| Omelia (23-07-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Padre è glorificato dal fatto che portiamo molto frutto e diveniamo suoi discepoli, cioè Dio è contento se la nostra vita è piena. Un padre non conosce ambizione più grande né orgoglio più vero della fecondità dei propri figli. Ebbene, tutto questo non è che un'ombra, una piccola immagine della realtà di Dio. Con il nostro povero linguaggio umano possiamo dire che il Padre Eterno si riempie di gioia ogni volta che pensa a noi, perché in ciascuno vede un germoglio di vita e una promessa di bene. Da ciò capiamo il motivo per cui i tralci devono stare uniti alla vite, non solo per continuare a vivere, ma anche per portare frutto buono. Questo legame con Dio ci fa pensare alle nostre difficoltà per vivere cristianamente in un mondo sempre più estraneo alle cose del cielo. Facciamo fatica a parlare di una linfa vitale quando molti intorno a noi sembrano prendere vita da altro. I cristiani perciò nel mondo sono testimoni di una linfa diversa. Un cristiano che non ha un sistema linfatico collegato alla linfa di Dio, si riconosce subito! Un cristiano che non sa essere un buon amico, che non sa parlare con tutti, che non sa perdonare, che non sa abbracciare, che non sa pregare, che non sa allontanare i pregiudizi, non manifesta la linfa di Dio in sé. Il nostro essere cristiani, non nasce dallo sforzo di imitare le virtù morali di Gesù, ma dallo stare con Lui. Non è prima di tutto una questione morale, per cui basta fare i bravi, comportarsi bene e siamo graditi a Dio, ma una realtà più profonda, direbbero i teologi: ontologica. Una amicizia di appartenenza. Cioè siamo chiamati con il nostro essere a vivere in Cristo, in un legame di reciprocità. In virtù di questa appartenenza, di questo legame alla linfa di Dio non viviamo nella paura di sbagliare, di non essere all'altezza, ma nella fiducia di essere amati. E da questa fiducia nasce una vita nuova. «Per il vangelo la santità non risiede nella perfezione ma nella fecondità. Dov'è mai questa perfezione nei discepoli di Gesù, pronti alla fuga e alla bugia, duri a capire... La morale evangelica ha la colonna sonora delle canzoni della vendemmia, di una festa sull'aia; sogna fecondità e non osservanze. Più generosità, più pace, più coraggio. E mi piace tanto il Dio di Gesù, che si affatica attorno a me perché io porti frutto, che non impugna lo scettro ma la zappa, non siede sul trono ma sul muretto della vigna. A contemplarmi, con occhi belli di speranza» (p. Ermes Ronchi). |