Omelia (10-07-2026)
Missionari della Via


Quella che ci proietta Gesù è una scena drammatica, prima ci dice di immaginare di essere prede di un branco di lupi, poi tribunali, flagellazioni, tradimenti delle persone più care, odio gratuito, persecuzione, bisogno di fuggire. Ma quando ci accadono queste cose? Cosa vuole dirci questo Vangelo? Sostanzialmente ci dice che esiste il male, e che scopri che esiste quando non lo pratichi; perciò, ti viene incontro e tu sei disarmato, non combatti per gli stessi obiettivi di chi compie il male. Se tu sei generoso e ti ritrovi davanti all'avidità di qualcuno, questi tenterà di fregarti; se sei mite e ti trovi davanti a un prepotente, questi tenterà di dominarti; se sei onesto e ti trovi davanti a persone disoneste, questi tenteranno di tirarti fuori dai ruoli di responsabilità; se sei sincero e ti trovi davanti a sistemi di menzogna, sarai messo al bando e screditato, per togliere credibilità a ciò che dici...Ecco riconosci i lupi se sei pecora, riconosci il male se compi il bene! Perciò Gesù ci mette in guardia dopo averci insegnato ad amare, perché amare comporta sacrificio e prudenza per non soccombere. Richiede semplicità di cuore, non cadere in tortuosità di pensiero, ossessioni anche nel compiere il bene: essere semplici! Tanti per non essere fregati imparano ad essere duri e tortuosi, complottisti, irrequieti. Insieme alla semplicità Gesù dice di abbinare la prudenza, quella capacità di far sopravvivere il bene. I santi ne sanno qualcosa con la loro obbedienza viva che riconosceva l'autorità ma allo stesso tempo custodiva il dono di Dio; con la loro coerenza nel parlare, per dare valore a ciò che annunciavano. Ne sanno qualcosa perché spesso sono stati perseguitati, fuori e dentro la Chiesa, e dovevano amare e sopravvivere. Chi non è prudente agisce d'istinto, in nome della sincerità rivela cose inutili o si difende con aggressività, non sa aspettare, si ammala quando il suo bene viene schiacciato. La prudenza ci insegna che la bontà va custodita. Perciò è una virtù dei santi ma anche una caratteristica richiesta a coloro che hanno ruoli di responsabilità, che sono proprio chiamati a coltivare bontà e prudenza. In ogni ambiente c'è chi, davanti ai problemi, preferisce sdrammatizzare con leggerezza o accendere polemiche; chi ha responsabilità di guida (in famiglia o ovunque) deve imparare che la via giusta è la prudenza, la virtù di chi riconosce la complessità delle situazioni e la pluralità dei punti di vista, e cerca di comporli senza schiacciare nessuno. Governare significa custodire il bene comune, non il vantaggio di pochi o il proprio. Ecco perché ci vuole la prudenza, che è la via per far continuare a vivere il bene, andando avanti a costo di passare da una città all'altra. Il regno di Dio si attua sempre con bontà e prudenza!

«"Prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10,16b). Che conoscono le regole del mondo, ma non perdono per questo il loro umano candore» (Mariapia Veladiano, filosofa e teologa)