| Omelia (19-07-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Non distruggere ma pazientare è proprio di Dio Leggendo questi brani scritturistici a partire dalla Prima Lettura del libro della Sapienza, mi sovviene considerare che il mondo va sempre più in rovina non soltanto per l'imperversare continuo di guerre e di rivoluzioni in varie parti del globo (se ne contano 59 in varie Nazioni), ma anche per l'incidenza antropica che sta interessando varie realtà del pianeta. Dio ha creato ogni cosa con ordine perfezione, l'uomo manipola a suo piacimento. Dio ha collocato l'uomo al centro di ogni cosa, non già con le aspettative di puro predominio del cosmo, ma con l'incarico di custodia attenta e di sano profitto per sé e per il mondo stesso; e invece si è proceduto da padroni e da sfruttatori, fino a rendere il mondo invivibile non solamente sui fenomeni sociali e relazionali, ma anche in ordine allo stesso habitat. Siamo in estate, ossessionati costantemente dal caldo afoso e soffocante, tipico di questa stagione; ma mai come in questo ultimo decennio avevo notato la comparsa improvvisa di temporali in pieno Luglio, taluni anche impetuosi e distruttivi; come pure si verificano variazioni improvvise del clima con supercelle e folate di venti gagliardi che ci rimandano all'autunno o addirittura all'inverno. Fenomeni di alterazione improvvisa delle condizioni atmosferiche non si registravano nei decenni remoti; come pure era assai raro l'innalzamento della temperatura estiva fino oltre i 45 gradi, cosa he invece adesso sempre verificarsi non poche volte. I gas serra dell'atmosfera hanno causato il riscaldamento globale, rovinando l'equilibrio termico del pianeta. La diffusione di gas e di co2 impediscono ai raggi solari, che si diffondono regolarmente di tornare nello spazio, determinando sempre più effetto di occlusione e notevole aumento delle temperature. Siamo responsabili del mutamento della nostra "casa comune" che agli occhi di Dio era in origine perfetta e atta ad ospitare la vita nelle sue varie forme. A questo scenario si aggiungono altri particolari, ben noti e deprimenti, della malvagità umana che, se è stata capace di interferire sul cosmo a proprio piacimento, è ancora più abile a distruggere la stessa convivenza umana fino a soppiantarla, in nome del profitto di pochi e del soccombere di tanti altri. Il libro della Sapienza descrive la meraviglia inizialmente favorita da un Creatore che è anche Ordinatore e nulla lascia alla fatalità. Tutto è stato creato per una finalità e verte a realizzare uno scopo e nulla di ciò che esiste può mai essere osteggiato dal Creatore. E a proposito del passo di cui alla Prima Lettura di oggi, illustra anche la realtà di un Dio provvidente, giusto e misericordioso, capace di armonizzare dovunque gli opposti, mentre l'uomo si ostina ad opporre sempre più una cosa avversandola all'altra. Un Dio amore e misericordia che non si risparmia per salvare l'uomo, mentre l'uomo non si risparmia per danneggiare se stesso. Dio però non può fare a meno di considerare la giustizia accanto alla misericordia, realizzando che l'una e l'altra debbano convivere. Sotto questo duplice aspetto di Dio giusto e provvidente, Dio sa attendere che l'uomo comprenda il proprio errore, riconosca le sue mancanze contro Dio che poi sono quelle che rovinano egli stesso e che si converta risolutamente. Soprattutto perché l'uomo, sebbene dotato di intelletto e volontà, è asservito a un altro Agente che in lui opera distruzione e che conduce alla morte. Dice la Scrittura infatti: "Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo"(Sap 2, 23 - 24). A volere il dilagare del male nel mondo non può mai essere Colui che il mondo lo ha creato per amore. All'origine del male che l'uomo procura a se stesso e al sistema in cui vive, c'è sempre il Maligno, il "nemico" di cui Gesù parla in questo messaggio parabolico, il serpente antico nonché seduttore (Ap 9, 12) che per invidia dell'uomo dissemina zizzania laddove Dio semina la Parola. Purtroppo esiste e non lo si può misconoscere. Mentre il seminatore (Dio) si è prodigato a gettare il buon seme della Parola apportando il Regno nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo suo Figlio, con l'intento di instaurare un sistema di giustizia e di pace, nottetempo l'antico avversario ha disseminato della zizzania che ora cresce assieme al grano buono e maturo. Come descrive qualcuno, la zizzania è una gramigna malefica e perniciosa che facilmente si confonde con il grano per crescere e maturare assieme ad esso. Il padrone del campo ha molta pazienza. Non inveisce contro quel famoso nemico e neppure suole mettere mano alla falce per estirpare il pernicioso seme distruttivo. Come si sa, per trasformare radicalmente in meglio una determinata realtà, occorre disintegrarla per intero, senza curarsi di quanto di buono in essa persiste, per ricostruirla ex novo, come è avvenuto con il Diluvio Universale. Distruggere tutto è la via più breve e opportuna per ricostruire tutto con successo. Non è tuttavia il procedimento preferito da Dio che, nel medesimo caso dell'Arca di Noè, si guardò bene dal sopprimere le uniche otto persone giuste e ciascuna delle specie animali esistenti (Gen 9). Intercedendo a favore di Sodoma, Abramo ottiene da Dio che questa città venga risparmiata a motivo di pochissimi giusti timorati di Dio che vi abitano (Gen 18). Dio volentieri si astiene dallo sterminio, per riguardo a cinquanta, a venti o anche a sole dieci persone che si confondono nel bel mezzo del popolo perverso. Se un'intera popolazione è infatti colpevolizzata e meritoria di condanna severa per la sua ostinazione al male, ciò non autorizza a distogliere l'attenzione verso quelle pochissime persone umili e dimesse, timorate di Dio che costituiscono il lato buono di quella popolazione globale. Quindi, per rispetto a quei soggetti che formano in "grano buono" del mondo, Dio preferisce non intervenire catastroficamente sulla nostra realtà e di non sopprimerla. Sa attendere, pazientare e usa benevolenza. Oltretutto, se non vi fossero tentazioni o astute manovre se il male il peccato non convivessero nella nostra realtà assieme al bene come potremmo destreggiarci nella virtù e nella sconfitta del male facendo il bene (Rm 12, 21)? Vi sarà un giorno, quello del giudizio, nel quale chi ha operato il male sarà vittima del male stesso e lo strumento con cui avrà colpito sarà lo stesso attrezzo con cui verrà colpito. Il giudizio finale sarà quello della cernita fra le uve buone e le uve marce e Dio realizzerà per sempre la giustizia. Cieli e terra nuova saranno per i giusti. Intanto però occorre prestare particolare attenzione: la zizzania è una gramigna particolarmente contagiosa che, piantata in mezzo al campo di grado, può corrompere anche le spighe mature. Occorre convivervi senza lasciarsi abbindolare dalle sue immancabili seduzioni e radicandosi costantemente sulla Parola che comunque si diffonde ancora e genera frutto. Non cedere al male e alle sue lusinghe, ma adoperarsi contro il male con l'arma invincibile del bene e della giustizia. |