| Omelia (28-06-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Una vita a perdere Ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui ho dovuto scegliere, scegliere tra due amori forti. E la scelta non è mai semplice: ci sono sempre delle motivazioni a favore di una strada e altre in favore dell'altra strada. La scelta porta con sé la paura: il timore di sbagliare, di non farcela, di tradire le attese. Ci sono delle scelte forti che non sempre sono condivise; scelte di vita che negano tante aspettative, investimenti umani più o meno attesi. Scelte che dicono che la vita non sempre va dove si è progettato dovesse approdare. Ci sono state delle lacerazioni e delle sofferenze anche nei rapporti più intimi, nella famiglia, come ogni scelta comporta, come in qualsiasi scelta di vita. Scegliere è la grande sfida a questi nostri anni, la paura di scegliere è un blocco emotivo e sociale che ci impantana la vita. Quando non si sceglie si rimane fermi, la vita si arresta. Sento che quando ho scelto qualcosa in me è morto, qualcosa non sarebbe più ritornato. Eppure, grazie a quella scelta, a quel passaggio, qualcosa di nuovo è nato. È per quello che ho scelto che mi sono percepito più adulto, più uomo, più vivo. Se non avessi scelto, sarei rimasto un bambino dentro un corpo invecchiato. Quando ho scelto ho potuto conoscere me stesso: i limiti e i talenti li ho toccati con mano, la resistenza e la fragilità sono state messe alla prova. Quando ho scelto ho superato la paura del giudizio, degli occhi puntati, l'angoscia del fallimento. Quando ho scelto ho conosciuto la felicità: un senso di pienezza, vita piena. Quando ho scelto si è messa in moto una passione, una gioia e una fatica creativa da non relegare nel tempo libero, da non riporre nel cassetto. Quando ho scelto Dio, qualcosa di nuovo è stato di primavera in me. Ai discepoli, nel Vangelo di oggi, è chiesto di scegliere, una scelta tra due amori immensi, tra madre e padre, figlio e figlia, vita stessa, e Lui. Quando incontro l'Amore, ma non faccio nessuna scelta per custodirlo e per coltivarlo, allora ho sprecato l'Amore stesso. Quando incontro la fede, ma non faccio nessuna scelta per renderla viva e generosa, allora ho sprecato la fede. Ci chiede di scegliere quando la porta diventa stretta, quando il nostro piccolo mondo ci sembra tutto. Non ci chiede di odiare il padre o la madre, il figlio o la figlia, la nostra vita, per indossare la maglia della tifoseria e irrigidirci in un estremismo, fosse anche per la causa di Cristo. Tutt'altro: ne ho fatto davvero esperienza. Quando ho amato Lui, quando ho scelto Lui: madre e padre, figlio e figlia, fratello e sorella, la vita stessa mi sono stati restituiti in modo nuovo, nell'autenticità. Quando ho scelto il dono, quel dono mi è stato restituito moltiplicato, infinito. Mi vengono in mente le parole scritte da Karen Bixen nel Pranzo di Babette, al termine di quel pranzo che ha riacceso la vita: «Misericordia e verità si sono incontrate, amici miei, rettitudine e felicità debbono baciarsi. Nella nostra umana debolezza e miopia crediamo di dover scegliere la nostra strada in vita e tremiamo per il rischio che quindi corriamo. Abbiamo paura. Ma no. La nostra scelta non è importante, viene il giorno in cui apriamo i nostri occhi e vediamo e capiamo che la grazia di Dio è infinita. Dobbiamo solo attenderla con fiducia e accoglierla con riconoscenza, Dio non pone condizioni, non preferisce uno di noi, piuttosto di un altro. Ciò che abbiamo scelto ci viene dato e allo stesso tempo ciò che abbiamo rifiutato ci viene accordato, perché misericordia e verità si sono incontrate, rettitudine e felicità si sono baciate». Ci restituisce il Signore tutti gli affetti, tutti gli amici, tutti i genitori, tutti i figli: a condizione di entrare in quella logica che figli, genitori, vita stessa non mi appartengono, che non sono mia proprietà, ma dono, dono da perdere. Mi insegna a non chiudere la mano per soffocare, ma ad aprirla per donare libertà e vita. Se il melo produce le mele, l'uomo che cosa produce: soldi? Ma no, è chiamato a portare frutti di umanità. Tutta questa vertigine diventa un bicchiere d'acqua, un semplice bicchiere d'acqua fresca, donato nella gratuità. Donare qualcosa di fresco, la nostra acqua migliore! Una telefonata inattesa, un caffè sospeso, una torta senza clamore, un sorriso e un saluto quando sono per strada, una parola di stima e di affetto, una preghiera nel silenzio della notte, ogni minimo gesto che nasconde l'infinito. C'è una vita da perdere, da donare. Non sempre è la grande vita, il grande slancio: molto più spesso è la piccola vita di ogni giorno, le minime attenzioni che fanno perdere pazienza, tempo, concentrazione in sé stessi, progetti costruiti durante la giornata. Una vita a perdere, perché tutto sia salvato, sia conservato in Lui. |