Omelia (05-07-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Chissà perché, ci complichiamo tutti la vita

Durante gli incontri in preparazione alla liturgia del Matrimonio, dopo la spiegazione del rito, sono solito commentare agli sposi: "Come vedete, settimane di preparativi per il vostro corso prematrimoniale si compendiano in alcuni piccoli passaggi. Dio infatti realizza le opere più grandi servendosi di semplici espedienti e procedendo nelle modalità più immediate. Semplicissime formule che realizzano un immenso progetto di vita."
Del resto Dio ha realizzato l'intera storia della salvezza parlando un linguaggio del tutto umano e diretto. Si è manifestato a volte in eventi sconvolgenti come l'apertura del Mar Rosso mentre vi passavano gli Israeliti all'asciutto, ma gli avvenimenti dove maggiormente si è fatto notare sono quelli paragonabili al mormorio di un vento leggero (1Re 19, 12 - 13) o il roveto che bruciando non si consuma (Es 3, 12 - 15), e soprattutto nella nascita di un Bambino a Betlemme. Tutte esperienze aventi come destinatarie persone semplicissime e di modesta cultura ed estrazione sociale. Zaccaria ci descrive, prefigurando il Cristo Messia e Salvatore, un Dio annichilito fino ad entrare a Gerusalemme cavalcando un puledro figlio di asina (Zc 9, 9). Il cavallo era riservato ai generali che entravano reduci da un trionfo, agli imperatori o ad altri uomini facoltosi e altolocati; il Signore invece entra nella città santa cavalcando una bestia da soma fra le più semplici.
Personalmente considero come tante volte l'uomo (anche il cristiano) si complichi tanto la vita e come a tutti i costi si debbano edificare grossi artefatti, strutture imperiose o per forza creare delle situazioni complicate che richiedono ingegno ed elevata preparazione, quando invece Dio ha realizzato ogni cosa con armonia e semplicità e nella stessa semplicità si rivela a tutti. Considero ancora come l'uomo abbia costruito attorno a sé tante complicazioni e con esse intende anche cercare Dio, quando invece Dio si fa trovare nella piccolezza e nella semplicità. Quando il mese scorso, assieme ai Confratelli della mia Provincia Religiosa, mi recai all'accoglienza di papa Leone XIV che nei suoi programmi doveva sostare nella nostra Basilica a Napoli, consideravo come avessimo impiegato un'intera giornata affrontando viaggi sin dalle prime ore, discutendo su permessi, preparativi e attese per poi incontrare ciascuno il pontefice per salutarlo lo spazio di pochissimi minuti. Giusto il tempo ciascuno di presentarsi e di fare la riverenza. Poi i gendarmi ci hanno fatti allontanare. E' stata senz'altro molto più soddisfacente l'esperienza del popolo convenuto a Piazza Plebiscito, che ha potuto omaggiare il papa con più entusiasmo, usufruendo anche di maggiore attenzione da parte del Medesimo. Fortunatamente i nostri ultimi pontefici prendono le distanze dalle grandi occasioni speciali e dai grandi uomini illustri e preferiscono rapportarsi con il popolo e la gente comune, come nel caso di papa Francesco, Giovanni Paolo II, Ratzinger e lo stesso papa Leone. Fortunatamente possiamo confidare in un Figlio di Dio nostro Salvatore che nel bel mezzo della turba, stretto fra tanta gente, ha chiamato egli stesso quello che era considerato il più reprobo e reietto, Zsccheo: "Scendi che devo fermarmi a casa tua"(Lc 19, 1 - 11); oppure l'emorroissa, che merita di essere guarita per la sua stessa fede, o il povero Baritmeo, non vedente, che mai si sarebbe aspettato di essere addirittura chiamato da lui (Mc 10, 46 - 52). Ed è ancora più esaltante che Gesù stesso nel vangelo di oggi renda lode a Dio, che ha rivelato la sua Parola ai semplici e agli umili, nascondendola ai sapienti. Non perché non si volesse a loro rivelare, ma perché parlando e manifestandosi Gesù ai piccoli, dovrebbe avvenire in automatico che anche i raffinati dotti si convertano e credano. E invece i "grandi" si ostinano sul difficile e sul complicato. Come già abbiamo detto, si vogliono costruire castelli senza che poi ci accorgiamo che volano in aria; si mira alle cose più roboanti e altezzose con i risultati del troppo rumore poco eloquente. Tipico dei farisei, amanti della raffinatezza, del perbenismo e delle ampollosità esteriori che sottendono invece la malcelata ipocrisia per cui si vuole elevare il secondario a danno dell'essenziale. Tante volte si vanno a cercare determinate cose girando per negozi e centri commerciali quando basta guardare un po' in soffitta per accorgerci che le possediamo già e che sono quelle le più utili.
Come imparare la semplicità e l'umiltà e fuggire dall'inane pompa magna? Basterebbe imparare dallo stesso Gesù, mite, umile di cuore, vicino ai peccatori e compagno dei più deboli. Certo, questo è paragonabile a un giogo, cioè a un abbassarsi umile e dimesso, ma sarà sempre un giogo possibile se lo si vive nella stessa amicizia del Signore.