| Omelia (19-07-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Parabole per salvare il mondo Ci sono racconti che hanno unito, storie che hanno dato forma ad un'intera civiltà. La Bibbia, l'Odissea, la Divina Commedia, i promessi sposi, la Storia. Persino le favole ci hanno educato alla paura e al coraggio, alla giustizia e al desiderio. Persino Pinocchio, il burattino di legno: guarda che se non vai a scuola farai la sua stessa fine, diventerai un asino nel paese dei balocchi. Quella storia ha avuto la forza di scolarizzare un'intera Nazione a fine Ottocento, l'Italia. Se questo è un uomo: è riuscito a dire l'inenarrabile, l'inferno di un campo di concentramento. Ho percorso in questo tempo insieme ad altri pellegrini il cammino verso Santiago di Compostela: perché è così potente quel cammino? Perché è abitato da una storia, infiniti libri, c'è una narrazione millenaria che lo racconta. Conosco un grande e immenso narratore: è il mio Signore, il Maestro. Parla per immagini semplici e potenti, parla della vita che accade, tiene nelle mani piccole cose che rivelano l'Infinito. Parla attraverso parabole. Perché parlare in parabole? Perché preferisce narrare, invece di spiegare; sceglie di raccontare, invece di dettagliare, di elencare, di precisare il Regno di Dio. Perché il mio Signore ha un rispetto infinito della nostra libertà umana, la ama a tal punto da permettere un'infinita distanza. Parla in parabole alla libertà, altrimenti continueremo all'infinito a sottostare, a obbedire, ad avere paura, a eseguire brontolando, con il cuore altrove. Le parabole, orizzonte e un respiro di libertà. Parla in parabole perché qualcosa di personale si rimetta in moto, qualcosa che narri alla mia stessa esistenza. Anche io ho una storia da dire a partire da quelle immagini narrate. Le parabole sono una storia intensa che Dio e l'uomo stanno scrivendo insieme, uno ha bisogno dell'altro per scrivere un racconto a quattro mani. Parla in parabole perché il suo è un cuore gentile, tenero: sa che non siamo in grado di portare tutto il peso della rivelazione, che non sempre è necessario avere tutto chiaro. Basta il primo passo, basta una piccola storia, un piccolo seme, perché il cammino riprenda. Nel cuore del Vangelo di Matteo troviamo le parabole, sette in tutto. Sette. Come le candele accese del candelabro davanti al Tempio di Dio. Sette, come le invocazioni che compongono la preghiera del Padre nostro. Sette, come i fori che spalancano il nostro volto: due orecchi, due occhi, due narici, una bocca. In quelle sette parabole è come se stesse rimodellando i nostri visi, le sue mani e le sue parole stessero per riformare i nostri sensi. La parabola del seminatore, la parabola del grano e della zizzania, la parabola del granellino di senapa, la parabola del lievito, la parabola di un tesoro nascosto in un campo, la parabola di un mercante di perle preziose, la parabola di una rete gettata nel mare che raccoglie di tutto. Sette parabole: per ascoltare, guardare, profumare, per poter parlare. C'è un campo imbastardito: grano e zizzania sono cresciuti insieme. Graminacee e piante infestanti in una notte hanno invaso il buon grano. La rabbia, l'indignazione, lo stracciarsi le vesti: ma come! Dovrebbe essere solo bontà, tutta perfezione. Lo scandalo del male che abita insieme al bene, lo scandalo dell'ombra assieme alla luce. Così la zizzania che infesta la Chiesa, lo scandalo di un prete che non è solo buon campo, di una comunità che semina zizzania; come il tuo collega di lavoro, la compagna di una vita, i tuoi figli, lo straniero, l'anziano, il povero che bussa. Nessuno è poesia, nessuno è unicamente buon campo di grano: tutti siamo abitati da un limite, persino dal male, a volte estremo. Grano e zizzania insieme: non sta a me giudicare, anche dentro di me si distende quel campo di contraddizioni. Pazienza e Misericordia: affida al Signore quel campo, lascia a Lui l'ultima parola. C'è un lievito che fa fermentare tutta la pasta. Sarebbe inutile che tutto fosse lievito, occorre anche saper donare vita e ossigeno all'inerte farina. Basta poco, un po' di lievito, un po' di entusiasmo, un primo passo, perché tutto si rimetta in moto, tutto fermenti. C'è un granellino di senape, il più piccolo tra i semi. Quasi come l'ora di religione. Quasi come un piccolo segno di croce ogni mattina, un'Ave Maria a fine giornata. Quasi come una messa a Natale e a Pasqua. Quasi come un insignificante gesto di gratuità. Quasi come una riga di Vangelo. Diventa il più bello tra gli alberi: accoglie vita, fa ombra, diventa casa. Nelle mani tengo un piccolo seme, nel cuore ho un po' di lievito, nell'anima mi rendo conto di zizzania e di buon grano. Parabole per la vita. L'istinto di narrare, come le storie ci hanno resi umani. Narrare è salvare il mondo. |