| Omelia (22-07-2026) |
| Missionari della Via |
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Maria di Magdala vive il dolore di non trovare il Signore, perciò piange la tomba vuota e piange anche la mancanza di fraternità, perché non le credono. Esprime il suo amore fedele e aspetta davanti alla tomba, da sola. Dio viene in soccorso alla sua fedeltà, raccoglie le sue lacrime, vede il suo dolore. Gesù, perciò, si rivela a lei e la chiama per nome, si fa riconoscere e la manda come sua discepola ad annunciare la sua esperienza di Dio: "Ho visto il Signore!". Quando si è in crisi e quando assistiamo alla crisi delle persone che amiamo, Maria ci dice di restare. Spesso si vuole fuggire dai propri fallimenti o dai crolli esistenziali, il male sembra assorbirci al punto di non poterci rialzare, invece Gesù ci invita a restare ad aspettare la mossa di Dio. La sua presenza che ci invita a ricominciare, perché come Maria abbiamo incontrato il Signore, non qualcosa fra le tante. Nella nostra povertà non abbiamo vissuto un'esperienza edificante, trovato qualcosa che compensi le nostre fragilità, ma abbiamo incontrato la presenza di Dio. Non possiamo non attendere nella crisi, sapendo che alla grandezza del dono che abbiamo ricevuto corrisponde una fedeltà altrettanto grande, una speranza viva in noi. Maria non vuole comprendere come può succedere che un morto risorga, fa solo esperienza di qualcosa che la supera, è caparbia nel cercare, nell'attendere, nell'annunciare per la seconda volta: "Ho visto il Signore!". Proprio se abbiamo incontrato il Signore, il tutto della vita e dell'universo, non possiamo non stare saldi nella crisi, per esplorare ancora di più il mistero di un Dio vicinissimo. «Nel momento in cui sembra che tutto vada a pezzi, ci si offre l'occasione di esplorare l'ignoto ed è qui che può emergere la nuova identità. I periodi di crisi sono quelli ideali per ricominciare» (Danilo Dolci). |