| Omelia (19-07-2026) |
| don Michele Cerutti |
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La pazienza di Dio e l'impazienza degli uomini Sperimentiamo nella nostra vita la coesistenza del bene e del male nel campo del mondo come nel campo del nostro cuore dove crescono insieme il grano buono e la zizzania. Di fronte a quello che si presenta i personaggi del Vangelo indicano una posizione molto umana: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". Cresce subito l'impazienza di fare pulizia, di eliminare subito ciò che è sbagliato, di dividere il mondo in modo netto tra "buoni" e "cattivi". Quello che scaturisce è una sorta di giustizia immediata, violenta. Di fronte a questa impazienza la risposta del Padrone sicuramente ci spiazza e fa scaturire il vero volto di Dio: "No, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, sradichiate con essa anche il grano". Emerge tutta la pazienza di Dio, che non è indifferenza verso il male, ma è la pedagogia della Sua misericordia. Domandiamoci: perché Dio è così paziente? 1. Dio è paziente perché ci protegge Il Padrone sa che le radici del grano e della zizzania sono intrecciate. La nostra vita è complessa. In ognuno di noi il bene e il male si mescolano: non siamo mai completamente santi o completamente peccatori. Se Dio usasse la scure del giudizio immediato su ogni nostro errore, chi di noi si salverebbe? La pazienza di Dio è lo scudo che protegge la nostra fragilità. Egli preferisce tollerare la presenza del male pur di non rischiare di perdere nemmeno un solo chicco di grano buono. Ci viene in aiuto Sant'Alfonso Maria de Liguori: "O pazienza di Dio! Se Dio non fosse Dio, la Sua troppa pazienza verso chi sbaglia sembrerebbe quasi un'ingiustizia. Invece Egli tollera, aspetta e protegge. Perché sa che nel medesimo campo ci sono i suoi eletti che crescono accanto a loro, e la Sua misericordia non vuole che la punizione del malvagio porti dolore o rovina alla vita dei giusti che gli vivono accanto." 2. Dio è paziente perché crede nel cambiamento La logica umana dice: "Chi è zizzania rimarrà sempre zizzania". La logica di Dio, invece, scommette sul tempo. Il tempo che intercorre tra la semina e la mietitura non è un tempo vuoto, ma è lo spazio della possibilità. Per la botanica la zizzania non può cambiare natura, ma nella botanica dello Spirito tutto è possibile: una zizzania, toccata dalla grazia, può convertirsi e diventare grano. Dio ci dona tempo perché spera sempre nella nostra conversione. Penso a San Giovanni Bosco e al suo insegnamento nel campo educativo: "Non esistono ragazzi cattivi; esistono solo ragazzi che non sanno di poter essere buoni e ai quali nessuno ha dato il tempo e la fiducia per dimostrarlo. Se noi abbiamo la pazienza di Dio, vedremo il giovane più ribelle trasformarsi nel più generoso dei cristiani. Non estirpate, ma coltivate." 3. Il nostro compito: la vigilanza e la fiducia Cosa chiede a noi questa parabola? Non ci chiede di diventare complici del male, ma di smettere di essere giudici spietati. Ci chiede di convertire il nostro sguardo impaziente nello sguardo fiducioso di Dio. Spesso spendiamo troppe energie a cacciare le streghe fuori di noi, a giudicare gli altri, a condannare la società. Il Vangelo oggi ci invita a fare il contrario: a prenderci cura del grano, a coltivare il bene, a far risplendere la luce dell'amore anche in mezzo alle contraddizioni. La separazione finale spetta solo a Dio e avverrà alla fine dei tempi. Fino ad allora, siamo chiamati a vivere nel tempo della pazienza. Ci viene in aiuto San Francesco di Sales: "I giudizi affrettati contro il prossimo procedono dall'orgoglio e dall'amarezza del cuore. Chi ha un cuore pieno di carità cerca sempre di scusare l'altro o, se il male è evidente, spera nella sua guarigione. Non siate impazienti con i peccatori. Il Signore tollera la zizzania nel Suo campo con infinita dolcezza; chi siamo noi per voler essere più severi e sbrigativi del Padrone della messe?" Chiediamo oggi al Signore la grazia di un cuore mite, capace di abitare le imperfezioni della vita con speranza. Ringraziamolo per la pazienza infinita che ha verso ciascuno di noi e impariamo da Lui a guardare il mondo non con la rabbia di chi vuole distruggere, ma con l'amore di chi sa attendere il tempo del frutto. |