Omelia (18-07-2026)
Missionari della Via


Il male non esplode mai all'improvviso, ha dei precedenti e di solito cresce in silenzio, si prepara nel cuore. Persone che fanno del male agli altri arrivano a farlo coltivando pensieri distorti, non ascoltando chi hanno vicino, frequentando contesti negativi. Perciò crescendo nel silenzio, quando il male trova il momento opportuno, si rivela come qualcosa che aspettava solo l'occasione per uscire allo scoperto. Così accade ai farisei, la loro ostilità nasce non da un momento puntuale ma da una avversione coltivata nel tempo. L'avversione che coltivavano derivava anche dalla loro adesione rigida alle cose di Dio, dal voler servire con purezza Dio. «I farisei erano un partito religioso amante del fatto che il loro nome derivasse da una parola che significa "separato". Il risultato fu che i farisei tendevano a vedersi un gradino sopra le altre persone» (Leon Morris). Avevano una tale visione data dal fatto che erano effettivamente stimati dal popolo e uno gruppo religioso significativo. Può succedere anche a noi di sentirci "troppo buoni" e di crescere in rigidità, non riuscire ad accettare un rifiuto, non riuscire ad accettare una presenza diversa, ergersi come esseri perfetti. Papa Francesco ci diceva: "State attenti voi davanti ai rigidi. State attenti davanti ai cristiani - siano laici, preti, vescovi - che si presentano così "perfetti", rigidi. State attenti. Non c'è lo Spirito di Dio lì. Manca lo spirito della libertà. E stiamo attenti con noi stessi, perché questo ci deve portare a pensare nella nostra vita. Io cerco di guardare le apparenze soltanto? E non cambio il mio cuore? Non apro il mio cuore alla preghiera?".

Gesù, infatti, si fa portatore di un'altra logica. Si ritira per continuare a guarire, e infatti "li guarì tutti"; e chiese il silenzio, portò avanti con mitezza la sua missione. Il profeta Isaia lo aveva già descritto così: un servo che non spezza la canna incrinata, che non spegne la fiamma smorta, che non schiaccia chi è fragile (cf Isaia 42,1-4). Mentre i farisei con la loro rigidità decidono di eliminarlo, Lui continua a rialzare, a custodire. Il contrasto è netto, da una parte, un potere che trama nell'ombra; dall'altra, un Messia che opera nella luce, con discrezione e tenerezza.

«L'adesione e la permanenza volontaria in certi ambienti religiosi, fortemente inquadrati in rigide strutture che separano e isolano dagli altri, rende incapaci di dialogare, di confrontarsi con altre realtà, entrando in un circuito negativo dove si teme, rifiutandola, ogni proposta alternativa. Questo deliberato isolamento per difesa, per paura, diventa la propria volontaria prigione dalla quale è impossibile uscire. E la libertà viene vista come un pericolo. Per gli scribi e i farisei conta solo il fatto che Gesù abbia trasgredito pubblicamente il precetto del sabato. A loro non interessa la guarigione dell'uomo ma solo colpire l'artefice di essa. È per questo che confabulano tra loro su cosa fare a Gesù. Non si tratta di decidere se eliminarlo o meno, ma come e quando sia conveniente farlo»
(don Alberto Maggi).