| Omelia (12-07-2026) |
| diac. Vito Calella |
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L'ideale di "ascoltare" e "vedere" Introduzione al discorso delle parabole di Mt 13,1-52 Inizia oggi l'ascolto del discorso in parabole di Mt 13,1-52, che ci accompagnerà per tre domeniche di seguito. Rispetto allo stesso discorso del vangelo di Marco (Mc 4,1-34), Matteo ci presenterà sette parabole. Amplifica molto la risposta di Gesù alla domanda dei discepoli: «Perché parli alla gente con parabole?» (Mt 13,10), citando un lungo passo del profeta Isaia (Mt 1,14-15 citando Is 6,9-10); aggiunge tre parabole, che Marco non aveva raccontato: quella della zizzania e del grano (Mt 13,24-30), quella del tesoro e della perla più preziosa (Mt 13,44-46), quella della rete (Mt 13,37-50). Panoramica del Vangelo di questa domenica in tre parti distinte Il Vangelo di questa domenica presenta la prima di sette parabole: quella del seminatore (Mt 13,1-9). Segue la lunga risposta di Gesù alla domanda dei discepoli sul "perché" parlare in parabole (Mt 13,10-17). Si conclude con un'interpretazione della parabola del seminatore offerta da Gesù stesso (Mt 13,18-23). La risposta di Gesù ai discepoli sul "perché" parlare in parabole focalizza l'attenzione su due azioni: udire e vedere. La folla ha difficoltà a udire e a vedere, mentre il piccolo gruppo di discepoli è «beato perché i suoi occhi e le sue orecchie vedono e odono!» (Mt 13,16). Cosa significano "udire" e "vedere"? L'atto di "udire" consiste nell'essere consapevoli dell'atteggiamento di ascolto. L'arte dell'ascolto richiede tre scelte: la prima è il desiderio di essere disponibili e liberi di accogliere l'altro che parla; la seconda è il desiderio sincero di prestare attenzione concentrata all'argomento trattato, vigilando sul pericolo di distrazione e superficialità; la terza è saper discernere, meditare e valutare se il contenuto detto sia utile o meno; se il contenuto è positivo, la sua meditazione e interiorizzazione, impresse nella própria mente, lo rendono come una luce di saggezza che illumina il cammino della vita e rafforza l'esercizio della libertà finalizzata al proprio bene e al bene di tutti. L'atto del "vedere" consiste nel coltivare un atteggiamento di contemplazione. L'arte della contemplazione richiede tre scelte: la prima è il desiderio di osservare attentamente il tutto e i dettagli di ciò che accade intorno a noi, vigilando contro il pericolo di vedere solo ciò che ci interessa o di vivere una quotidianità frammentata in mille impegni, correndo senza sosta e senza assaporare ciò che si rivela agli occhi nel momento presente; la seconda scelta è il desiderio di sviluppare la capacità di una visione simbolica dei segni che appaiono, perché tutto ciò che si vede con gli occhi può comunicare un significato più profondo di ciò che appare immediatamente; la terza scelta è saper scorgere il divino nell'umano, il regno di Dio che si manifesta in situazioni complesse, in un intreccio di positivo e negativo, di bene e di male, sia negli eventi della propria vita sia nella storia dei popoli e dell'umanità. ► L'arte dell'ascolto e della contemplazione, durante il periodo in cui Gesù svolgeva la sua missione pubblica, si poteva verificare valutando come veniva accolto mentre offriva a tutti indistintamente i suoi insegnamenti in parabole, come la pioggia che cade sulla terra, confermando le sue parole con miracoli e gesti di incontro e vicinanza con i malati, i più poveri e i peccatori. Ecco perché Gesù disse: «In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non l'hanno visto, e udire ciò che voi udite, ma non l'hanno udito» (Mt 13,17). Solo un gruppo ristretto di discepoli poté cogliere la grande opportunità di ascoltare, di custodire nella mente e nel cuore le parole pronunciate da Gesù e di contemplare nella sua persona l'inizio dell'effettiva realizzazione del regno di Dio, perché Gesù era al tempo stesso il vero Dio che aveva veramente assunto tutta la fragilità della natura umana. ► L'arte dell'ascolto oggi si riassume nella scelta e nella pratica dell'incontro orante con la Parola di Dio. Nella lettura orante della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo affinché guidi i nostri passi di fedeltà al testo, di interpretazione, di attualizzazione per la vita di oggi e di risposta orante di ringraziamento e supplica. ► L'arte della contemplazione oggi si riassume alla capacità di vedere che, con l'aiuto essenziale dello Spirito Santo, la Parola ascoltata, custodita nella mente e nel cuore, arricchisce veramente le relazioni umane con azioni concrete e umili compiute in segreto, che producono e irradiano «amore, pace e gioia, pazienza e benevolenza, bontà e fedeltà, mansuetudine e autocontrollo» (Gal 5,22b-23a). Quest'arte dell'ascolto e della contemplazione la offriamo come atto di ringraziamento nella dossologia finale della preghiera eucaristica, rivolta a Dio Padre per mezzo di Cristo, con Cristo e in Cristo, nell'unità dello Spirito Santo. Attraverso la comunione eucaristica con il Corpo e il Sangue di Cristo, ciascuno di noi, figlio amato di Dio Padre, non si sente isolato né solo, ma rafforza la gioia e la responsabilità di essere membro vivo del corpo ecclesiale di Cristo, chiamato a contribuire, in questo mondo complesso e in questa casa comune della natura così sfruttata e disprezzata, ad essere quella «rivelazione dei figli di Dio» che promuove i veri valori del Regno di Dio: rispetto, giustizia, condivisione e riconciliazione. Quest'arte dell'ascolto e della contemplazione è paragonata a un terreno fertile dove i semi della Parola di Dio seminati producono frutti abbondanti; o alla pioggia della Parola di Dio che diventa una vera benedizione di prosperità per la terra seminata. Tuttavia, quest'arte dell'ascolto e della contemplazione è costantemente minacciata. ► Il pericolo maggiore è l'ostinazione della persona orgogliosa che rifiuta deliberatamente qualsiasi incontro di preghiera con la parola di Dio, pensando di potersi arrangiare da soli nella vita e che la realizzazione del regno di Dio in questo mondo sia una fantasia della religione cristiana. È la realtà di coloro la cui coscienza è paragonata al «bordo della strada», cioè al sentiero nel campo, che impedisce ai semi di penetrare nel terreno, lasciandoli esposti agli uccelli rapaci, che divorano ciò che rimane sulla superficie della terra calpestata. Gli uccelli rapaci rappresentano ogni forma di idolatria che dà sicurezza ai cuori induriti dei superbi, degli arroganti, di coloro che ascoltano solo i propri istinti, sentimenti e pensieri egoistici e vedono solo i propri interessi, per difendere ed esaltare il proprio "Ego". Purtroppo, sono ancora molte le persone che scelgono di essere autosufficienti, senza bisogno di Dio nella loro vita. ► Il secondo pericolo può essere la superficialità della vita, oggi incoraggiata dalla presunta divinità dell'intelligenza artificiale che, con le innumerevoli app su internet, fornisce tutto in tempo reale, senza bisogno di impegnarsi nella riflessione e nell'approfondimento delle motivazioni più profonde dell'esistenza. Arriva una prova e tutto crolla, perché i valori della perseveranza e dell'obbedienza sono raramente praticati nei momenti difficili della vita. Le prove, le persecuzioni, le guerre, i conflitti, i fallimenti, gli incidenti, le malattie, le calamità naturali, persino i peccati commessi, paragonati alle numerose pietre che compongono il «terreno sassoso», non vengono visti come opportunità di un nuovo inizio e di conversione, ma finiscono per far sprofondare molte persone ancora più profondamente nella depressione, nella rabbia, nell'apatia, in una sola parola: nella disperazione. Queste persone non riescono a scorgere la presenza divina che non le abbandona mai, specialmente nelle fasi più difficili della loro vita. ► Il terzo pericolo può essere il soffocamento del "fare" e del "piacere". Spinti dalle preoccupazioni della vita e dall'avidità di denaro e beni materiali, possiamo soffocarci con il "fare". Oppure, spinti dall'esercizio egoistico della sessualità, possiamo soffocarci con l'uso degli altri, condizionati unicamente dall'istinto incontrollato della lussuria; o ancora, spinti da una dipendenza incontrollata dall'istinto di "gola", possiamo soffocarci con l'obesità e i vizi di droga, alcol, fumo, gioco d'azzardo e connessione illimitata ai social network. Se gemiamo interiormente perché non siamo ancora come «terreno fertile», manteniamo viva in noi la speranza che la morte e la risurrezione di Gesù siano la grande prova del potere trasformatore, liberatore e santificante dello Spirito Santo in noi, che non ci abbandona mai, perché Dio Padre desidera veramente la salvezza di tutti. |