| Omelia (15-07-2026) |
| Missionari della Via |
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Gesù ci parla di realtà nascoste e di cose rivelate ai piccoli. I "piccoli" sono coloro che non hanno potere, che non sanno, che non possiedono un pensiero compiuto. In greco népios significa "infante", colui che non parla: è l'immagine di chi non si impone, non domina, ma ascolta e accoglie. Ed è proprio a loro che Dio si rivela. Questo è il paradosso evangelico: davanti ai "sapienti e intelligenti", Gesù afferma che il mistero del Padre si apre non a chi sa molto, ma a chi si lascia amare. I bambini, con la loro fiducia spontanea, diventano così icona di un cuore libero, non appesantito dal bisogno di apparire o di controllare. Oggi questa pagina del Vangelo ci interpella in modo nuovo. I bambini, proprio coloro che Gesù indica come modello, sono tra i più esposti: non solo vittime di guerre e violenze, ma anche feriti nello sguardo, catturati da un'economia digitale che sfrutta la loro vulnerabilità. Papa Leone XIV ci avverte: "Non vanno sottovalutate le forme più sottili di dipendenza legate all'economia digitale dell'attenzione, dove piattaforme e servizi sono progettati per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti, sfruttandone le fragilità e indebolendo la libertà interiore" (Magnifica Humanitas 170). Le parole del papa ci mettono in guardia: piattaforme e servizi sono progettati per trattenere lo sguardo, indebolire la libertà interiore, colonizzare il desiderio. È una forma di prepotenza sottile, che non usa armi ma cattura il tempo, la mente, il cuore. Il Vangelo ci chiede un duplice movimento: custodire i piccoli, proteggere il loro sguardo, difendere la loro libertà interiore; imparare da loro, dalla loro capacità di accogliere il mondo senza possederlo, di stupirsi senza consumarlo. Quando Gesù benedice i piccoli, benedice anche la parte fragile e luminosa che abita ciascuno di noi. E ci ricorda che il Regno cresce dove c'è spazio, dove non tutto è già occupato da rumori, immagini, pretese. «C'è un mistero che non è rivelato né ai sapienti, né ai furbi, né ai prudenti. Tenete presente che Gesù sta parlando a delle persone che hanno molta stima dell'intelligenza, tanto vero che Hillel un maestro contemporaneo di Gesù diceva che un ignorante non può evitare il peccato, un analfabeta non può essere pio. O anche: "molta legge, molta vita; più conosci e più vivi" e qui la vita è simbolo di benessere. E così il Talmud dice: "Non vi è altro povero se non chi è povero di sapere". E Gesù qui dice il contrario. Queste cose sono nascoste agli intelligenti ed ai sapienti. Questo è grande mistero [...] Quindi nessuno che faccia da padre eterno capisce Dio. In fondo c'è un piccolo in noi che è la nostra verità profonda, che è il nostro bisogno di essere voluti bene, è questa la nostra verità che coglie Dio e tante volte tutta la nostra vita è un tentativo di soffocare questa nostra verità e diventiamo sempre peggiori per cui vivere è un male sostanzialmente. Però si dà anche l'ipotesi contraria, che la nostra vita è un diventare piccoli in questo senso, è un riconoscere sempre più la nostra verità ed è un crescere in questo» (p. Silvano Fausti). |