Omelia (05-07-2026)
don Alberto Brignoli
Un re così? Magari...

Chissà a cosa pensavano, nei tempi passati, coloro a cui veniva annunciato per le strade: "Attenzione, arriva il re"... Avranno pensato a un imponente e solenne corteo pieno di fasto, a una corte di persone che fa da corona a un personaggio importante che monta su un bellissimo cavallo o su una fastosa carrozza. Intorno a lui, tutto ciò che si addice a un re: ricchezze, tesori, armi, e tutto quanto possa servire a dimostrare potenza e forza. A noi viene da pensare a un leader, un trascinatore avvolto da un'aura di mistero, con lo sguardo severo perso nel vuoto a pensare cose grandi; uno che sa come risolvere i problemi che gli si presentino dinnanzi, senza farsi scrupoli nell'uso della violenza, quando la persuasione non è sufficiente.
Immaginiamoci tutto ciò come il contesto nel quale è risuonata la voce del profeta Zaccaria, ascoltata oggi nella prima lettura: "Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re". Un annuncio dell'imminente corteo reale che crea aspettative, tensione, "suspence"... e alla fine chi arriva? Un uomo "giusto, vittorioso e umile che cavalca un asino". Sarebbe questo, il re? L'arrivo di un re a cavallo di un asino, fa quantomeno sorridere: di certo, non crea ammirazione e neppure fiducia nel potere. Coloro che a Gerusalemme ascoltavano allora queste parole del profeta dopo anni di mancanza di un potere politico in Israele, si saranno certamente sentiti frustrati, e a fatica potevano capire certe affermazioni.
Alcuni secoli più tardi, qualcuno addirittura benedirà "il Signore del cielo e della terra" perché coloro che pensano di aver già capito tutto di Lui non riescono a farlo, mentre "le cose del Regno" vengono rivelate ai piccoli. E tra l'altro, chi pronuncia questa benedizione è proprio quel Re annunciato dal profeta a cavallo di un asino: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". E perché mai Dio le avrebbe rivelate ai piccoli? Perché loro possono capirle e gli altri no? Forse perché il Re che viene loro annunciato parla la loro lingua, è come loro: piccolo, "umile", ovvero fatto di "humus", di terra, di cose della terra, non di cose astronomiche campate in aria. Una persona - diremmo noi - "alla mano", "terra-terra".
Ed è proprio perché "umile" e "terreno", che viene a mettere a posto le cose della terra. E lo fa a modo suo: non come i grandi della terra, che mantengono gli altri sottomessi attraverso violenza, guerre e disparità sociali. Lo fa attraverso tre elementi diametralmente opposti a questi: lo fa con la giustizia ("egli è giusto"), con il disarmo ("farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato") e con la pace ("annunzierà la pace alle genti"). Sono questi, e non la violenza e le armi, gli elementi della sua vittoria e del suo dominio.
Sono molti gli elementi che ci permettono, nel Vangelo, di identificare con Gesù il Re che cavalca un asino. Lo cavalca da piccolo, con suo padre e sua madre, per fuggire in Egitto dalle mani insanguinate di Erode; lo cavalca quando, incarnando il Samaritano, l'uomo sollecito verso le nostre infermità, si ferma lungo la strada che va da Gerusalemme a Gerico e carica sulla sua cavalcatura l'umanità tramortita dalle difficoltà della vita sul ciglio della strada; lo cavalca, infine, entrando trionfante in Gerusalemme, realizzando così la profezia di cui Zaccaria ci parla oggi.
È lui, quindi, questo Re annunciato con gioia alle figlie di Gerusalemme. Ed è innegabile che si tratti di un re davvero molto particolare:
un re che benedice Dio, suo Padre, perché il Vangelo è annunciato ai piccoli, e non a coloro che credono di saper già tutto e quindi rifiutano la figura del Messia (i capitoli 11 e 12 di Matteo, nel cui contesto ci troviamo, sono tra l'altro i capitoli in cui Gesù maledice le città che lo rifiutano e si scaglia contro farisei, scribi e dottori della legge per il loro atteggiamento di superiorità nei confronti della profezia e della legge). E ancor meno, il Vangelo può essere rivelato a quei potenti della terra che hanno la pretesa di proclamarsi "eletti e mandati da Dio";
un re che sa bene che dietro a questa rivelazione - salvezza per gli umili, sconfitta per i potenti - non ci sono doti umane, ma solamente il disegno di Dio: "Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te";
un re che non sfianca la sua popolazione con lavori insopportabili, né la opprime con onerose imposizioni fiscali, ma che dà conforto agli "affaticati e oppressi". E questo non perché i poveri, gli affaticati e gli oppressi dalle mille cose brutte della vita siano più buoni degli altri, ma perché "gli altri", coloro che si sentono a posto, forti della loro ricchezza materiale e culturale, non hanno affatto bisogno di qualcuno che li conforti e li ristori, perché hanno già tutto;
un re che non toglie a nessuno il gravoso compito di portare il proprio fardello, il proprio "giogo", (la propria croce, diremmo noi oggi), ma ci offre quantomeno la possibilità di sentire questo peso meno opprimente, perché è lui a darci una mano nel portare la nostra croce quotidiana.
Di un re o di un governante simile, l'umanità ha davvero bisogno: ancor di più oggi, dove l'unica logica sembra essere quella della superbia, del bullismo, della violenza e del denaro. Tutte cose che con il Vangelo hanno ben poco a che fare.