Omelia (01-07-2026)
Missionari della Via


Il territorio in cui giunse Gesù era pagano: lì non si conosceva Dio e sembrava descritto come un luogo dove tutto ciò che non appartiene a Dio sembrava trovare spazio. Anche oggi ci sono luoghi così, dove niente parla di Dio. Passando di lì due indemoniati andarono incontro a Gesù: erano uomini separati dagli altri e, in fondo, anche da sé stessi. Vivevano nei sepolcri, in un luogo di morte. È questo che il male tenta di fare nella nostra vita: trasformare il sepolcro in casa, spegnere ciò che è vivo, toglierci la libertà interiore, creare dei luoghi in cui il male fa da padrone e detta le regole sociali. L'esorcismo che Gesù compie è un gesto di restituzione: ridona queste persone a sé stesse, ricrea le relazioni spezzate. Di fatto il peccato ci ruba il volto, ci allontana dalla bellezza possibile, ci fa diventare altro da noi. Per questo, nella nostra vita, abbiamo bisogno di esorcismi: di essere riportati nel luogo interiore dove Dio parla e l'amore abita le relazioni e noi torniamo vivi.

Quando gli indemoniati incontrano Gesù, non possono che sentirsi scoperti e gridano. E soprattutto sanno benissimo che fra loro e Gesù non c'è nulla in comune; perciò, la sola presenza del bene li tormenta e li scomoda. Così nella nostra vita se compiamo il bene possiamo diventare tormento dei malvagi, anche con le nostre piccole oneste vite. Simon Wail diceva che: "Solo se si conosce l'imperio della forza e se si è capaci di non rispettarlo è possibile amare", cioè solo se sappiamo riconoscere la forza violenta del male e sappiamo disobbedirle possiamo veramente amare. Siamo chiamati a sopportare il peso di essere scomodi per amare veramente, perché quando si ama si disobbedisce al male. In questo brano evangelico leggiamo addirittura che il male che si sente tormentato da Gesù, lo supplica, perché il demonio e chiunque si lascia usare come suo strumento di male è già un vinto in partenza. Anche quando tenta di imporsi con arroganza o di sopravvivere facendo leva sul vittimismo. Colpisce infine che, nonostante Gesù spezzi le catene del male, coloro che sono stati liberati da Gesù, fuggono da Lui: i demoni pregano Gesù di andarsene, i mandriani liberati dal demonio fuggono, i Gadareni chiedono a Gesù di andarsene. Alcune volte il male diventa un sistema condiviso, qualcosa di normalizzato, per cui si rifiuta anche la liberazione, si rifiuta il bene. Gesù davanti a questi sistemi cosa fa: avvia processi di liberazione. Anche se non cambia tutto è subito, apre una strada! Quanti luoghi ci sono in cui si rifiuta il bene, non si vuole essere liberati, si sta comodi in alcuni meccanismi corrotti. Preghiamo perché il nostro cuore, sostenuto dalla grazia di Dio, possa essere capace di lasciarsi scomodare da Gesù, per diventare a nostra volta liberatori scomodi, uomini e donne che spezzano catene e aprono vie di liberazione, senza la pretesa di cambiare tutto e subito.

«Lavorare a lunga scadenza, senza l'ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse [...] si tratta di occuparsi di iniziare processi [...] Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino [...] Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci. [...] A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi [...] più che ottenere risultati immediati» (Evangelii Gaudium, 223.224).