Omelia (25-07-2026)
Missionari della Via


Nel Vangelo di oggi incontriamo i figli di Zebedeo: due giovani pieni di slancio, desiderosi di lasciare un segno, di compiere imprese grandi. Ma il cammino con Gesù li porta a scoprire un'altra logica: non quella del successo, ma quella del servizio. Giacomo, ascoltando le parole del Maestro, lascia che lo Spirito le incida nel profondo. Quella chiamata a "stare dietro", a servire e non a primeggiare, diventa la forma stessa della sua vita. Nel 44 d.C., sotto Erode Agrippa, Giacomo viene decapitato: è il primo degli apostoli a dare la vita per Cristo. Guardando alla sua coraggiosa esperienza possiamo dire che c'è speranza anche per noi. La sua vita ci ricorda che nella Chiesa non c'è bisogno di figure che cercano il centro della scena, ma di persone capaci di donarsi. Servono uomini e donne che sanno fare spazio, che non trattengono né persone né ruoli, che non vivono la comunità come un possesso. Il Vangelo ci mostra che la vera grandezza non nasce dal protagonismo, ma da chi si lascia consumare per gli altri, da chi sceglie la via umile e feconda del servizio, così come ci ha insegnato il Maestro Gesù. Chi lo incontra veramente e non si fa inquinare dal veleno del potere e del dominio sull'altro, comprende che per amare veramente bisogna servire. Noi spesso diventiamo "delicatini": dobbiamo riposare, mangiare adeguatamente, parlare secondo i canoni del "politicamente corretto", star bene... molto bene, troppo bene, anzi benissimo! La vita così vissuta, a lunga conservazione, non diventa dono; e il mondo diventa dispensa, accumulo di gente avariata o ibernata. Ecco perché l'ottica del dono è l'unica per cui vale la pena vivere e Gesù ce lo dice chiaramente quando ci insegna il servizio. Cosa stai facendo della tua vita, a parte mangiare, dormire, stare bene? Vivi al lavoro, in famiglia, in comunità, come uno che serve e si spende e si consuma per gli altri? L'ottica del dominio è quella più facile da intraprendere perché si sposa con la ricerca di un appagamento immediato, così che ci apprestiamo ad occupare spazi e ruoli, a cercare raccomandazioni quando non riusciamo, per sentirci migliori e realizzati. Invece prendere consapevolezza di questo tarlo del potere che ci invade tutti, ci chiama ad un'educazione al dono.

«La vera autorità non si fonda su incarichi né titoli, ma sulla libertà di servire anche lontano dai riflettori. E chi non teme di perdere visibilità, guadagna disponibilità verso Dio» (papa Leone).