alla fede; da questa procede la speranza e ambedue sfociano nella carità operosa. Dio regna nel cuore dell'uomo, noi siamo chiamati a regnare insieme a lui, adoperandoci nel servizio, nella comunione e nell'amore degli altri secondo lo stesso Gesù. Il Regno di Dio che Gesù è venuto a portare, più che questione di parole o di sottili ragionamenti, è questione di opere concrete che attestino la continua ricerca del bene (1 Cor 4, 20). Quindi appunto un dono che va custodito e protetto tuttavia non con l'espediente della cieca gelosia o della smania del possesso, ma che va piuttosto esteso sempre più a tutti e che richiede anche azione, intraprendenza, dinamicità. Richiede la creatività che la fede in Gesù Cristo comporta perché possa questo Regno essere testimoniato e condiviso. Una realtà quindi già presente e attuale, che tuttavia è ancora nel suo processo di sviluppo e di consolidamento. Il Vangelo ci parla infatti del Regno di Dio come una realtà già presente, ma in continua evoluzione, che tende verso il futuro e verso l'epilogo della nostra storia, Avrà il suo compimento definitivo alla fine dei tempi, in un momento che non ci è dato conoscere ma che riguarderà il giudizio finale, nel quale saremo tutti come pesci di vario genere raccolti da una grossa rete che è stata appositamente gettata fra i flutti: il novellame vi transita con la varietà dei suoi elementi, varietà di pesci e mitili vi si raccolgono. Alla pari del grano commisto a zizzania in un campo fertile (Liturgia della Domenica precedente), vi entra buon pesce commisto a quello scadente. Colui che avrà ripreso la rete si premurerà di dividere i pesci buoni da quelli cattivi.
Come vivere la realtà quotidiana di questo dono che solo il Signore può concedere all'uomo? La risposta la si può ravvedere nella Prima Lettura, che descrive l'esperienza di un reale governatore che sta per assidersi nel trono per dare inizio al suo regno. Salomone, figlio del re Davide, sarà l'ultimo monarca a guidare un regno unitario e coeso, quale quello d'Israele. All'inizio del suo min istero non chiede a Dio la gloria o il fasto delle ricchezze ma di essere sostenuto e illuminato nella sua stessa attività: voglio governare con saggezza ed equità. Con la stressa sapienza che era presente quando Dio creava il mondo (Sap 9, 9) e che ora gli è indispensabile per regnare con giustizia ed equità per conseguire il bene del popolo intero, Quella che in ultima analisi si identifica con lo stesso Cristo Sapienza del mondo. Eludere la gloria, il successo personale interessato, l'ambizione e l'arrivismo per lasciare spazio alla Parola di Dio e concentrarsi sul Vangelo è partecipare di questo Regno. Far fruttificare quanto è stato immesso nel cuore dell'uomo e riprodurre questo frutto con illimitata fedeltà creativa, adoperandosi quindi nella pace, nella giustizia, nell'amore al prossimo donando noi stessi con la stessa gioia con cui Dio si è dato a noi vuol dire partecipare di questo regno, regnare assieme allo stesso Signore. La felicità non sta in ciò che cerchiamo all'infuori di noi, ma in ciò che è disseminato in noi. La vera gioia consiste nella scoperta delle risorse che abbiamo in soffitta e che da anni aspettavano di essere recuperate. Una volta che le scopriamo non possiamo che rallegrarci. Dio è dappertutto ed è presente anche in tutto pur restando al di sopra di tutto (Ef 4, 6) ed è quel dono più prezioso di cui è possibile disporre. E di cui disponiamo sempre e in ogni caso.