Omelia (19-07-2026)
padre Ezio Lorenzo Bono
OMBRA E LUCE (Caravaggio)

I.
Uno dei miei artisti preferiti è senza dubbio Caravaggio. A Roma, dove vivo, si conservano molte sue opere. Anche qui a New York, dove mi trovo in questi mesi, ho potuto ammirarne altre tre al Metropolitan Museum of Art. Questo grande pittore era originario del paese di Caravaggio, in provincia di Bergamo, a pochi chilometri dal mio paese natale, ma fu soprattutto Roma la città dove realizzò alcuni dei suoi capolavori. Oggi le sue opere sono conservate nei più importanti musei del mondo.
Caravaggio è considerato uno dei padri della pittura moderna. Nei suoi quadri i santi hanno il volto della gente comune, dei poveri, degli emarginati che incontrava per strada. Con il suo pennello trasformava prostitute in Madonne e poveri cristi in santi. Ma ciò che rende immediatamente riconoscibili le sue opere è soprattutto il contrasto tra luce e ombra. La luce irrompe improvvisa sui personaggi e sembra rappresentare la grazia di Dio che raggiunge uomini e donne segnati dal peccato e dalla fragilità. Forse proprio perché anche la sua vita fu una continua lotta tra grandezza e miseria, tra santità e peccato.
Per sua fortuna, e anche per la nostra, Caravaggio incontrò persone, come il cardinale Del Monte e la marchesa Costanza Colonna, che seppero riconoscere il genio nascosto dietro le sue cadute senza identificarlo con i suoi peccati e lo protessero. Altrimenti, probabilmente, molte delle sue opere non sarebbero mai esistite.

II.
La parabola di questa domenica ci parla proprio della convivenza del bene e del male. Non dobbiamo interpretarla come una divisione dell'umanità tra santi (il grano) e peccatori (la zizzania), ma come la compresenza, in ogni uomo, del bene e del male. Per questo il padrone del campo non vuole che si strappino subito le zizzanie, perché le loro radici sono intrecciate con quelle del grano. Solo alla fine le zizzanie verranno separate e bruciate, ma non nel senso che i buoni andranno in cielo e i cattivi all'inferno. Piuttosto nel senso che ogni uomo, prima di entrare nel Regno dei cieli, dovrà essere purificato dalle proprie zizzanie. Il purgatorio sarà il luogo in cui il grano che è in noi verrà finalmente liberato dalle zizzanie che lo soffocano.
Questa parabola, insieme ad altre, viene spesso letta come il racconto di un Dio che castiga i peccatori e li manda all'inferno. Ma una simile interpretazione contraddirebbe il cuore stesso del Vangelo, secondo il quale Dio è misericordioso e manda suo Figlio proprio per salvare i peccatori. Gesù si fa prossimo dei pubblicani, delle prostitute e dei peccatori e, come un Caravaggio (o meglio, Caravaggio come Gesù), trasforma i pubblicani in apostoli, come Matteo, e le prostitute in sante, come Maria Maddalena. Un papà o una mamma che hanno un figlio delinquente, drogato o persino assassino, lo rinnegheranno per sempre? Lo abbandoneranno proprio quando ha più bisogno di loro? Certamente no. Rimarrà sempre loro figlio e faranno tutto il possibile per salvarlo. E allora come possiamo pensare che Dio agisca diversamente? Dio non può essere meno umano degli uomini.
Mentre tenevo una lezione all'università sul tema dell'educazione carceraria, insistevo sulla necessità che i detenuti possano studiare e laurearsi in carcere perché, come dimostrano molte ricerche, questo favorisce il loro riscatto e riduce fortemente il rischio di ricadere nel crimine. A un certo punto uno studente mi disse: «Non è giusto che i miei genitori debbano fare tanti sacrifici per mantenermi agli studi, mentre un criminale in carcere può studiare gratuitamente, a spese dei contribuenti». Allora gli chiesi semplicemente: «E se quel criminale fossi tu?». Dio, proprio perché è Padre, non vuole la morte dei suoi figli, ma la loro salvezza. Egli vuole bruciare le loro zizzanie, non il loro grano; purificare ciò che deturpa la loro vita e far risplendere la bellezza che ha seminato in ciascuno di loro.

III.
In conclusione, Caravaggio con i suoi dipinti ci ricorda che tutta la nostra vita è una lotta tra luce e ombra. Gli viene attribuita questa frase: «Penso che non ci sia niente nelle tenebre e ci sia tutto nella luce. Scelgo la luce». È una frase che potrebbe quasi essere il commento al Vangelo di oggi. Anche dentro di noi convivono ombra e luce. Il Signore non si scandalizza delle nostre ombre; ci chiede soltanto di continuare a scegliere la luce. Perché è proprio da questa lotta tra ombra e luce che nascono i capolavori più belli.


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