Omelia (20-07-2026)
Missionari della Via


Giona invitato da Dio ad andare a predicare a Ninive, si imbarca da un'altra parte, non sembra aver intenzione di essere profeta. Lo divenne e fu un diffidente, convinto dell'indifferenza al bene della città in cui era stato mandato. Eppure i cittadini di Ninive si convertirono, con stupore di Giona, tanto che "Bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli" (Gn 3, 5). Anche Gesù chiama delle persone praticamente non all'altezza, non una comunità di perfetti ma di perdonati. Giona l'indifferente, fu testimone per Ninive e si trovò a cambiare il suo cuore grazie alla conversione di altri. Invece scribi e farisei avevano un cuore indurito, perciò Gesù li chiama generazione malvagia e adultera e gli dice che l'unico segno è la sua presenza. Anche come cristiani dovremmo interrogarci sulla nostra testimonianza, perché possiamo essere gente dal cuore indurito. Non solo siamo chiamati a portare Gesù al mondo, ma anche a riconoscerlo nel mondo. Perciò dobbiamo curare il nostro cuore e il nostro sguardo. Il primo per far germogliare il Vangelo, così che chi ci incontra possa incontrare la luce e il lievito del Regno dei cieli, e interrogarci sul nostro sguardo perché Gesù non è possesso di qualcuno, neanche della Chiesa, perciò non possiamo non riconoscerlo anche per le strade del mondo.

«Vivi con naturalezza la vita cristiana! Insisto: fa' conoscere Cristo nella tua condotta, così come riproduce l'immagine uno specchio normale, che non deforma, né fa caricature. Se sei normale, come un simile specchio, rifletterai la vita di Cristo, e la mostrerai agli altri» (Josemaría Escrivà de Balaguer).