| Omelia (08-07-2026) |
| Missionari della Via |
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Commento su Matteo 10,1-7 Il cuore di questo Vangelo è la chiamata: una chiamata che non nasce da meriti, competenze o perfezioni, ma dalla libertà di Gesù che vede nei Dodici ciò che essi ancora non vedono in sé stessi. È una relazione, quella che possiamo attuare con Gesù, che ci fa scoprire il nostro nome vero, il nostro vero orientamento nella vita. Matteo elenca i nomi uno per uno. Non è un dettaglio: è teologia pura. Dio non chiama masse indistinte, ma volti, storie, fragilità. C'è Pietro, impulsivo; c'è Andrea, silenzioso (nel Vangelo sono riportate poche parole); c'è Matteo, ex pubblicano; c'è Giuda, che tradirà. Eppure, Gesù li chiama tutti e dopo averli scelti, non li tiene con sé, non li protegge in un recinto affettivo: li manda fuori, sulle strade, tra le pecore perdute. La missione nasce sempre da uno sguardo che precede e sorprende, infatti subito dopo la chiamata, c'è l'invio: predicate. E li chiama a predicare, non precisando: "quando sarete pronti", "quando avrete studiato abbastanza", "quando sarete perfetti", ma "strada facendo". La predicazione nasce mentre si cammina, mentre si cresce, mentre si sbaglia, mentre si impara. Questo è un invito ad annunciare un Gesù che ci ha chiamato, mettendo davanti non tanto le competenze ma le esperienze imperfette, di uomini e donne in cammino. Infatti, il contenuto dell'annuncio è essenziale, quasi disarmante: "Il Regno dei cieli è vicino." Non un trattato, non un discorso complesso, ma una buona notizia che consola, un annuncio della vicinanza di Dio. È come dire: "Dio che ho incontrato nella mia vita, vuole incontrare anche te, starti vicino!". E come incontrerà altri il Signore? Gesù non chiede ai Dodici di essere parolieri per gli altri, ma chiama operai: scacciare il male, guarire le ferite, fasciare le infermità. La predicazione cristiana non è mai solo voce: è presenza, cura, vicinanza, tenerezza. Annunciare il Regno significa rendere visibile che Dio è vicino, che non abbandona, che non si stanca di cercare chi è perduto. Annunciare il Vangelo non è un compito riservato ai perfetti, ma ai disponibili. Tu oggi sei disponibile a far vivere in te la presenza di Cristo? «La pagina evangelica è rivolta ai Dodici e parla a noi di noi creature incontrate da un Tu che se accolto è in grado di mutare il nostro camminare costituendoci itineranti dotati di un singolare statuto. [...] Lo statuto della buona notizia, leggibile nell'essere il tramite attraverso cui il Tu continua a sanare anime e corpi devastati e a raccontare un Dio che sta preparando cose nuove, mai viste prima. [...] Poveri di sé, di cose, di potere e di organizzazione come condizione per far trasparire immediatamente la bontà del Vangelo. Diversamente imprigionato e con la missione ridotta a propaganda. Con i suoi sponsor ovviamente» (G. Bruno, OSM). |