Omelia (09-07-2026)
Missionari della Via


I predicatori del regno di Dio sono mandati da Gesù in povertà. Ce lo ricorda chiaramente l'invito di Gesù: "Non portate borsa, né sacca, né sandali" (Lc 10,4). È un invito alla povertà non solo come tornaconto, ma in partenza. Paradossalmente i predicatori di un Re, portano l'annuncio in povertà. Eppure, hanno "il potere di", possono scacciare spiriti impuri, guarire malattie e infermità. È proprio a partire da questo potere, da ciò che possono fare, devono sempre ricordare che portano un bene più grande, non vendibile, non mercificabile. Il proverbio, "non si fa niente per niente!" o "senza soldi non si canta messa", è utilizzato per dirci un tornaconto, un potere che anche nel servizio del Signore vogliamo trasformare in beneficio personale. Pensare di seguire il Signore per perderci...no...ci sembra da stupidi! Tutto può sembrarci sconveniente. Eppure, Gesù manda senza niente, ad operare gratis. Il guadagno non è monetizzabile, non è un valore che possiamo trasformare in beneficio personale. Scrive un teologo: "C'è chi parla di Dio come se fosse un argomento opzionale o solo teorico ("Dio? non rilevante"), e c'è chi ne parla solo se gli paghi il caffè ("Dio? ti mando l'iban..."). Ecco spesso cosa si trova [anche] sui social: o soggettivismo o fatturazione. Giustino li aveva già catalogati circa duemila anni fa: apatici e venali. L'Apologeta scriveva: "Anche io, del resto, desideravo dapprima incontrarmi con uno di loro, e dunque mi rivolsi ad uno Stoico: dopo aver trascorso con lui un tempo sufficiente, dal momento che non apprendevo nulla sul problema di Dio (quello non ne sapeva niente, e sosteneva che si trattava di una materia non necessaria), lo abbandonai e andai da un altro, che si definiva Peripatetico: un tipo intelligente, o, se non altro, aveva questa fama. Mi tenne con sé per i primi giorni, ma dopo mi chiese di fissare un compenso per continuare, affinché la nostra frequentazione non fosse infruttuosa. Per questo motivo lasciai anche lui, convinto che non fosse affatto un filosofo" (Dialogo con Trifone, 2,3)" (Umberto Rosario del Giudice). Questa condivisione di un teologo può farci sobbalzare, smuovere qualcosa dentro di noi che ci fa' chiedere: facciamo di Dio una merce per il tornaconto personale? Oppure trattiamo Dio come qualcosa di inconsistente, che non riguarda la realtà? Il "potere ricevuto" da Dio gratuitamente come lo offriamo in parrocchia, nella chiesa, nella società? Sull'esempio degli apostoli ricordiamo il monito del Signore: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Vivere gratuitamente è scegliere di amare senza garanzie, di servire senza calcoli, di donarsi senza aspettare applausi, di non attendere risultati, di non fare del denaro il centro del nostro agire. È lasciare che il bene passi attraverso di noi senza trattenerlo. Gratuitamente è un avverbio, questo vuol dire che non indica qualcosa da fare, indica come fare le cose! Oggi facciamo illuminare dagli apostoli, che hanno saputo insegnarci l'arte di Dio: il dono. Hanno saputo presentare come si vive bene, non nell'ottica del prendere, salire e dominare, ma in quella del dare, scendere, servire.