Omelia (28-06-2026)
don Alberto Brignoli
Dal Vangelo secondo Rosa...

Pensate che sia giusto fare l'elemosina o dare un aiuto a chiunque te lo chieda, oppure bisogna essere capaci di fare dei "distinguo"? Oggi, in particolare, con tanta gente che chiede soldi in mille forme, da ogni parte, in ogni angolo della strada, fuori da negozi, chiese e centri commerciali... Per non parlare delle tante associazioni di volontariato, che spuntano come funghi, soprattutto in occasioni di eventi straordinari, di feste particolari o di grandi calamità in ogni parte del mondo: ti chiedono un'offerta, ti rilasciano anche una regolare ricevuta... ma poi, quei soldi? Andranno veramente a buon fine? Sono domande che ovviamente ci facciamo, insieme a quelle che ci sovvengono ogni volta che mettiamo mano al portafoglio per fare l'elemosina: "Perché devo dargli dei soldi? Che se li vada a guadagnare come faccio io!"; "Se dovessi dare qualcosa a tutti quelli che me li cercano, cosa mi resterebbe in mano?"; "Siamo sicuri, facendo l'elemosina, di risolvere i problemi di quelli che ce li cercano? Non è che magari, invece, creiamo ancor più dipendenza?"; "Io do un aiuto a chi me lo cerca perché non riesce a mangiare: poi vedo quella stessa persona con la sigaretta in bocca, oppure seduta al bar, oppure con l'ultimo modello di cellulare in mano... e allora? Ho buttato via i miei soldi?".
Certamente, sono tutte domande inevitabili e per certi aspetti anche legittime: ma una volta che ce le siamo fatte? Quella, o quelle persone che oggi ci hanno chiesto un aiuto mentre eravamo fermi al semaforo, domani saranno ancora lì, e dopodomani ancora, e poi ancora... Non avremo risolto nulla, né facendo l'elemosina né tantomeno tralasciando di farla. E poi, c'è un'altra domanda, che ci facciamo come credenti, di fronte a queste situazioni: come cristiani, come Chiesa, è giusto che aiutiamo in maniera indiscriminata chiunque ci chieda aiuto? Oppure non è meglio organizzarci in modo che la carità venga fatta nel miglior modo possibile?
Un giorno, facendomi queste domande come credo se le faccia ogni sacerdote, mi sono imbattuto in un'intervista televisiva (ritrovata poi sul web, e quindi posso riportarla) nella quale un sacerdote preparato e molto competente in materia, esprimeva questa teoria:
"Chi sono i poveri che oggi ci chiedono l'elemosina? Oggi non ha alcun senso fare un'offerta anonima a persone sconosciute. Per gli aiuti e le offerte, ci sono le parrocchie, che conoscono i veri bisognosi del paese o del quartiere: per cui, se volete fare gesti di aiuto concreti, passate attraverso preti e associazioni, come la Caritas Parrocchiale o la San Vincenzo. Oggi la gente dà soldi a questi "falsi poveri" per pura compassione. Ma l' "Oh, poveretto..." non funziona più. Chi non ci dice che dietro quella persona che ti chiede soldi non ci sia un racket o un'organizzazione? O che sia costretto a elemosinare da altri, che poi gli requisiscono i guadagni, lasciandolo nella più totale miseria e nello sfruttamento?".
In una delle parrocchie in cui ho svolto il mio ministero, ho conosciuto una nonnina a cui portavo la Comunione. La chiamerò Rosa per evitare che possa essere riconosciuta (anche se ormai non c'è più): tra l'altro, il suo vero nome era talmente strano che sarebbe stato inevitabile capire che fosse...
Rosa non aveva, a differenza mia e del confratello che ho citato, studiato teologia, e ai suoi tempi forse nemmeno esisteva la Caritas parrocchiale. Non era capace, per il suo umile grado d'istruzione, di elaborare grandi teorie. Ma era solita ripetere questo concetto: "Non rifiutare mai un aiuto a chi ti chiede qualcosa, e dai sempre l'elemosina a chi te la chiede, senza pensarci e senza guardare in faccia a chi hai di fronte: perché ricordati che il bene che fai, un giorno o l'altro, presto o tardi, ti torna indietro tutto. Esattamente come il male".
E neppure credo che Rosa avesse mai letto o sentito parlare dell'illustre donna di Sunem che ospitò il profeta Eliseo, il quale, per tutta ricompensa, pregò Dio che rendesse fecondo il suo sterile grembo, e dopo un anno, lei ebbe la grazia di stringere un figlio tra le sue braccia.
Sono però sicuro, e senza alcuna ombra di dubbio, che Rosa, così come le nonne, i nonni, i papà e le mamme di molti di noi, gente di altre generazioni, abituate a soffrire, a essere nella necessità, e quindi a comprendere chi si trovava nel bisogno, avessero vissuto nella prassi, magari spesso senza nemmeno saperlo, quella parola del Vangelo che ha chiuso la Liturgia della Parola di questa prima, torrida domenica d'estate; una domenica dove giustamente molti di noi iniziano a cercare, in qualche località di vacanza, riposo e ristoro dalle fatiche quotidiane, sfruttando bene quello che hanno guadagnato lavorando onestamente, mentre molte altre persone, in ogni parte del mondo, vivranno questa domenica come un giorno qualsiasi, come ogni altra domenica, cercando e chiedendo a qualcuno di poter avere qualcosa da mettere sotto i denti, o molto più semplicemente un bicchiere di acqua fresca.
"Chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa".
E allora, se oggi qualcuno rivolgesse a me la domanda che vi ho rivolto all'inizio: "È giusto fare l'elemosina o dare un aiuto a chiunque te lo chiede?", risponderei: "Rosa lo sapeva bene".
E questo è Vangelo.