| Omelia (28-06-2026) |
| don Michele Cerutti |
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La libertà del discepolato Apro la mia predica partendo da una notizia di cronaca la frase che prendo in prestito dal Vangelo mi aiuta a comprendere quello che Dio vuole dire attraverso questo evento. Chi non prende la propria croce non mi segue non è degno di me In Sudan un prete è stato ucciso 19 giugno dopo che aveva denunciato il furto di medicine per i poveri. Attraverso questo episodio comprendiamo che le frasi del Vangelo di questa domenica sono veramente impegnative. Gesù utilizza espressioni forti. Non solo chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me, ma anche chi ama suo Padre o Madre più di me, non è degno di me, chi ama suo figlio o sua figlia più di me non è degno di me. Stando a questo discorso la salvezza è difficile da raggiungere, ma poi Gesù sorprende e lancia un invito che è per tutti. Può sembrare semplice, ma è nello stesso tempo difficile. Non c'è chiesto di fare chi sa quali grandi atti per raggiungere il paradiso. C'è chiesta l'attenzione e questa prima di tutto tra noi discepoli, fratelli nella fede. Semplice questo gesto di cui ci parla il Vangelo perché è abituale, difficile quando bisogna farlo a chi ci sta antipatico. L'invito Gesù lo fa attraverso Matteo che si rivolge a comunità che sono convertite dal giudaismo. Il cristiano è chiamato a essere segno visibile all'interno della comunità. Questi si riconoscevano nelle prime comunità per l'amore che si aveva l'uno per l'altro. Le conversioni non avvengono per omelie, grandi progetti pastorali, ma avvengono per l'amore che i fratelli si riversano. Allora guardandoci coloro che sono lontani dalla fede dicono: Guarda come si vogliono bene e si diventa calamite, si diventa uomini e donne che attraggono a Gesù. |