Omelia (28-06-2026)
diac. Vito Calella
Pietro e il ministero della Comunione, Paolo e il ministero dell'evangelizzazione

Oggi vogliamo ringraziare il Padre, unito al Figlio nello Spirito Santo, per la testimonianza di santità di due grandi pilastri della Chiesa: gli apostoli Pietro e Paolo. La nostra Chiesa Cattolica li venera insieme perché entrambi furono martirizzati nella città di Roma durante la persecuzione dell'imperatore Nerone, intorno agli anni 67-68 d.C., Pietro fu crocifisso, Paolo decapitato. La parola di Dio di questa solennità ci invita a contribuire affinché la nostra Chiesa sia in ogni tempo e luogo promotrice di comunione ed evangelizzazione. Pietro ricevette da Gesù stesso, per volontà di Dio Padre, la missione di promuovere la comunione; Paolo fu scelto da Cristo risuscitato, per volontà di Dio Padre, per promuovere l'evangelizzazione. Comunione ed evangelizzazione sono due caratteristiche fondamentali del nostro essere membri vivi del corpo ecclesiale di Cristo, grazie alla vocazione e alla missione di san Pietro e san Paolo.
Pietro e il ministero della Comunione
Il Vangelo di questa domenica conferma il primato di Pietro nel gruppo dei dodici apostoli. Nel racconto della loro chiamata, in tutti e tre i Vangeli sinottici di Marco, Matteo e Luca, egli appare sempre come il primo della lista. Matteo attesta letteralmente che egli è il «primo» (cfr. Mc 3,16b; Mt 10,2b; Lc 6,14a). La confessione di Pietro, riportata da tutti e quattro gli evangelisti, non fu una risposta individuale; fu pronunciata a nome dell'intero gruppo dei dodici apostoli e degli altri discepoli che seguivano Gesù. Nella versione dei Vangeli sinottici, fu la risposta alla domanda impegnativa di Gesù: «"Ma voi, chi dite che io sia?". Simon Pietro rispose: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"» (Mt 16,15-16 // Mc 8,29 // Lc 9,20). Nel Vangelo di Giovanni, il contesto è il grande miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e il discorso in cui Gesù si rivelò come il «Pane vivo disceso dal cielo», cioè, come Parola definitiva di Dio e come suo corpo e sangue offerti come cibo, anticipando ciò che avrebbe fatto durante l'Ultima Cena prima della sua passione, morte e risurrezione. In quell'occasione, la maggior parte degli ascoltatori decise di smettere di seguire Gesù perché quel discorso era stato difficile e troppo strano. Pietro parlò a nome dei dodici apostoli, usando il "noi" e non l'"io". «"Gesù disse ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?". Pietro gli rispose: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e sappiamo che tu sei il Santo di Dio"» (Gv 6,67-69).
Pietro visse costantemente in comunione con i Dodici e con gli altri discepoli che seguivano Gesù, comprese alcune donne (cfr. Lc 8,1-3). Questa comunione si conferma nel giorno di Pentecoste, quando predicò parlando a nome di tutto il gruppo, poiché tutti erano ricolmi del dono dello Spirito Santo, compresa Maria, madre di Gesù e nostra madre (cfr. At 2).
Quella comunione era alimentata dalla preghiera di intercessione, come ci racconta il fatto narrato in "Atti degli Apostoli'. Durante la persecuzione di Erode Agrippa I, nipote dell'Erode vissuto ai tempi di Gesù, quando l'apostolo Giacomo, figlio di Zebedeo, fratello di Giovanni, subì il martirio (anno 42), Pietro fu imprigionato, anch'egli in grave pericolo di morte. «Mentre Pietro era in prigione, la Chiesa pregava incessantemente Dio per lui» (At 12,5). Ecco la profonda comunione tra Pietro e tutta la comunità: una comunione mantenuta viva da una preghiera incessante e fervorosa. La potente forza della comunione di Pietro con la comunità, e della comunione della comunità con Pietro, spinse lo Spirito Santo ad agire, operando di fatto la miracolosa liberazione dell'apostolo. La comunione di Pietro con la comunità fu sostenuta dalla sua intima relazione con Gesù. Ciò è evidente alla fine del Vangelo di Giovanni. Per tre volte Cristo risuscitato chiese a Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Per tre volte Pietro rispose: «Signore, tu sai che ti amo». Per tre volte Gesù confermò il suo ministero di essere anello di comunione tra tutti, come il Buon Pastore: «Pasci i miei agnelli, le mie pecore» (cfr. Gv 21,15-17).
Gesù era sempre unito al Padre. Pietro desiderava sempre rimanere unito a Gesù Cristo.
Il ministero di comunione di Pietro si riassume nella missione di legare e sciogliere: «Ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19). È un ministero condiviso con l'intero gruppo dei Dodici, perché nell'insegnamento sulla correzione fraterna Gesù disse a tutta la comunità dei suoi apostoli: «In verità vi dico: tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 18,18). «Legare» significa «mantenere uniti», prendersi cura dell'unità di tutti, riconciliare, riunire dopo una rottura e un conflitto. Nella storia delle prime comunità cristiane, Pietro si scontrò con Paolo ad Antiochia a causa dei convertiti ebrei al cristianesimo che volevano imporre ai convertiti pagani usanze e riti ebraici della Legge di Mosè, come la circoncisione. Paolo non era d'accordo; Pietro era più favorevole (cfr. Gal 2,1-14). Il conflitto fu risolto nell'assemblea di Gerusalemme, dove Pietro svolse un ruolo importante nel trovare una soluzione per la comunione (cfr. At 15).
«Sciogliere» significa recidere. Fa parte del ministero della comunione anche l'aiutare le persone a recidere ogni rapporto di fiducia con ogni forma di idolatria e con lo stile di vita incoraggiato dall'egoismo umano, che esalta l'individualismo e l'iniziativa umana, causando situazioni di ingiustizia, mancanza di rispetto per gli altri e competizione. Quando si sviluppò la pratica del sacramento del perdono, questo rito di riconciliazione, attraverso la potenza e l'azione dello Spirito Santo, fu affidato ai successori degli apostoli (i vescovi) e ai loro collaboratori (i sacerdoti).
Paolo e il ministero di evangelizzazione
L'apostolo Paolo fu un missionario instancabile, come testimoniano chiaramente i suoi tre viaggi apostilici e l'obiettivo, che raggiunse, di annunciare il Vangelo nella città di Roma attraverso la sua predicazione. Tutto ciò è narrato nel libro di "Atti degli Apostoli". La Parola di Dio ci offre la testimonianza dell'apostolo Paolo prima del suo martirio.
In 2 Tm 4,6-7 leggiamo: «Carissimo, quanto a me, sto per essere offerto in sacrificio, e il tempo della mia partenza è vicino. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». Tutto ciò che l'apostolo Paolo affrontò nella sua instancabile opera di evangelizzazione è riassunto nelle seguenti parole di 2 Tm 4,17: «Ma il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mezzo mio il messaggio fosse pienamente proclamato e tutti i Gentili lo udissero. E sono stato liberato dalla bocca del leone». Come Daniele, gettato nella fossa dei leoni (cfr. Dan 6), Paolo affrontò prove, prigionia, percosse, naufragi, viaggi estenuanti e l'inimicizia degli ebrei che non avevano mai creduto in Gesù. Tutto ciò lo visse per la causa dell'evangelizzazione, perché anche lui imparò a vivere in comunione con Cristo, come Pietro: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire è guadagno. Ma se devo vivere nel corpo, questo sarà per me un lavoro fruttuoso; tuttavia non so che cosa scegliere. Sono combattuto tra le due cose: il mio desiderio è di partire e di essere con Cristo, il che è di gran lunga migliore; ma è più necessario per voi che io rimanga nel corpo. So però che rimarrò con voi per il vostro progresso e la vostra gioia nella fede» (Fil 1,21-25).
Chiediamo al Padre, per mezzo di Cristo nostro Signore, la forza dello Spirito Santo essere membri vivi del corpo ecclesiale di Cristo, sperimentando una sincera comunione tra di noi e dedicandoci all'evangelizzazione, affinché il regno di Dio si realizzi in mezzo a noi.