| Omelia (12-07-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
|
Quella che è veramente: Parola di Dio e non di uomo La Parola di Dio viene comunicata apertamente e in larga misura si diffonde fra gli uomini con profitto. Il profeta Isaia la paragona alla pioggia e alla neve, che in se stesse hanno la capacità di irrigare e di far germogliare e di favorire così la vita (specialmente le piogge): toccano sempre il suolo e lo bagnano. Che poi il terreno produca o sia sterile è altro argomento. Così la Parola del Signore è sempre copiosa e produttiva, ma quando reca frutto nell'uomo? Questo dipende dal terreno, cioè dal cuore dell'uomo. Dipende da come reagisce il "terreno" alla gratuità del messaggio divino e questo viene illustrato da Gesù non soltanto in questa famosa parabola del seminatore che sparge il seme in più zone, ma anche nella domanda che i discepoli gli rivolgono, che poi è anche un interrogativo molto ricorrente e impegnativo nei vangeli. Gli chiedono infatti: Ma perché parli loro (agli oppositori e ai refrattari) in parabole e a noi parli direttamente? Nella sua risposta Gesù delinea ancora che la Parola del Signore ha sempre effetto benefico e soprattutto viene sempre concessa a tutti. Essa però incontra, proprio come nel caso di un terreno arido o fertile, due categorie di popolo e di ascoltatori: 1) il "terreno buono" di coloro che seguono Gesù, hanno già accolto la sua figura e il suo annuncio e sono in grado di comprendere ancora; 2) il terreno arido e sterile rappresentato dalle "folle", gli interlocutori che non si sono convertiti, non hanno voluto mutare il cuore e ascoltano Gesù con molta superficialità e approssimazione. Di fronte a Gesù Messia occorre cambiare vita, cioè convertirsi e lasciarsi quindi interpellare dal cuore e dalla buona disposizione. Le "folle" del terreno brulloso invece, come già profetizzava Isaia, si mostrano insensibili e pregiudizievoli, recalcitrano di fronte a Gesù, pongono obiezioni nonostante il suo messaggio sia chiaro e comprensibile. A loro pertanto si parla per mezzo di un "filtro spirituale" ossia con un messaggio indiretto e parabolico, fatto di metafore, accostamenti e allegorie che essi non possono comprendere nell'immediato (perché guardando non vedano, udendo non ascoltino). Il messaggio è certamente rivolto anche a questi refrattari e ostinati repulsori della Parola per antonomasia che è Gesù; a loro è anche data la possibilità di convertirsi. Dovranno però interrogarsi con più impegno, chiedere spiegazioni, scrutare il senso metaforico del messaggio per cogliere quello lineare. Di fronte alle parabole, costoro sono chiamati ad atteggiarsi come Nicodemo, capo della sinagoga, che andrà poi a trovare Gesù di notte sarà fra quelli che dovranno affrontare una nuova parabola "rinascere dall'alto",(Gv 3) ma vi corrisponde con il dialogo e l'apertura, chiedendo spiegazioni a Gesù sul concetto di "rinascita dall'acqua e dallo Spirito. Nicodemo affronta le parabole rompendo lo schema consueto della cecità e della refrattarietà e il seme della parola in lui germoglia perché rende il suo terreno da "arido" a bonificato. Anche le parabole comunque sono facili ad essere comprese, sebbene si espongano in un linguaggio non diretto, o almeno contengono una verità di fondo che è bello scoprire al di là del testo metaforico. Esse infatti mettono in relazione un racconto con una verità, una descrizione fantasiosa con la sua pedagogia di fondo e a proposito del seminatore che disperde la semente in varie tipologie di terreno esse ci rivelano appunto dell'efficacia della Parola in se stessa, ma anche della necessità che da parte nostra si disponga di un buon terreno, ossia di un cuore aperto e capace di mettersi in discussione. Come sappiamo il messaggio divino trova molte resistenze nella vita anche ai nostri giorni. Vi è molta superficialità nell'accoglienza della Parola in tutti i campi del vissuto. Si recalcitra di fronte ai moniti del papa alla pace e alla solidarietà e vi si pone anche resistenza. La Parola di Dio e la dottrina della Chiesa vengono viste con distacco o come fastidiose imposizioni in campo di etica e di morale, oppure relegate ai soli "addetti ai lavori" del clero e della sacrestia. Spesso si marcia in senso opposto rispetto a quanto ci indica Cristo nella Chiesa in fatto di etica e di condotta morale e non di rado anche fra coloro che presumono di essere sensibili alla Parola di Dio vi sono in effetti farisei e "folle" refrattarie che "guardano ma non vedono; odono ma non sentono". Non è forse vero che nella nostra vita ecclesiale la Parola viene rifiutata semplicemente perché non si ama leggerla e meditarla, come si farebbe con un romanzo o con un fumetto? Oppure che l'omelia del sacerdote la Domenica si trasformi spesso nel "tormento dei fedeli"? E' vero anche che di Gesù si accoglie solamente il messaggio più piacevole e di comodo, rifuggendo tutto quello che comporti per noi impegno, umiltà e abnegazione. Le tipologie di terreno sono insomma tantissime e parecchie anche al giorno d'oggi si identificano con il suolo sassoso, con quello spinoso e asfissiante... Ma c'è anche il terreno buono, quello che l'accoglie senza farvi resistenza e le quale Dio stesso non mancherà di apportare i suoi frutti di amore, di giustizia e di pace. E c'è anche l'efficacia intrinseca della Parola stessa che non si arrende alle nostre neghittosità e resta sempre quella che è: "parola di Dio e non parola di uomini"(1Ts 2, 13) che gli uomini cioè non potranno mai manimettere ma che resterà sempre tale per realizzare il bene degli uomini stessi. La Parola affronta tutti i mali dell'uomo e non si arrende alle nostre insensibilità e alle nostre refrattarietà. Essa, come spada a doppio taglio, penetra "fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore(Eb 4, 12) e non manca di apportare novità in ogni sua azione, per quanto noi crediamo di non venirne interessati. |