Omelia (05-07-2026)
diac. Vito Calella
Il giogo leggero dello Spirito di Dio che dimora in noi

Gesù è il Re dell'universo, venuto a stabilire il regno di Dio in questo mondo
L'obiettivo della missione di Gesù, realizzata in questo mondo attraverso parole e azioni, cioè insegnamenti, miracoli, atteggiamenti ed eventi, è riassunto nell'annuncio: «Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino!» (Mt 4,17). Sono le stesse parole che motivarono la missione di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino!» (Mt 3,2). L'evangelista Marco, autore del primo Vangelo scritto, riporta lo stesso annuncio in questo modo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo!» (Mc 1,15). Il Salmo 144 loda Dio per essere il re dell'universo, re dell'umanità: «Dio e Re mio, io ti esalterò, e benedirò il tuo nome per sempre. Ogni giorno ti benedirò, loderò il tuo nome per sempre» (Sal 144,1-2). Ogni anno liturgico nella Chiesa cattolica si conclude con la solennità di Cristo Re del cielo e della terra.
Gesù è il Re dell'universo, venuto a instaurare il regno di Dio in questo mondo. Ma come avverrà tutto ciò? Assistiamo impotenti alla lotta per il dominio mondiale tra almeno tre superpotenze politiche ed economiche: gli Stati Uniti d'America, la Cina e la Russia. Le multinazionali della finanza, dell'intelligenza artificiale e dei social media dominano ulteriormente la coscienza della maggior parte dell'umanità e condizionano le scelte politiche delle nazioni più ricche e potenti del mondo. In che modo Gesù regna oggi in questo mondo e chi collabora con lui alla realizzazione del regno di Dio Padre, un regno di giustizia, pace, fraternità universale ed ecologia integrale?
Gesù è re in comunione con un piccolo rimanente di "servi sofferenti".
Il Vangelo di questa domenica ci presenta una meravigliosa preghiera di lode di Gesù a Dio Padre: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,25-26). Gesù si rese conto che solo una piccola parte della folla che lo seguiva capiva e sperimentava cosa significasse appartenere al Regno di Dio, che egli predicava e dimostrava con miracoli e gesti di prossimità e misericordia. Era il "piccolo resto" dei «poveri in spirito e dei perseguitati a causa della giustizia» di questo Regno, «poiché il regno dei cieli appartenecva e appartiene tuttora ad essi» (Mt 5,3.10). Purtroppo, Egli assisteva all'indifferenza religiosa che induriva i cuori di quella generazione di persone, di fronte alla sua azione evangelizzatrice: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete danzato; vi abbiamo cantato canti funebri e non avete fatto lutto» (Mt 11,17). Gesù ebbe il coraggio di denunciare i pregiudizi negativi delle autorità religiose, sia nei confronti di Giovanni Battista che nei suoi confronti: «Giovanni è venuto senza mangiare e senza bere, e voi dite: "Ha un demonio!". Il Figlio dell'uomo è venuto mangiando e bevendo, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!"» (Mt 11,18-19a). Gesù fu profondamente rattristato nel vedere i farisei e i maestri della Legge, esperti dei Dieci Comandamenti e degli altri precetti della Legge di Mosè (i saggi e i dotti), imporre, come un «pesante giogo», l'obbligo di una meticolosa osservanza di tutte quelle regole. Coloro che non memorizzavano e non osservavano i precetti venivano giudicati peccatori, rischiavano di essere espulsi dalla sinagoga e dal tempio di Gerusalemme e venivano avvertiti del castigo divino. La maggior parte delle autorità religiose del giudaismo a quel tempo non aveva «un cuore mite ed umile», ma era indurita, incapace di comprendere che Dio Padre, con il quale Gesù era sempre in comunione, era, è e sarà sempre «misericordioso e pietoso, lento all'ira e grande nell'amore, buono verso tutti. La sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 144,8-9).Purtroppo, Gesù contemplò la moltitudine di persone che lo seguivano: erano «stanchi e affaticati dal portare i loro fardelli» (Mt 11,28), senza trovare riposo né soluzione ai loro problemi e alle loro afflizioni. Pur sforzandosi di portare sulle spalle «il pesante giogo» di una religione basata sull'obbedienza obbligatoria a tutti i precetti della Legge di Mosè, questa moltitudine di poveri sperimentava l'insufficienza della propria buona volontà per vigilare e vincere la radice del male dell'egoismo. Il potere della radice dell'egoismo umano era più forte! Gli istinti della gola, i vizi del bere, del fumare e del drogarsi, la lussuria, la brama di possedere denaro e beni materiali; i sentimenti di tristezza, depressione, rabbia e pigrizia; i pensieri di invidia, gelosia, orgoglio, vanagloria e competizione rendevano schiavi molti, nonostante la chiara luce dei comandamenti della Legge contenuti nelle Sacre Scritture. Nonostante la grande folla, schiava del proprio egoismo e che lo seguiva per interesse personale, Gesù gioiva e si commuoveva perché veniva evangelizzato da un piccolo gruppo di quella stessa moltitudine. Si trattava di un piccolo gruppo di servi sofferenti che, a causa della loro povertà materiale e spirituale, erano «vacillanti e caduti» (Sal 144,14); tuttavia, erano stati benedetti «dalle opere del Signore» (Sal 144,10), ovvero dagli atti concreti di misericordia e compassione compiuti da Gesù stesso. Qual era la differenza tra quella moltitudine di poveri ancora schiavi dei propri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, e quel piccolo gruppo di poveri e sofferenti che aveva suscitato la bellissima preghiera di lode di Gesù al Padre? Era il giogo leggero offerto da Gesù e la gioia di sentirlo camminare al loro fianco, passo dopo passo.
Il giogo leggero dell'amore gratuito dello Spirito Santo già effuso su di noi
Dopo la bellissima preghiera di lode per la rivelazione delle «cose del Padre» ai «piccoli», Gesù continuò a contemplare la profonda relazione di comunione che esisteva tra Lui e il Padre: ciò che appartieva al Padre veniva trasmesso al Figlio; ciò che il Figlio riceveva dal Padre veniva rivelato, per mezzo di Lui, a quel "piccolo resto" di servi sofferenti che riuscirono ad imparare e assimilare la sua «umiltà e mansuetudine di cuore» (Mt 11,29b). Il tesoro più prezioso che unisce il Padre al Figlio è l'amore gratuito, è la potenza divina dello Spirito Santo. Questo è il «giogo leggero» che Gesù offre a coloro che entrano a far parte del "piccolo resto di servi sofferenti".
Come si entra a far parte del "piccolo rimanente di servi sofferenti"?
Dando priorità all'incontro orante con la Parola di Dio, impariamo a conoscere la «mansuetudine e l'umiltà di Gesù» contemplando la sua passione, morte e risurrezione, e siamo grati per il dono dello Spirito Santo già effuso su di noi da Cristo risuscitato. Scopriamo che questo «giogo leggero» della nuova ed eterna alleanza di Dio Padre con tutta l'umanità ci fa sentire Gesù come nostro amico, fratello e compagno di viaggio. «Apparteniamo a Cristo perché scopriamo di avere lo Spirito di Cristo in noi» (cfr. Rom 8,9b). Invocando lo Spirito Santo nella nostra preghiera quotidiana, siamo finalmente in grado di vegliare e dominare i nostri istinti, sentimenti e pensieri egoistici, abbandonando quello stile di vita che l'apostolo Paolo chiamava «vita secondo la carne», per abbracciare lo stile di vita «secondo lo Spirito» (Rm 8,9a). Con l'aiuto essenziale dello Spirito Santo, che ressuscitò Gesù dai morti e che abita in noi (Rm 8,11a), desideriamo imparare l'umiltà di Gesù assumendo e accettando la radicale povertà e vulnerabilità della nostra condizione umana. Ricevendo il corpo e il sangue di Cristo nella comunione, desideriamo contemplare che, per Cristo, con Cristo e in Cristo, «non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (Eb 4,15).
Vogliamo imparare la mitezza di Gesù, che consiste nel suo atteggiamento di accoglienza verso tutti, senza escludere nessuno, a cominciare dai più poveri e sofferenti, perché il suo cuore umile era completamente libero e distaccato da ogni tentazione e idolatria, ma permeato di gratuità, affinché diventasse, con il suo corpo, segno della misericordia e della fedeltà di Dio Padre, portando rispetto, pace e giustizia in tutte le sue relazioni. Possiamo anche noi essere quel segno dell'«amore fedele del Signore in turre le sue parole» (Sal 144,13), accogliendo e promuovendo la pace, la giustizia e il rispetto in tutte le nostre relazioni umane, con l'aiuto essenziale del «giogo leggero» dello Spirito Santo.