| Omelia (14-07-2026) |
| Missionari della Via |
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L'umanità non ha differenze, tutti possono accogliere o meno il regno di Dio. Eppure, ci sono delle chiusure ottuse e ignoranti che portano male a noi e a quelli della nostra casa. Ci sono delle ottusità e mancanze di elasticità che ci rendono persone su cui tutto rimbalza. Anche le parole di Gesù hanno meritato diffidenza! Queste città nominate Betzaida e Corazin sono benestanti, possiamo dire che erano luoghi di altolocati che pensavano di sapere tutto. Anche noi spesso abbiamo l'atteggiamento di queste città. È noto che si trovano luoghi cristiani, parrocchie, movimenti o comunità e anche famiglie, dove si coltivano ottusità in nome di una sapienza già acquisita. Nessun luogo di Dio in cui si pensa di essere arrivati e riusciti può essere all'altezza di aprirsi alla novità di Gesù. Tempo fa parlando con un giovane di una parrocchia leggevo un entusiasmo nel raccontare quanti bambini frequentano e si parlava della loro bravura nel tenere i giovani e del fatto che questo significava riuscire e portare frutto come vuole Gesù. Ma perché non notiamo che i ragazzini ogni anno sono diversi, passano e poi non sono più lì? Gesù è questo? Perché non notiamo che molti dei catechisti e degli operatiori parrocchiali non si confessano e non pregano, quindi svolgono solo un ruolo sociale? Non è che siamo diventati ottusi e non ci apriamo veramente alla presenza di Dio che cambia la vita, e facciamo delle parrocchie e delle comunità cristiane e anche delle famiglie religiose un luogo di ottusità? È triste come alcuni santi sono passati in alcuni contesti inosservati, oppure addirittura sono stati scacciati. Forse anche Dio nella nostra vita può passare inosservato? Oggi il Vangelo ci invita a riflettere con umiltà: non è che sono anche io come Corazin e come Betsaida? «Umanità significa identità: tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; nessuna differenza, almeno quaggiù [...] la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. Ma l'ignoranza mescolata all'impasto umano lo rende nero incurabile penetrando nell'interno dell'uomo vi diventa il male» (Victor Hugo). Il santo del giorno: San Camillo de Lellis Nato a Bucchianico, in provincia di Chieti, il 25 maggio del 1550 e morto a Roma il 14 luglio 1614, la sua figura è emblematicamente legata alla croce rossa che egli ottenne di portare cucita sull'abito religioso da papa Sisto V nel 20 giugno 1586. [...]. La grazia di Dio raggiunse Camillo nel 1575. Durante un viaggio al convento di San Giovanni Rotondo, incontrò un frate che lo prese in disparte per dirgli: "Dio è tutto. Il resto è nulla. Bisogna salvare l'anima che non muore...". Chiese di diventare cappuccino, ma per due volte venne dimesso dal convento a causa di una piaga nella gamba, apertasi al tempo delle sue scorribande militari. Per tale motivo fu ricoverato nell'ospedale romano di San Giacomo. Qui l'intuizione: unire la pregressa disciplina del soldato alla carità cristiana dando vita ai "Ministri degli infermi". Quattro i voti per entrare a farne parte: obbedienza, povertà, castità, servizio ai malati (Vatican news). |